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NBA Week 2: Curry si riprende il trono del West, l’Est è selvaggio

by • 30 Ottobre 2018 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)316

Appena due settimane della nuova stagione, ma le emozioni non mancano. Sicuramente è ancora presto per trarre conclusioni sul destino di alcune franchigie, dato che mai come in questi anni siamo stati abituati a strisce da record. Ma le prime partite dell’annata hanno dato qualche indicazione su chi puntare il gettone. A Est più che a Ovest possono capitare delle sorprese, perchè il livello è estremamente equilibrato. Più avanti vedremo meglio nel nostro classico appuntamento del Top e Flop, ma nel frattempo godiamoci qualche giocata da highlights vista durante la settimana:

Blake Griffin la vince così contro Philly.

 

La stoppata di Gallinari fa avventurare nell’italiano il social media manager dei Clippers.

LeBron ci sta prendendo gusto ad appoggiarsi al tabellone.

 

TOP

GOLDEN STATE E MILWAUKEE

La scorsa settimana si erano guadagnate il trono giustamente Denver e Toronto, che sicuramente non hanno demeritato anche nei successivi sette giorni di gare. Ma questa volta vogliamo premiare Golden State e Milwaukee. Gli Warriors si sono ripresi il primo posto dell’Ovest con una naturalezza che lascia sconvolti. Anche quest’anno danno l’impressione che con un filo di gas possano non solo vincere, ma dominare ogni incontro. Curry che segna 51 punti senza giocare un intero quarto, le partite tenute in equilibrio quasi per inerzia, per poi deciderne il destino in pochi istanti (il 41-17 dell’ultimo quarto in casa dei Knicks vira in quest’ottica). Nonostante le partenze estive, i nuovi equilibri da trovare, un anno in più sulle spalle del solito nucleo, vedendo giocare i ragazzi di Kerr tutti questi interrogativi vengono spazzati via. Se poi anche il tormentato Klay Thompson ritrova la mira dei giorni migliori (record da 14 triple in un incontro, nel primo tempo da record con 92 punti a referto in casa dei malcapitati Bulls) questi Warriors diventano un carro armato.

Nell’altra costa sicuramente le ambizioni per i ruspanti Bucks sono differenti, ma non sono da meno i risultati. Anzi, Milwaukee continua a veleggiare imbattuta con 7 vittorie su 7 incontri. Dopo anni di attesa e di confusione interna, la cura Buldenhozer pare funzionare in queste prime uscite. Nonostante il basket moderno miri alla small ball, i Cervi in controtendenza sfruttano al meglio i propri fisici imponenti per controllare il gioco interno. Il che si traduce in dominio a rimbalzo (primi per distacco con 55,7 carambole a partita) ed in un’alternativa nel pitturato al proprio gioco. Perchè giocare con Lopez, Middleton e Antetokounmpo non vuol dire rinunciare al tiro da tre punti (il 43% dei tiri tentati in una partita sono con i piedi fuori dall’arco, solo Houston ha una percentuale maggiore), ma avere una varietà di opzioni fra cui scegliere. La stagione è ancora lunga e troppe volte i Bucks sono stati indicati come squadra rivelazione, disattendendo le aspettative: con quest’avvio si sono meritati ancora una volta i riflettori e la fiducia, chissà che la voglia di Giannis di prendersi la corona dell’Est non trovi realizzazione nella stagione appena avviata.

FLOP

EST E OVEST

Seppur nell’equilibrio generale che per forza di cose domina dopo appena due settimane, nella parte centrale della classifica alcuni team lanciano segnali non incoraggianti. Partendo dalla costa Est, i Cavs hanno provato a dare la scossa a questo avvio da incubo cambiando guida tecnica. Una scelta inusuale per il mondo americano, non così propenso come lo sport nostrano a far saltare la panchina. Il coach Tyronne Lue ha pagato per primo una situazione ben più critica delle proprie responsabilità. Infatti si sono sprecati i commenti divertenti, tra cui il più gettonato dove si evidenziava che in fondo “era solo alle prime 6 gare in carriera“, insinuando che le passate gestioni fossero solo una copertura del volere di LeBron. La realtà è che Cleveland è arrivata a fine ciclo da diversi anni e solamente l’influenza del Re sui compagni ha potuto tenere in piedi un castello dalle fondamenta fragilissime.
Altre due situazioni potenzialmente esplosive sono a New York e a Washington. Mentre per i Knicks è sempre difficile pronosticare qualcosa di superiore alla lottery, dagli Wizards si aspetta ogni anno l’esplosione a contender. La perdita di Gortat ha sicuramente influito, ma come mostrato nelle ultime due cavalcate playoff il backcourt Wall-Beal ha pochi eguali nel mondo. Ed è uno spreco non riuscire ad affiancargli una squadra o un’idea in grado di fare il salto di qualità. Come per gli altri casi, il giudizio è sospeso e rimandato a più avanti nel tempo, anche se partire 1-5 non è proprio il migliore dei biglietti da visita.

Dall’altra parte degli Stati Uniti le due squadre con maggiori attenzione fra le deluse dalla passata stagione hanno vissuto una settimana difficile. Dallas e Phoenix non sono riuscite a centrare nemmeno una vittoria e le belle impressioni delle prime uscite si sono di colpo appannate. I Mavericks sono caduti contro i non irresistibili Hawks, prima di capitolare con Toronto, Utah e San Antonio. Phoenix dal canto suo ha avuto un calendario più complicato, oltre ad aver sofferto l’assenza della principale bocca da fuoco Booker. In ogni modo entrambe le squadre sono piene zeppe di giovani, che abbinano inevitabilmente il talento all’inesperienza, incappando facilmente in questi sali scendi. Di sicuro il futuro è dalla loro parte, è da vedere se già in questa stagione riusciranno a togliersi delle soddisfazioni

Luca Marchesini
Immagini: Facebook, pagina ufficiale

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