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NBA Playoffs: LeBron con l’ennesimo capolavoro, “Playoff Rondo” trascina i Pelicans

by • 5 Maggio 2018 • TimeOut NbaComments (0)419

Eastern Conference

Boston Celtics – Philadelphia 76ers 108-103 (2-0)

Belinelli aveva chiesto pubblicamente una reazione ai suoi Sixers, ma anche in gara-2 la vittoria è andata a Boston. I Celtics si sbarazzano per la seconda volta consecutiva di Philadelphia, grazie al finale di 108-103. A differenza di gara-1, gli ospiti riescono a rimanere aggrappati alla partita più a lungo e il risultato è in bilico fino alla fine. Ma il terzo quarto dei biancoverdi è mortifero, con il parziale di 28-19 che risulterà decisivo a conti fatti per l’esito del match. Nell’ultima frazione poi Horford e compagni sono abili a controllare il rientro dei 76ers. Ancora una volta Boston si dimostra più forte delle assenze e coach Brad Stevens può godersi il suo sistema girare alla perfezione. Brown rientra dallo stiramento, ma è ancora a mezzo servizio e mette a segno 13 punti: sono quindi Rozier (20) e Tatum (21) a prendersi il palcoscenico, coadiuvati dai soliti Smart (19), Horford (13) e Morris (11). Dall’altra parte della barricata Philly ritrova maggiore precisione dall’arco (39,3%), ma non basta per portare a casa il punto del pareggio. Sugli scudi ancora una volta Redick (23 punti) ed Embiid (20p + 14r), che hanno potuto contare sull’apporto di Covington (22), Saric (14) e Belinelli (11). In ombra invece Simmons, che ha marcato visita nella serata più importante: appena 1 punto con zero tentativi da 3 punti, vero tallone d’Achille e sfruttato dalla difesa di Stevens. Il play candidato al rookie of the year ha portato a casa almeno 7 assist, non sufficienti per redimere la prestazione. Adesso la serie di sposta nella città dell’amore fraterno per il terzo atto della serie e se i Sixers vogliono rimanere in corsa devono trovare subito una risposta convincente.

Toronto – Raptors – Cleveland Cavaliers  110-128 (0-2)

Doveva essere l’anno dei Raptors, questo, dopo le belle cose fatte vedere in regular season, e invece pare che, ancora una volta, sarà l’anno di LeBron James. Il Re confeziona una delle prestazioni migliori della sua carriera (43 punti, 8 rimbalzi e 14 assist, rendendosi direttamente responsabile di ben 77 dei 128 punti segnati dalla sua squadra), e ritrova per una volta il vero Kevin Love (31 punti e 11 rimbalzi), e Cleveland mette insieme un secondo tempo da 67-47 che chiude la partita e, forse, la serie.
L’inizio di James è dei più sornioni: nel primo quarto segna soli due punti con altrettanti tiri, mentre tutta Cleveland gioca per mettere in partita Kevin Love, e finalmente ci riesce. L’ex Minnesota continua ad essere molto impreciso dalla lunga distanza (2 su 6 dall’arco a fine partita) ma in post basso è un mismatch per chiunque si trovi davanti, e porta a casa punti (10 nella prima frazione) e falli (9 subiti alla fine). I problemi difensivi di Cavs, comunque, non possono risolversi dal giorno alla notte, e i soliti DeRozan e Lowry segnano con facilità tenendo i loro compagni davanti. Sul finire del secondo tempo, con Toronto in vantaggio oltre la doppia cifra, James paga la cauzione per tutti: segna 8 punti negli ultimi 5 minuti e permette ai suoi di andare all’intervallo sostanzialmente in parità, pur avendo giocato peggio.
Sull’onda di questa mini-rimonta, i Cavs nel terzo quarto cambiano faccia: LeBron smazza qualche splendido assist per i canestri di Korver, Smith (15 punti) e Green (14 punti in uscita dalla panchina), e poi decide di zittire l’Air Canada Centre con un quarto da 15 punti con 7/10 al tiro. Non importa chi lo marchi, in certe serate il 23 è davvero onnipotente, e segna canestri immarcabili uno dopo l’altro. Lo spirito dei Raptors è a pezzi: DeRozan e Lowry commettono un paio di falli in attacco di scarsa ludicità, il supporting cast svanisce. Coach Casey e i suoi uomini assistono inermi ad una carneficina, con LeBron che ancora, nel quarto quarto, continua a segnare e dispensare assist (altri 12 punti in 8 minuti scarsi), e le telecamere che nel finale si soffermano più volte sulle facce desolate dei presenti. Il boxscore del secondo tempo dice tutto sul crollo dei Raptors: DeRozan segna 12 punti con 14 tiri ed è il migliore dei suoi, Lowry solo 3 quando nei primi due quarti era stato nettamente il migliore in campo. Ancora una volta, forse, le speranze di Toronto si stanno infrangendo contro lo strapotere di LeBron James e dei suoi Cleveland Cavaliers. Sebbene i favori del pronostico fossero tutti dalla parte dei canadesi, che in regular season avevano dominato la Eastern Conference mostrando anche un gioco rinnovato e più adatto alla NBA moderna, questi Cavs (apparsi al contrario sfiduciati e senza identità durante questa stagione) stanno forse invece ritrovando la quadratura del cerchio proprio nel momento che conta di più. Adesso la serie torna a Cleveland dove i Cavs potranno sfruttare due partite casalinghe per allungare e forse già chiudere questa semifinale di Conference.

