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NBA Playoffs: Avanzano Warriors, Rockets e Cavs. Philadelphia allunga la serie

by • 9 maggio 2018 • TimeOut NbaComments (0)670

Eastern Conference

 

Toronto – Raptors – Cleveland Cavaliers  93 – 128 (0-4)

Nulla da fare per i Toronto Raptors, che non riescono a vincere nemmeno la partita della staffa e subiscono un cappotto inaspettato dai Cleveland Cavaliers. La vittoria dei Cavs in Gara 4 è corale: al di là di James, infatti (che chiude comunque con 29 punti 8 rimbalzi e 11 assist), è il supporting cast del Re a farla da protagonista giocando la migliore partita della postseason. La partita inizia con un buon ritmo e sembra equilibrata, ma basta una sola spallata degli uomini di coach Lue per mandare gli avversari al tappeto definitivamente: nei minuti finali del secondo quarto, infatti, Love, Korver, Smith e LeBron piazzano un parziale di 12-0, e i Raptors non si risollevano più.

Il nervosismo dei padroni di casa monta, e sul finire del terzo quarto, con il divario che sfiora già i 30 punti, DeRozan commette un flagrant e viene espulso direttamente (decisione arbitrale comunque un po’ eccessiva), terminando la sua partita con soli 13 punti segnati. Non fanno meglio Lowry e Ibaka, che gareggiano a chi difende peggio, e segnano 5 e 12 punti. Nei Cavs invece tutti i giocatori del quintetto vanno in doppia cifra: 15 punti per JR Smith che segna anche 3 triple su altrettanti tentativi, 23 punti per Love, 16 e 12 per Korver e Hill nel backcourt. Cleveland vola così sul +30, e in attacco entra qualsiasi cosa (60% dal campo alla fine). Unica nota stonata della serata: il rifiuto di Rodney Hood di entrare in campo sul finire della gara, per dare riposo a LeBron. L’ex Jazz non ha preso bene la panchina a cui è stato costretto da Lue nelle ultime partite dopo le brutte prestazioni fatte vedere all’inizio dei playoff.

Per Toronto rimane così l’amara constatazione, per l’ennesima volta, di non aver trasformato un’ottima regular season in una degna cavalcata ai playoff. La squadra di coach Casey si è sciolta come neve al sole, e oltre alle già citate mancanze dei due leader DeRozan e Lowry, forse è annoverabile tra i colpevoli anche l’allenatore. La gestione delle partite, infatti, è apparsa a volte frenetica, quasi improvvisata, con diversi cambi di quintetto e soprattutto rotazioni. La sensazione è stata quella di assistere al disperato tentativo di trovare una contromisura a LeBron e al crescendo dei suoi compagni di squadra. James ora può riposare in attesa di vedere chi sarà lo sfidante da incontrare nel prossimo turno, e lo fa nel migliore dei modi, con la sua squadra al top della forma dalla trade di Febbraio. I Raptors, invece, si leccano le ferite. Sarà un’estate caldissima per Masai Ujiri: il GM dei canadesi sarà chiamato a operare delle scelte forse drastiche, perché è chiaro che l’assetto di questa squadra non può ottenere risultati molto migliori di quelli avuti finora.

Boston Celtics – Philadelphia 76ers 92-103 (3-1)

Dopo l’enorme batosta psicologica di gara-3, Philadelphia rialza la testa e porta a casa il quarto atto della serie. I Sixers evitano lo sweep tra le mura amiche e mettono in cascina la prima vittoria grazie al 103-92 finale. Coach Brett Brown riesce finalmente a battere Brad Stevens e la svolta tattica ha un nome e un cognome: T.J. McConnell. Il piccolo play dei padroni di casa guadagna minuti e responsabilità, trovando il career high di 19 punti grazie alle proprie improvvise accelerazioni. Prendendo possesso della regia poi, ha sgravato Ben Simmons di tale compito: se nelle prime tre gare Simmons veniva battezzato da 3 punti, consentendo di chiudere l’area, in gara-4 il rookie ha giocato in un’insolita posizione di centro atipico, giocandosi nel pitturato gli 1vs1 con Horford o Baynes. I due che hanno sofferto di più in termini di utilizzo sono stati il nostro Belinelli (sceso a 24 minuti, portando 9 punti) e Covington (19’ e 3 punti), ma l’azzardo ha pagato i dividendi dato che Philly ha spaccato la partita nei quarti centrali andando a controllare nell’ultimo.

Oltre al duo già citato, (Simmons ha chiuso con 19 punti e 13 rimbalzi, mentre McConnell ha aggiunto al proprio bottino 8 rimbalzi e 5 assist) il popolo di Philadelphia porta sugli scudi Saric (25) ed Embiid (15p+12r). Dal lato Celtics invece uno strepitoso Tatum non trova abbastanza supporto al suo fianco: il rookie biancoverde chiude con 20 punti, 4 rimbalzi e 4 assist, aiutato soprattutto da Morris (17). Horford chiude a quota 10, mentre Rozier si esaurisce nella fiammata dopo le storie tese con Embiid (11 punti alla fine). Smart (14), Baynes (9) e Brown (8) non sono sufficienti per ribaltare l’esito della contesa.

Solo il tempo ci dimostrerà se questa gara-4 è servita solo a salvare l’onore dei giovani Sixers e a rinviare l’inevitabile, oppure se ha veramente cambiato l’inerzia. Non ci resta che scoprirlo, grazie all’attesissima gara-5 del TD Garden di Boston.

Western Conference

Houston Rockets – Utah Jazz  112-102 (4-1)

Gli Houston Rockets come da pronostico si intascano anche la cruciale gara 5 di queste semifinali di conference. A nulla è valsa la strenua resistenza dei malcapitati Utah Jazz.
Nonostante siano arrivate un’ ottima prestazione del leader tecnico di Utah Donovan Mitchell (24 punti 9 assist 4 rimbalzi per lui) e in generale l’ottima prova di squadra messa in campo dalla squadra (5 giocatori in doppia cifra, male solo Crowder del quintetto con soli 6 punti) non è bastato nulla per contenere lo strapotere tecnico di Houston. Con un James Harden da “soli” 18 punti e un Clint Capela con solo 5 punti e 5 rimbalzi a referto infatti ci ha pensato Chris Paul a fare da mattatore della serata con 41 punti  conditi con 10 assist per i compagni e 7 rimbalzi.

Prestazione sontuosa che ha permesso agli Houston Rockets di qualificarsi per le finali di conference dove troveranno i Golden State Warriors… tutt’altro cliente rispetto alla comunque ostica Utah che esce a testa altissima da una serie ben giocata.

Ora tutto si sposta al 14 maggio, data in cui inizieranno le tanto attese finali di conference. Houston arriva a queste finali discretamente in forma e fortunatamente senza infortunati, il che le permetterà di giocarsela contro i favoriti Golden State (campioni in carica) a viso aperto, cercando di conquistare un accesso alle Finals che, viste le squadre ed i risultati ad est, potrebbe significare essere favoriti per la conquista del titolo finale.

 

Golden State Warriors – New Orleans Pelicans 113-104 (4-1)

Si chiude alla Oracle Arena di Oakland una serie mai veramente messa in discussione ma che ci lascia con alcune certezze sia tra i vincitori che tra i vinti: gli Warriors fanno davvero paura e con un Curry definitivamente recuperato non possono che essere favoriti nell’imminente quarta finale di conference consecutiva per loro, mentre i Pelicans escono comunque con tante indicazioni positive, soprattutto da Anthony Davis (ormai superstar assoluta) e Jrue Holiday (autore della sua prima tripla doppia ai playoff).

Per la truppa di Alvin Gentry si tratta sicuramente di una stagione il cui giudizio è positivo, a maggior ragione considerando la perdita di quello che doveva essere il secondo violino della squadra ovvero DeMarcus Cousins. L’aver comunque raggiunto i playoff in una conference iper competitiva, superato il primo turno con un 4-0 contro Portland e vinto una partita contro i campioni in carica rendono meno amaro il termine della postseason e adesso la dirigenza dovrà prendere decisioni cruciali per far sì che Davis rimanga ancora a lungo in Louisiana: ripartire l’anno prossimo con “le due Torri” Cousins-Davis oppure scambiare l’ex Kings per dare più responsabilità ad Holiday ed aumentare il livello di gregari e panchinari, vero limite di questa squadra.

La partita è comunque stata bella e combattuta fino all’intervallo, dove i Pelicans avevano sempre risposto agli strappi individuali come i 14 nel solo primo quarto di Thompson o il 5/5 di Durant nel secondo. Poi come spesso accade nel terzo quarto si è scatenata la marea gialla, con un parziale iniziale di 29 a 6 che avrebbe tramortito qualunque squadra ma non questi Pelicans, che riescono con orgoglio a recuperare sotto la singola cifra di svantaggio nell’ultima frazione.

Per gli Warriors oltre ai già citati Curry, Thompson e Durant va citata la grande prova di Draymond Green ad un assist dalla tripla doppia (19- 14 – 9) e portatore di un’energia infinita in difesa che sarà fondamentale per gli Warriors nell’attesissima sfida contro gli Houston Rockets.

 

Redazione TimeOut NBA

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