Privacy Policy

NBA Week 12: match spettacolari che spingono Boston e Golden State sempre più in alto

by • 8 gennaio 2018 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)146

Si è concluso il periodo delle feste e noi torniamo con il consueto riassunto del lunedì sulla settimana NBA. Il primo filone di partite dell’anno nuovo è stato senza dubbio caratterizzato dagli scontri al vertice: nella passata settimana infatti le prime 4 della lega si sono scontrate dando dei primi parziali spunti (che analizzeremo nel classico Top&Flop). Ad Ovest Golden State ha ribadito la propria superiorità sconfiggendo la propria principale antagonista, Houston. Il match è stato in equilibrio fino alla fine del terzo quarto, ma la sensazione è sempre stata che gli Warriors stessero giocando al gatto col topo. Infatti, quando hanno deciso di dare l’accelerata definitiva non ce n’è più stato per nessuno. Nella costa Est la lotta per il primato è stata decisamente meno combattuta, dato che Boston al Garden non ha dato scampo ai Cavs. Vittoria netta per i biancoverdi e fuga servita: il team di Brad Stevens continua la sua crescita partita dopo partita.

Le altre 26 squadre non sono certo rimaste a guardare i pesi massimi incrociare i guantoni: rimanendo nella costa Orientale, Toronto si dimostra la squadra più in forma della lega (8-2 nelle ultime 10) e vuole difendere il secondo posto dagli assalti dei Cavs; Washington e Miami sono in risalita, mentre perdono posizioni Milwaukee e Detroit. Dal lato dell’Oceano Pacifico sono Minnesota e Oklahoma le prime inseguitrici “umane” del terzetto di super team. Infine non fanno più notizia le perenni difficoltà di Lakers e Atlanta, con il nostro Marco Belinelli che stanzia sul fondo della classifica.

 

Top Boston Celtics

La vittoria con Cleveland è stata la ciliegina sulla torta di un periodo fantastico. Ad oggi sono 6 le vittorie di fila e un vantaggio di 3 partite su Toronto prima inseguitrice. La banda di Brad Stevens sta rispondendo al meglio al sistema creato dal coach per le sue giovani stelle, con Tatum e Brown in costante crescita al fianco di un Irving sempre più padrone di questa squadra. La vera chiave sta nella difesa, ai primi posti in quasi tutte le letture statistiche. Proteggendo al meglio il proprio ferro, con i recuperi o i rimbalzi lunghi che si vengono a creare, Boston riesce a trovare la transizione veloce dove si esprime al meglio. Punti facili, risparmiando energie per la fase difensiva, e costringendo di conseguenza gli avversari a fare l’opposto. Inoltre quando non si riesce a trovare soluzioni rapide, le idee in attacco sono chiare e le gerarchie ben definite, con una circolazione di palla mai stagnante che permette di trovare soluzioni sempre in ritmo. Rispetto al match di apertura di stagione dove Cleveland aveva dimostrato ancora una volta la propria superiorità, ad oggi i progressi dei Celtics sono palpabili ed il primo posto nella Conference è meritato. Aspettando l’impatto di Isaiah Thomas, i Cavaliers per la prima volta da tanto tempo vedono la propria ombra di potere sull’Est affievolita.

 

Flop Houston Rockets

Il periodo difficile di Houston che ha fatto perdere ai biancorossi la vetta si sta allungando e il già citato scontro diretto con i primi della classe ha messo a nudo i limiti di questa squadra. È vero che mancava James Harden, ma sull’altro fronte mancava Kevin Durant. La differenza è stata la reazione alla mancanza del proprio leader tecnico, con Golden State che ha fatto affidamento su un sistema di squadra, mentre Houston è crollata sulle sue individualità. Il dato più lampante è il numero di assist: gli Warriors guardano tutti dall’alto con 30,7 assist a partita, mentre i Rockets si fermano ad appena 22,4. Il che fa ancora più riflettere considerando che in squadra ci sono due mostri da doppia cifra in questa statistica come Paul e Harden (fermi entrambi a 9.1 ad allacciata di scarpe in questa stagione). La forbice diventa ancora più ampia se consideriamo i singoli passaggi eseguiti dalle due squadre: nella Baia Curry e compagni si passano il pallone 327 volte a partita, i Texani appena 262 volte, il che vale il penultimo posto in tutta la Lega. Tutto ciò a fronte comunque del secondo attacco di tutta la NBA con 114 punti a partita (primi, manco a dirlo, i soliti Warriors). Tutti questi numeri servono per evidenziare il concetto: Houston ha tutto il potenziale tecnico e umano per competere con Golden State e il talento abbonda, ma per segnare ogni singolo canestro fatica molto di più rispetto agli avversari per il titolo, e questo sul lungo periodo si fa sentire.

A coach Mike D’Antoni rimangono altri 3 mesi abbondanti di Regular Season per insidiare veramente il dominio di Steve Kerr: prima di tutto deve pregare di avere tutti finalmente sani, e successivamente deve trovare la quadra in entrambe le metà campo. Un compito arduo, ma dal quale passa il possibile successo della stagione dei texani.

 

Luca Marchesini

 

Crediti immagini: Facebook, pagine ufficiali NBA e delle Squadre

Iscriviti a Timeout Basketball e seguici su Facebook

Share this...
Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this pageEmail this to someone
©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy