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NBA Week 17: recap dell’All Star Weekend 2017

by • 20 Febbraio 2017 • TimeOut NbaComments (1)1304

 

 

 

Si è da poco concluso L’NBA All-Star weekend tenutosi  in quel di New Orleans.

Lo spettacolo non è certo mancato in questo weekend lungo iniziato nella nottata tra venerdì e sabato con il celebrity game e conclusosi con l’evento più atteso, l’All star game poche ore fa.

Se vi siete persi qualcosa di questa vera e propria festa targata NBA ecco qui un veloce recap di ciò che è successo durante tutto il weekend, dove non sono certo mancate sorprese.

 

Celebrity Game

 

In questa partita dedicata a celebrità, attori, cantanti, ex giocatori/trici si sono viste ed alternate giocate di elevato tasso tecnico (soprattutto grazie a “vecchi” All stars come l’immortale Baron Davis ed il funambolico Jason “White Chocolate” Williams) e momenti di puro divertimento e comicità dentro e fuori dal rettangolo di gioco.

Miscela particolarmente adatta all’intrattenimento di un pubblico come quello americano abituato alle grandi giocate NBA e desideroso di spettacolo.

La partita, per dovere di cronaca, si è conclusa con la vittoria del team dell’Est prontamente trascinato alla vittoria dalle ottime prestazioni del musicista Win Butler (22 punti, 11 rimbalzi) e dell’ex giocatore Brandon Armstrong (16 punti) ora famosissimo per le sue esilaranti imitazioni dei più famosi giocatori NBA.

Una menzione particolare per il vero “grande“ protagonista nonché MVP della serata Jarrius Robertson.

Ragazzino di 14 anni di New Orleans che fin dalla nascita combatte con una malattia congenita, in attesa del secondo trapianto di fegato e nel pieno di una devastante routine fatta di visite e terapie.

Jarrius però non ha voluto mancare a questo appuntamento tenutosi proprio nella sua New Orleans facendo vedere a tutti quanti le sue ottime abilità di giocatore (segnando due punti al primo tentativo di tiro) e soprattutto, dimostrando quanta forza d’animo ci possa essere anche in un ragazzino così piccolo.

 

 

 Rising Star Challenge – Team World vs Team USA.

 

Il match delle grandi promesse del futuro (Rookie e Sophomore) non ha tradito le aspettative regalando una partita tutto sommato  punto a punto, caratterizzata inizialmente dal divertimento generale, sia per il pubblico che per gli atleti sul parquet.

Tuttavia, vuoi grazie all’età dei partecipanti, vuoi per la compulsiva voglia di emergere e farsi notare che caratterizza tutti gli atleti di quella fantastica lega che è l’NBA, quella che nei primi tre quarti è stata una vera e propria esibizione, nell’ultimo quarto si è infiammata, trasformandosi quasi in una vera e propria partita, regalando sprazzi di difesa (poca) e una genuina voglia di competere che ha divertito e trascinato l’arena di New Orleans.

 

La partita ha visto prevalere la squadra del resto del mondo (150-141 contro i colleghi statunitensi) portata alla vittoria dal cristallino talento di Jamal Murray, autore di una super prestazione da 36 punti e 11 assist in 20 minuti di gioco , condita dalla vittoria del premio di MVP.

Il rookie dei Nuggets si è preso il palcoscenico soprattutto grazie alla sua capacità realizzativa e alla micidiale scarica di triple con cui ha messo la parola fine alla partita.

Meritevole di una menzione anche quello che è stato il migliore giocatore del Team Usa.

Frank Kaminsky infatti mette a referto 33 punti con nove triple a bersaglio su 13 tentativi spostando su di sé i riflettori e rubando la scena ai più blasonati ed attesi d’Angelo Russel e Karl Antony Towns.

 

 

 All-Star Saturday Night

 

Pronti via e l’All-Star Saturday comincia con uno dei “grandi classici” targati All-Star Weekend.

La Skills Challenge di quest’anno tuttavia, non è più stata esclusivamente riservata a playmaker e guardie come in molte delle passate edizioni.

Vista la inaspettata vittoria nella scorsa edizione di Karl Antony Towns infatti, la NBA ha aperto le porte ai cosiddetti “Big Man” ed abbracciato  quelli che un tempo erano considerati uomini ristrettamente da area.

La figura del centro o pivot infatti si sta evolvendo rendendo sempre più spesso i “Seven Footers” veri e propri all-around Players, ovvero giocatore in grado di dominare ogni singola situazione sul campo da basket.

Sono stati ben quattro infatti i “Big Man” a cimentarsi nella Skills challenge.

Kristaps Porzingis (New York Knicks), Anthony Davis (New Orleans Pelicans) e DeMarcus Cousins (Sacramento Kings), Nikola Jokic (Denver Nuggets) in sostituzione dell’infortunato Joel Embiid.

Affiancati per l’occasione da atleti quali Isaiah Thomas (Boston Celtics), Devin Booker (Phoenix Suns), Gordon Hayward (Utah Jazz) e  John Wall (Washington Wizards) ovvero, il giocatore (palla in mano) più veloce della Nba e super favorito prima dell’inizio della gara (molto deludente per lui) insieme al folletto dei Celtics per la vittoria finale di questa particolare categoria.

Ad imporsi sugli altri è stato infatti Kristaps Porzingis che conferma ancora una volta le dilaganti qualità dei centri moderni.

Il gigante di New York infatti, completando un percorso perfetto in cui ha eliminato al primo turno Cousins per poi proseguire eliminando Jokic ha concluso la sua serata magica superando agilmente in finale Gordon Hayward, consacrandosi campione della Taco Bells Skills Challenge.

 

 

Three-Point Contest 

 

La gara del tiro da tre punti apre con Kemba Walker, a seguire tocca a Kyrie Irving, C.J. McCollum, Eric Gordon, Kyle Lowry, Nick Young e Wesley Matthews lasciando come ultimo del primo turno il campione in carica Klay Thompson nonché super favorito di serata.

Ma è proprio il nome di Klay Thompson il primo a far notizia: dopo essere partito forte nel primo carrello, perde ritmo finendo per chiudere molto male a quota 18, punteggio insufficiente a farlo accedere in finale (lo stesso di Nick Young).

I tre che si qualificano infatti sono Eric Gordon (il migliore nel primo turno a quota 25)  Kyrie Irving (20) e Kemba Walker (19), mentre deludono parecchio sia Kyle Lowry (solo 11) che C.J. McCollum, il peggiore di tutti a quota 10.

 La finale vede iniziare ancora una volta Kemba Walker, il finalista con il punteggio più basso. La point guard degli Hornets chiude a quota 17.

Kyrie Irving con un buon 20 quindi attende Eric Gordon per capire se sarà lui o no il campione 2017 del tiro da tre punti.

Il tiratore dei Rockets nonostante un quarto carrello perfetto da 5/5 è impreciso nel quinto e non va oltre il 20 che eguaglia la prestazione di Irving, e spedisce i due giocatori allo spareggio finale.

Nello spareggio finale ad imporsi è il tiratore dei rockets Eric Gordon con un 21 che è sufficiente a superare il non brillantissimo 18 di un Irving visibilmente stanco ed impreciso e laurearsi campione del JBL Three-Point Contest 

 

 

Slam Dunk Contest

 

Per chiudere al meglio l’All-Star Saturday ai blocchi di partenza dell’attesissima gara delle schiacciate si presentano DeAndre Jordan, Glenn Robinson III, Derrick Jones Jr. e Aaron Gordon (reduce da un secondo posto molto discusso nella passata edizione e grande favorito per la vittoria di questa edizione orfana di quello che negli ultimi due anni si era aggiudicato la corona di re delle schiacciate NBA Zack Lavine)

Con grande stupore e sorpresa del pubblico per Aaron Gordon arriva l’immediata eliminazione per due tentativi su tre falliti di andare a canestro dopo essersi fatto sganciare la palla da un drone ed essersela fatta passare tra le gambe.

In finale approdano Glenn Robinson III, che accende New Orleans scavalcando due persone una sopra l’altra, e l’esordiente Derrick Jones Jr., 20enne ala dei Phoenix Suns, che fa decisamente meglio di un poco brillante DeAndre Jordan che si “limita” a saltare un DJ, dimostrandosi un super schiacciatore in partita ma quantomeno carente di immaginazione in gara.

A trionfare nell’atto conclusivo dello Slam Dunk Contest è stato Glenn Robinson III che supera in volo il compagno di squadra Paul George, la mascotte dei Pacers e una cheerleader, schierati in fila ad assistere alla schiacciata in “reverse” che risulta decisiva ottenendo 50 punti frutto del 10 assegnato da ogni membro di una giuria di ex leggende NBA.

Aaron Gordon ha poi dichiarato nell’immediato post gara che non prenderà parte alla prossima gara delle schiacciate che si terrà nel 2018 poichè molto avvilito e deluso dalla sua prestazione.

Palese la sua amarezza come è risultato palese che quella che abbiamo visto quest’anno oltre ad aver tradito tutte le aspettative è risultata essere una delle peggiori e meno avvincenti gara delle schiacciate degli ultimi anni.

 

All Star Game 2017


Dulcis in fundo a questo spettacolare weekend targato NBA ad attenderci non rimaneva che l’ultimo evento in programmazione nonché vero e proprio “main event” di tutto l’All Star Weekend.

Il sessantaseiesimo All Star Game infatti non solo non ha tradito le aspettative, regalando spettacolo e grandi giocate al pubblico NBA e agli appassionati da casa, ma ha anche visto crollare più di un record sotto i colpi del ritmo forsennato(e alla assoluta mancanza di difesa) impresso alla partita dalle innumerevoli Star scese stanotte sul parquet.

Oltre al record per punti combinati fra le due squadre e la soglia 200 punti sfiorata dalla squadra dell’Ovest infatti, questa notte si è raggiunto e superato il record di punti messi a referto da un singolo giocatore in un All Star Game che apparteneva al leggendario Wilt Chamberlain (42 punti).

Record sfiorato più volte negli anni passati da Russel westbrook (41) e Paul George (41) ma superato solo quest’anno da quello che è stato l’MVP e grande protagonista (nonché beniamino del pubblico di casa) Anthony Davis che ha messo a segno la bellezza di 52 punti aiutando il suo team a prevalere sugli avversari dell’Est.

Per dovere di cronaca infatti la partita si è chiusa con il pazzesco punteggio di 192 a 182 per l’Ovest.

Fra le centinaia di incredibili giocate della notte, le risate, gli applausi del pubblico e la voglia di divertirsi  non sono certo mancate alcune situazioni che hanno fatto e faranno ancora discutere.

Oltre alla famosissima “telenovela”  Westbrook VS. Durant  “risoltasi” per il momento con un armistizio creatosi grazie ad un passaggio, un’alley-opp ed un lancio di acqua da parte dei compagni per stemperare la tensione del momento.

Da segnalare infatti lo scarsissimo minutaggio di due dei giocatori di cui più si sta parlando in ambito di “trade” ovvero Jimmy Butler e soprattutto DeMarcus Cousins che, in questa serata di festa, ha calcato il parquet solo per 3 minuti, scatenando un polverone di notizie sui social ed un mare di ipotesi fra gli addetti ai lavori culminate con l’ufficialità, nel dopo gara, del suo passaggio dai Sacramento Kings ai New Orleans Pelicans!

Con questa notizia si chiude un weekend di festa,balli, divertimento e spensieratezza che fa da perfetto trampolino di lancio per quella che sarà la parte conclusiva della stagione che ci porterà ai playoffs, dove la voglia di ridere e scherzare, non si vedrà più.

Da adesso infatti, si ricomincia a fare sul serio.

 

Daniele Magnani

 

 

 

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