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NBA Week 13: ancora crisi nera a Cleveland. Miami si gode l’anno del Dragone

by • 17 Gennaio 2018 • TimeOut NbaComments (0)438

Bentornati ad un nuovo appuntamento con il basket NBA. Tante sfide interessanti e tanti rumor, in questa fredda settimana di metà gennaio: tra le tanti notizie, una voce di mercato in particolare ha tenuto banco. I Golden State Warriors starebbero infatti preparando il terreno per puntare ad Anthony Davis nell’estate del 2020, o al massimo l’anno successivo (il contratto di AD scadrà nel 2021, ma il giocatore ha una player option l’anno precedente). Sembra infatti che il giocatore abbia già fatto presente alla franchigia di New Orleans che la sua pazienza non durerà ancora a lungo, e nel caso i Pelicans non riuscissero a dare una svolta ai loro risultati, si aprirà la corsa ad accaparrarsi uno dei giocatori più dominanti della Lega.
Ma che cosa sarebbero disposti a cedere i Warriors per arrivare al monociglio? Tutti gli indizi portano a Klay Thompson, Draymond Green o addirittura entrambe le stelle californiane: da un punto di vista finanziario infatti sarebbe sicuramente meglio pagare un contratto al massimo salariale piuttosto che due. Thompson e Green, infatti, rinnoveranno rispettivamente nel 2019 e 2020, e sicuramente chiederanno salari che faranno schizzare il monte stipendi ben oltre il salary cap, costringendo la dirigenza a sborsare cifre esorbitanti per la Luxury Tax.
Un grande dubbio però, rimane: chi vorrebbe smembrare il core di una squadra che nell’ultimo triennio ha raggiunto risultati storici? Insomma, l’idea di Anthony Davis in maglia Warriors  porta con sé prospettive interessantissime e risvolti tattici che potrebbero significare una nuova rivoluzione nella Baia, ma a caro prezzo. Sarà interessante seguire gli sviluppi di questa vicenda.

Continuano inoltre gli NBA Global Games, ovvero le partite di regular season giocate nelle arene di tutto il mondo. Questa settimana è toccata alla O2 Arena di Londra, nella quale è andata in scena una sfida pazzesca tra Sixers e Celtics. Nel primo tempo i Celtics tiravano con percentuali imbarazzanti, chiudendo il secondo quarto sotto di ben 22 lunghezze. A canestri invertiti, nel secondo tempo invece i Sixers hanno a loro volta tirato malissimo, e si sono fatti rimontare dai biancoverdi perdendo la partita. In una puntata un po’ complottista del suo podcast, JJ Redick, insieme a Kyrie Irving (che di complotti se ne intende),  sembravano d’accordo sul fatto che uno dei due canestri dell’O2 Arena fosse storto, e sia stato quindi il “colpevole” delle percentuali delle due squadre.

Un altro episodio di cui si parlera’ a lungo e’ stato quello spiacevole con cui si e’ concluso l’incontro tra Rockets e Clippers. I losangelini, padroni di casa nella sfida, al termine della partita vinta hanno provocato i giocatori avversari, ne e’ nato un acceso diverbio (sono stati espulsi Griffin e Ariza), e diversi giocatori in maglia Rockets (tra i quali l’ex Chris Paul) hanno risposto presentandosi alla porta degli spogliatoi di Griffin e soci per regolare i conti. L’intervento della sicurezza ha comunque evitato ulteriori guai. Tra le squadre non si può certo dire che corra buon sangue.

 

Top Miami Heat

Se nel calendario cinese l’anno del Dragone è stato il 2012, c’è un altro Dragone che in Florida stanno festeggiando: Goran Dragic. Se includiamo infatti l’Europeo dello scorso settembre, la stagione 2017/2018 dello sloveno è assolutamente incredibile: medaglia d’oro con la sua Slovenia, MVP del torneo, e ora leader assoluto dei Miami Heat, una delle squadre più in forma della Lega. Dopo un inizio così così, infatti (tra Novembre e Dicembre erano intorno al 50% di vittorie), da Natale gli Heat hanno vinto 8 partite su 10, con una striscia di 7 vittorie consecutive. In questo modo sono balzati al quarto posto della Eastern Conference e ora hanno nel mirino anche i Cleveland Cavaliers in crisi prolungata. È stata una settimana pazzesca per gli Heat, che hanno vinto contro Utah (103-102 il punteggio finale, con tutti gli Heat del quintetto in doppia cifra e il canestro della vittoria segnato da Josh Richardson), Toronto (24 punti e 12 rimbalzi per Dragic, per portare i suoi ad espugnare una delle arene più calde della Lega) e infine Indiana (114-106, 20 punti e 9 assist del Dragone). La striscia si e’ poi interrotta nella notte di lunedi’, con la sconfitta subita contro i Bulls per 119 a 111.

Flop Cleveland Cavaliers

Le montagne russe dell’Ohio proseguono la loro corsa: a Dicembre i Cavs sembravano usciti dalla crisi di inizio stagione, ma la situazione a quanto pare non è così rosea nello spogliatoio. Le figuracce sul parquet si sprecano, ultimamente: soltanto questa settimana, i Cavs hanno perso malamente con Minnesota (127-99 il punteggio finale, all’interno del quale si segnalano il plus/minus di -39 di LeBron James, peggior risultato in carriera, e un bruttissimo fallo di Isaiah Thomas che gli è valso l’espulsione diretta), con Toronto (133-99, una partita senza storia in cui i Cavs non hanno solo difeso male, come al solito, ma hanno anche tirato con pessime percentuali) e addirittura Indiana (97-95, e qui i Cavs si sono fatti rimontare dopo essere stati avanti di 22 punti). Può non considerarsi figuraccia la sconfitta ai danni dei Warriors, con LeBron vistosamente affannato nel quarto quarto dopo essere tenuto i suoi in vantaggio per tutta la spettacolare partita: la freschezza degli avversari ha permesso loro di rimontare nell’ultimo periodo e vincere con il punteggio di 118-108.  LeBron in conferenza stampa ha ammesso la fragilità della squadra e spronato i suoi, mentre coach Lue ha puntato il dito sui giocatori che dovrebbero togliersi gli obiettivi personali dalla testa. Insomma, la situazione non è delle più rosee, e l’ambiente è come sempre messo sotto grande pressione. Ancora una volta Lue dovrà  sbrogliare una situazione complicata.

 

Niccolò Battolla

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