Cookie Policy

NBA Week 14 – Warriors on fire! Può Harden portare fino in fondo i Rockets?

by • 22 Gennaio 2019 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)101

Rieccoqui ad un nuovo appuntamento settimanale con la rubrica di TimeOut NBA!

La novità più grossa della settimana è che i Golden State Warriors sono caldi come delle stufe! Si ecco, più che una novità diciamo che è il trend degli ultimi 3 anni e mezzo, però lo analizziamo meglio più avanti nei nostri soliti Top & Flop.

A proposito di Top & Flop , dopo lo scempio andato in scena nella notte tra Chicago e quello che resta dei Cleveland Cavaliers (104 a 88 per i Bulls, che sostanzialmente non hanno dovuto nemmeno giocarla) ho deciso che mettere i Cavs tra i flop della settimana sarebbe stato sparare sulla Croce Rossa. Il formato di oggi, pertanto, sarà un po’ diverso, e oltre al Top e al Flop parleremo oggi di una squadra Pop (tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’allenatore degli Spurs), cioè una squadra che meritava un’analisi, ma che non si poteva inserire nelle due nostre categorie classiche.

Passiamo quindi direttamente al nostro Top & Flop & Pop

TOP – GOLDEN STATE WARRIORS

Capisco sia una noia vederli tra i Top per la settecentesima volta, ma la settimana dei Warriors è stata frizzantina, per usare un eufemismo. Cominciamo innanzitutto dalla partita storica al Pepsi Center di Denver, Colorado. I Warriors hanno trasformato un’attesissima trasferta contro la prima in classifica ad Ovest, nel campo più difficile della Lega, in uno statement devastante sul loro stato di forma attuale.

Partiamo da un dato: se io fossi il coach di Denver, e contro una squadra come Golden State i miei giocatori segnassero 36 punti nel primo quarto, tirando col 60% dal campo (6-11 da tre), io sarei molto contento. Peccato che questi stessi giocatori, mettendo in campo questi numeri, hanno racimolato un bel -15 nel primo parziale di gara. Esatto. I Warriors hanno segnato 51 punti (76% dal campo) nei primi 12 minuti, continuando poi a macinare canestri per tutta la partita contro una squadra casalinga che comunque non si è mai arresa. Il risultato è stata una partita pazzesca, giocata ad un ritmo folle, e finita 142 a 111.

Quattro giorni dopo è invece rientrato DeMarcus Cousins, che allo Staples Center, contro i Clippers, si è presentato così.

https://twitter.com/espn/status/1086471826711158784

14 punti e 6 rimbalzi in appena 15 minuti di gioco. Un altro talento devastante che si aggiunge ad una squadra già letale. Non sono sicuro di quello che potrà essere il suo rendimento ai playoff, ma, l’abbiamo già detto in passato, nessuna delle due parti ha da perdere in questa scommessa.

Il motivo principale della forma strepitosa di Golden State (striscia di 8 vittorie, media punti in queste partite abbondamentemente oltre quota 130) è principalmente il periodo di grazia di Steph Curry. A Gennaio ha già segnato 56 triple (su 128 tentativi), e sta sfiorando un’altra stagione 50-40-90 (percentuali da due, tre e liberi). Quando Steph è questo, il motore di Golden State non può che girare a mille.

FLOP – Le squadre che ci avevano illuso ad inizio stagione

Un Flop un po’ diverso oggi, per parlare di un paio di squadre che erano partite in quarta all’inizio di questa stagione ma si sono un po’ perse per strada.

Los Angeles Clippers: con una partenza lampo 15-6, i Clippers un mese e mezzo fa erano ai vertici della Western Conference. Il loro attacco bilanciato, e la presenza di giocatori con punti nelle mani (Tobias Harris su tutti, ma anche Gallinari, Williams e Harrell) e giocatori “ruvidi” in grado di infastidire qualunque attacco, aveva sorpreso un po’ tutti, ma la favola di questa Cenerentola purtroppo sembra essere già terminata. Chiariamoci, i Clippers sono una buona squadra, e hanno avuto qualche acciacco che non ha permesso loro di esprimersi al 100% nell’ultimo mese, ma sicuramente le loro aspettative ora sono un po’ ridimensionate, e difficilmente potranno fare di più che lottare per un posto ai playoff.

Memphis Grizzlies: in un inizio ancora più sorprendente di quello dei Clippers, c’è stato un momento in cui Memphis guidava la Western Conference. Oltre ai soliti, mai abbastanza citati, Mike Conley e Marc Gasol, il supporting cast composto da JaMychal Green, Kyle Anderson, Shelvin Mack e Garrett Temple stava dominando i suoi avversari grazie ad un mix di difesa ed efficienza (nella top 10 per palle perse nelle prime 25 partite della stagione). Il talento non era certo quello da prima della classe, ma la squadra ha avuto calo drastico, e ora ristagna penultima ad Ovest, avendo perso 12 delle ultime 15 partite.

Dallas Mavericks: discorso simile per Dallas, di cui avevamo scritto qualche settimana addietro, dicendo che i playoff erano un’obiettivo alla portata. Non ci abbiamo minimamente preso: 10 sconfitte nelle ultime 15 gare, e i texani sono scivolati fuori dalla griglia playoff, appena una vittoria sopra ai Memphis Grizzlies. I Mavs hanno perso JJ Barea per la stagione (il veterano stava registrando circa 20 minuti a gara e più di 10 punti a partita). Doncic e Barnes si caricano sulle spalle il peso dell’attacco, ma non basta, anche perchè Dennis Smith JR, rispetto allo scorso anno, pare un po’ in calo. Sarebbe bello vedere Luka Doncic ai playoff al suo anno da rookie, ma al momento sembra molto dura. Nel frattempo ci consoliamo così.

https://twitter.com/YahooSportsNBA/status/1087459551178158081

POP- HOUSTON ROCKETS

James Harden continua imperterrito a postare numeri da capogiro, ma Houston fatica a vincere. Il Barba si sta sobbarcando un volume di gioco che raramente si è visto in passato: analizzando le stagioni di giocatori con USG% oltre il 35, l’attuale valore del Barba, 40.1, sarebbe il secondo più alto nella storia dopo quello di Russell Westbrook due stagioni fa.

Harden sta prendendo ben 13 triple a partita, ma quello che fa impressione sono sempre la sua capacità di attirare falli e poi non sbagliare mai dalla lunetta. La sua True Shooting % (statistica che tiene conto della percentuale al tiro combinata da tre, da due, e dalla lunetta) è la più alta tra i giocatori ad altissimo utilizzo. Il secondo in classifica? James Harden versione 2017-2018.

Il fatto che Houston debba letteralmente aggrapparsi al suo leader per poter competere ogni sera, pone però seri dubbi sulla tenuta fisica della stella in maglia numero 13. Ci sono due domande che credo sia lecito porsi. Quanto potrà funzionare questo gioco così Harden-centrico nella post-season, quando interi staff passeranno al microscopio le (poche) soluzioni offensive dei Rockets? E per quanto ancora il Barba potrà caricarsi mezzo Texas sulle spalle senza incorrere in un calo fisico?

Mentre riflettete su queste questioni, vi lascio con questo tweet dandovi appuntamento alla prossima settimana.

Niccolò Battolla

 

Immagini: Facebook, Twitter, pagine ufficiali delle squadre.

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy