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NBA Week 3 – edizione straROSEordinaria

by • 6 novembre 2018 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)141

Edizione straordinaria: con la rubrica di questa settimana di TimeOut NBA, interrompiamo il normale flusso di Top & Flop per provare a raccontare quella che a tutti gli effetti sembrerebbe la trama di un film di Hollywood. Avevo inizialmente pensato di avvalermi dell’aiuto di uno dei nostri colleghi della rubrica di ConcretaMovie, ma nessuno di loro si era ancora ripreso dalla visione di Venom, quindi farò da solo.

Gli ingredienti di una storia ad effetto ci sono tutti: c’è un ragazzino cresciuto a South Side Chicago, una delle zone più malfamate della Windy City, che entra nella NBA dalla porta principale (prima scelta al Draft 2008), e la conquista nel giro di tre anni (MVP e All-Star nel 2011). Ci sono però anche una serie di infortuni devastanti alle ginocchia, che lo costringeranno a giocare solo 10 partite in due anni, e che lo spingeranno ai margini di quella stessa Lega di cui sembrava il futuro padrone. Ci sono una serie di anni di vagabondaggio da una franchigia all’altra (New York, Cleveland), senza incidere mai, e poi c’è l’approdo ai T-Wolves nel Marzo della scorsa stagione, il ricongiungimento con Tom Thibodeau, l’allenatore dei suoi folgoranti anni ai Bulls. Fino alla magica notte di Halloween.

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Mi riferisco, ovviamente, alla partita andata in scena il 31 Ottobre al Target Center di Minneapolis, tra i Minnesota Timberwolves e gli Utah Jazz. Nella partita, Derrick Rose ha registrato un nuovo massimo in carriera, 50 punti tondi tondi (conditi da 6 assist e 4 rimbalzi), 35 dei quali nel secondo tempo, 15 in un quarto quarto da consegnare ai posteri. E dire che non sarebbe stato possibile se Teague e Butler non fossero stati indisponibili: ma è stata la nostra fortuna. Per la prima volta negli ultimi due anni, infatti, il più giovane MVP della storia ha giocato ben 41 minuti e vinto la partita letteralmente da solo (seriamente, ad un certo punto era Derrick Rose vs Utah Jazz), grazie ai 19 canestri (su 31 tentativi), 4 triple, due miracoli decisivi in the clutch e la stoppata sul povero Dante Exum sulla sirena, che ha definitivamente sigillato la gara. Rose è scoppiato in lacrime nel finale, e tutta la NBA si è stretta con parole di stima intorno ad uno dei suoi talenti più folgoranti, in grado di marchiare a fuoco i ricordi di chi ha seguito anche solo da lontano la Lega del triennio 2008-2011, quando D-Rose era un proiettile rosso sul parquet dello United Center, e la città di Chicago era ai suoi piedi.

E se comunque lo script non dovesse sembrarvi pronto per la trasposizione nelle sale, aggiungeteci il finale tragico: nemmeno 48 ore dopo, l’ex Bull ha dovuto lasciare il campo prematuramente per un infortunio alla caviglia. È il destino di questo supereroe di cristallo, che ci lascerà, forse per sempre, il dubbio di cosa sarebbe potuto diventare, se le sue ginocchia avessero retto.

Con un elogio alla sua etica del lavoro straordinaria, voglio quindi riportare le parole di LeBron, che commentando la gara e l’impresa del suo vecchio rivale nell’Eastern Conference ha dichiarato:

I think every kid, you don’t even have to play sports — any kid that’s going through anything in life
about adversity and triumph and trying to just get over the hump,
you can look at that performance by Derrick Rose tonight.

Appendice

In appendice all’articolo, una super sintesi degli argomenti che sarebbero stati meritevoli di una menzione, se non fosse passato l’uragano Rose.

  1. Il livello a cui sta giocando Damian Lillard, che sembra non smettere mai di migliorare, e si candida prepotentemente al “Premio Pat Ewing” del decennio 2010, come giocatore più forte e meno “premiato” della sua generazione. Come Pat Ewing rimase schiacciato tra Olajuwon e Shaq, così il povero Damian rischia di essere dimenticato dai meno attenti, grazie alla presenza di alieni in Terra del calibro di Paul, Westbrook, Curry. Facciamo in modo che non accada.
  2. Ridateci il Javale McGee dei tempi dello Shaqtin’a’Fool. No, seriamente, sta giocando troppo bene a Los Angeles (con lui e LeBron in campo i Lakers sono la seconda miglior difesa NBA per rating difensivo, e questo fa capire quanto disastrosi siano con tutte le altre lineup).
  3. La situazione di Cleveland è ormai imbarazzante oltre ogni modo. Il licenziamento di Lue (di cui vi abbiamo parlato la scorsa settimana) è la ciliegina sulla torta di una situazione surreale, dove gli ex comprimari (o presunti tali) di LeBron, dopo la dipartita del Prescelto, riescono a registrare statistiche peggiori dello scorso anno. Questo credo che sia una singolarità statistica degna di uno studio. Come se non bastasse, crescono anche i dubbi sulle qualità di Collin Sexton, il rookie draftato alla 8, una point guard che per ora registra 11 punti, 2 assist e il 22% da tre punti. Non proprio le cifre che ti aspetteresti dal futuro volto della tua franchigia. Tempi duri nel Northeast Ohio.

Per questa settimana è tutto, potete confidare nel fatto che la prossima edizione sarà una articolo normale. Come ultimo regalo, lascerò qui gli highlights di una gara di Rose del 2011 (Gara 4 delle semifinali di Conference, contro i Miami Heat dei Big Three). Il contropiede che porta alla seconda schiacciata, rimane una delle cose più incredibili che io abbia mai visto su un campo di pallacanestro. Buona visione.

 

Niccolò Battolla
Immagini: Facebook, pagina ufficiale dell’NBA e delle squadre

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

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