Western Conference

Houston Rockets – Utah Jazz  113-92 (2-1)

Tutti si aspettavano una rabbiosa reazione da parte degli Houston Rockets in questa gara 3 di semifinali di conference e così è stato. Finalmente abbiamo visto una Houston solida e unita che, con una prestazione corale ha dominato la partita per gran parte dei quattro quarti di gioco.
Ulteriore prova della buona prestazione di squadra sono i ” soli ” 25 punti a cui si è tenuto James Harden conditi da 12 assist. Da segnalare infatti non sono le prove dei soliti noti Harden, Paul (15 punti) o Capela (11 punti) bensì quella di un giocatore in uscita dalla panchina: Eric Gordon, infatti, ha chiuso con 25 punti con il 50% da 3 punti e il 65% dal campo. Nonostante la buona partita di Houston sono ovvie le responsabilità di Utah, tenuta a quota 92: pessime prestazioni per i mattatori di gara 2 Donovan Mitchell (10 punti e pessime percentuali dal campo per il rookie) e Joe Ingles (6 punti per l’australiano). A nulla sono serviti i 17 punti di Royce O’ Neale, l’unico a salvarsi in casa Utah questa sera. La serie, ora comandata da Houston, entra nel vivo. Con gara 3 si materializzerà o la supremazia effettiva dei Rockets o vedremo l’ennesima prova di forza di Utah che ci ha abituati a non essere mai realmente sconfitta sino all’ultimo.

 

Golden State Warriors – New Orleans Pelicans 100 -119 (2-1)

Dopo le due gare a San Francisco ci si sposta in Louisiana per le due partite casalinghe di New Orleans. I Pelicans dominano il match e mostrano che i campioni in carica possono avere momenti di distrazioni. Steph Curry parte in quintetto e inizia il match con una grande giocata quando mette a segno un And-One nonostante un bloccaggio di Holiday. Ma l’inerzia del match si sposta subito verso la squadra di casa. Lo stesso Holiday inizia il primo quarto con 11 punti a referto (21 a fine match) e guida la prima fuga di New Orleans. Sotto di 9 punti Golden State reagisce con Klay Thompson che tiene in partita la sua squadra grazie ad una prestazione da 20 punti nel solo secondo quarto (concluderà con 26). Ma i Pelicans sono in totale controllo e a fine primo tempo sono ancora in vantaggio di 6 punti. New Orleans torna in campo e torna a dominare. Rajon Rondo distribuisce palloni a tutti i compagni e in particolare ad Anthony Davis che domina sotto canestro. Nell’ultimo quarto è un ex-Warriors a prendere la scena. Ian Clark con una prestazione da 18 punti chiude definitivamente i conti di una partita sempre sotto controllo.

Per la prima volta Golden State gioca un match troppo molle con un atteggiamento molto permissivo nei confronti degli avversari. Dall’altra parte Anthony Davis mette a referto 33 punti e 18 rimbalzi facendo la voce grossa sia in attacco che in difesa. Ma New Orleans gioca di squadra e manda in doppia cifra altri 4 giocatori. Rajon Rondo segna solo 4 punti ma consegna ben 21 assist ai compagni (record playoff e supera se stesso dopo che ne aveva messi a referto 20 nel 2011). Grande dominio nel pitturato ma anche buone percentuali dall’arco per New Orleans con 14 triple a segno su 31 tentate.

Ora si rimane in Louisiana con i Pelicans hanno la possibilità di pareggiare i conti e Warriors che devono dimenticare questo passaggio a vuoto se non vogliono avere brutte sorprese.  

 

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