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NBA Week 17: rivoluzione Cavs, ma Toronto domina l’Est

by • 12 febbraio 2018 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)278

Sette pazzi giorni di NBA, quelli appena trascorsi. Come ogni anno, la trade deadline ha regalato emozioni dell’ultimo minuto, e chi poteva essere protagonista di questa ultima giornata di scambi se non i Cleveland Cavaliers: la franchigia dell’Ohio è andata all-in per l’ennesima volta, mettendo insieme una serie di trade fino a coinvolgere ben 11 giocatori tra quelli che sono andati e venuti alla corte di LeBron. I dettagli sono visibili nella foto: balza subito agli occhi una sorta di ammissione del fallimento della trade di quest’estate. Thomas e Crowder, infatti, i due pezzi pregiati arrivati in cambio di Kyrie Irving, hanno già concluso la loro avventura a Cleveland, e non si può certo dire che sia stato il miglior momento della loro carriera. I Cavs guadagnano due solidi giocatori dalla doppia dimensione in George Hill e Rodney Hood, e la freschezza di Larry Nance Jr. e Jordan Clarkson.

 

La nuova formazione ha subito vinto una partita contro gli Atlanta Hawks (tripla doppia con 19 assist di James), ma ha avuto un primo vero e proprio banco di prova nella serata di ieri: il risultato? Boston Celtics spazzati via in TV nazionale al Garden, nella serata in cui è stato ritirato il numero 34 di Paul Pierce. A dir poco misterioso il cambiamento di atteggiamento di LeBron e compagni, che nella partita di ieri hanno sorpreso per l’inusuale impegno difensivo, che era invece assente nell’ultimo mese (record di 6-13 dalla partita di Natale alla trade, e secondo peggiore rating difensivo della NBA a quota 112.1).

Ma non è stata solo Cleveland a scambiare giocatori. I Los Angeles Clippers hanno sorpreso un po’ tutti mettendo sul piatto Blake Griffin: se l’è aggiudicato Detroit, in una trade che ha visto coinvolti, oltre al 5 volte All-Star, Brice Johnson e Willie Reed (spediti nel Michigan), in cambio di Bradley, Harris e Marjanovic, più la prima scelta 2018 e la seconda scelta 2019. Era una trade di cui i Pistons avevano disperatamente bisogno, specialmente vista l’involuzione di cui vi avevamo parlato due settimane fa, ma che difficilmente cambierà il volto della squadra (Griffin non si è dimostrato un grande leader in questi primi mesi di stagione, difficile che potrà esserlo ora). Los Angeles invece guadagna tre buoni giocatori che possono mantenere la squadra competitiva per un posto ai playoff, ma lo fa con una retromarcia incomprensibile rispetto ai movimenti di quest’estate, che erano indirizzati a costruire una squadra più esperta intorno a Griffin. Speriamo che questa possa essere una buona occasione per Danilo Gallinari di raddrizzare la stagione fin qui sfortunata.

Altro cambio di casacca anche per il nostro Marco Belinelli (il nono in undici onorati anni di carriera nella Lega). Gli Atlanta Hawks hanno deciso di tagliarlo, ed ha quindi firmato per i Philadelphia 76ers, un contesto che per le sue caratteristiche è particolarmente congeniale: Belinelli porterà infatti le sue doti balistiche in una panchina che ne ha estremamente bisogno (penultima della Lega per percentuale da oltre l’arco), e potrà anche dare una mano in fase di playmaking con le sue ottime letture su pick&roll.

Ma veniamo ora ai nostri soliti TOP e FLOP.

TOP – Toronto Raptors

Con le ottime vittorie arrivate nella settimana (battute Portland, Memphis, Boston e New York con uno scarto sempre superiore ai 15 punti), Toronto ha sorprendentemente agguantato la testa della Eastern Conference.

 

Dopo la pessima figura nella postseason della scorsa stagione, dove DeRozan e i suoi Raptors hanno prima faticato contro i Bucks e poi sono stati cancellati dai Cavs in un 4-0 che è stata più una sentenza che una serie di playoff, qualcosa dev’essere scattato nella testa del GM Masai Ujiri e di tutto lo staff della franchigia canadese.

I Raptors di quest’anno si passano di più la palla (295 passaggi di media a partita contro i 272 della scorsa stagione, e 56.3% di canestri assistiti contro il 47.2%) tirano di più e meglio (34 tentativi a partita contro 24). L’emblema di questo cambiamento è proprio il leader DeMar DeRozan, che ora tenta circa il doppio delle conclusioni da tre punti rispetto allo scorso anno, e con percentuali nettamente migliori (34% contro 27%). Questa sua maggiore pericolosità gli ha permesso anche di essere un giocatore più efficace in altri aspetti del gioco, e questo si riflette nelle sue statistiche, che registrano massimi in carriera in eFG% (49.3%) e assist serviti ai compagni (5.1). È bene tenere a mente che siamo ancora distanti dall’élite dei suoi pari ruolo, ma questo cambiamento va nella giusta direzione e sta dando nuova linfa alla sua squadra, che al momento ha vinto le ultime 4 partite consecutive (15 delle ultime 20) e ha strappato la testa della Conference ai Boston Celtics.

Bisognerà attendere i playoff per capire se questo cambiamento sarà sufficiente per competere da contender, ma sicuramente questa è una squadra da tenere d’occhio.

FLOP – Memphis Grizzlies

Chi invece non se la passa per niente bene sono i Memphis Grizzlies. Dopo un periodo di ripresa tra Natale e la fine di Gennaio, in cui la squadra di Marc Gasol aveva viaggiato sopra al 50% di vittorie, la squadra è nuovamente alle prese con gli infortuni ed ha una striscia aperta di 5 sconfitte consecutive. Oltre ad aver perso Mike Conley a Novembre (si è rotto il tendine d’Achille e non tornerà prima della prossima stagione), recentemente Chandler Parsons ha avuto nuovamente problemi al ginocchio, mentre Tyreke Evans, uno dei giocatori più produttivi della squadra, si è infortunato al braccio sinistro. Come se non bastasse, anche Harrison e Selden sono stati fermati da acciacchi vari in settimana. Il risultato? -25 contro i Raptors, -26 contro gli Hawks, -4 contro Utah, -18 contro i Thunder (nonostanze le assenze di Westbrook e Anthony). Di certo non un buon momento per la franchigia del Tennessee, che non potrà altro che tankare da qui alla fine della stagione.

 

Niccolò Battolla

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