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NBA Week 6: i Cavs tornano a fare sul serio, crolla Orlando

by • 27 novembre 2017 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)102

La settimana appena trascorsa è stata caratterizzata dal Thanksgiving: il giorno del Ringraziamento, che in America è consacrato al tacchino e al football, ha regalato un giorno di riposo a tutte le squadre NBA, che hanno utilizzato la festività come una rara occasione per ricaricare le batterie. Mai come in questa stagione falcidiata dagli infortuni il riposo diventa fondamentale, visto che il “bollettino di guerra” continua ad arricchirsi di nomi illustri come quello di Paul Millsap (fuori per i prossimi 3 mesi a causa di un’operazione al polso sinistro), oltre ai già noti problemi di Conley, Leonard (ancora non si sa quando tornerà, Popovich ha dichiarato di non aver mai visto prima un infortunio come il suo) e alla stagione finita per Patrick Beverley.

Altro higlight della settimana è stata sicuramente la sconfitta dei Boston Celtics contro i Miami Heat, non tanto per il risultato in sè (104-98) quanto per l’aver chiuso la striscia di 16 vittorie consecutive inanellate dalla squadra di Brad Stevens. Sconfitta che tuttavia si può tranquillamente archiviare come un normale incidente di percorso in una stagione così lunga e complicata come quella NBA, viste le due vittorie contro Magic (118-103) e Pacers (108-98) che sono arrivate immediatamente a fugare ogni plausibile dubbio: i Celtics ci sono ancora ed intendono restare in vetta.

Dietro ai Celtics da una parte degli USA e alla coppia RocketsWarriors dall’altra, la situazione è davvero molto intrigante: tra grandi squadre che stanno più o meno deludendo e piccole rivelazioni, si è delineato un quadro di grande equilibrio e competizione per i posti di rilievo in classifica. Per esempio ad Est si va dal secondo posto dei Pistons con 12 vittorie e 6 sconfitte, al decimo posto dei Bucks con 9-9 ed in mezzo una grande concentrazione di squadre dai record simili: Wizards, Knicks e Heat tutte a 10-9, Pacers sesti con 11-9, 76ers con 11-7 e la coppia CavsRaptors 12-7. Ad Ovest la situazione è piuttosto simile con Spurs, Wolves e Blazers a guidare il gruppo degli inseguitori che si chiude con i Lakers e gli ondivaghi Thunder di questo inizio di stagione. Non è certamente già periodo di bilanci, è troppo presto per trarre conclusioni, ma certo è che al momento la lotta per i playoff sembra davvero interessante in entrambe le Conference.

TOP

CLEVELAND CAVALIERS

Dopo le 4 sconfitte consecutive, dopo quella con gli Hawks (probabilmente il punto più basso raggiunto in stagione se non in carriera da una squadra di LeBron) e dopo l’ultima subita a Houston (un 117-113 che ci può tranquillamente stare) i Cavs hanno ripreso a correre e non si sono più fermati. Con quella ottenuta in casa contro Charlotte, i Cavs hanno messo insieme 7 vittorie consecutive e come detto in precedenza si sono riaffacciati ai piani alti di una combattuta Eastern Conference dove condividono il terzo posto con i Raptors. Durante questa serie di vittorie King James e compagni hanno segnato quasi 112 punti a partita, un netto miglioramento rispetto alla parte precedente di stagione ed un dato fondamentale per una squadra che seppur in leggero miglioramento anche in difesa non sarà mai tra le migliori in quella metà campo o perlomeno non lo sarà in regular season. Infatti da qualsiasi parte le si guardi, tradizionali o avanzate che siano, le statistiche difensive dei Cavs sono costantemente tra le peggiori: posizione numero 22 per punti concessi agli avversari, 24 per palle perse forzate, 25 per percentuale di tiro concessa agli avversari, addirittura terzultimi per quanto riguarda la percentuale da 3 punti e un eloquente penultimo posto per quanto riguarda il defensive rating. Il concetto in breve è: i Cavs non sono una squadra che difende bene, segnare contro di loro è relativamente facile, ma almeno adesso l’attacco è tornato a girare bene e le vittorie arrivano. Con un LeBron James capace di guidare la squadra nei finali punto a punto (secondo per punti totali, primo per media ed efficienza nel cosiddetto clutch time) e mietere triple doppie come se il peso degli anni per lui non si facesse mai sentire, sembra davvero presto per scrivere la parola fine sulle ambizioni da Finals dei Cavs.

Parola che purtroppo aleggia pericolosamente nella testa di Derrick Rose: è notizia di questi giorni che il playmaker ex Bulls e Knicks si sia allontanato dalla squadra per riflettere sul suo futuro nella lega, sopraffatto dalla frustrazione per i continui infortuni e dal confronto con cosa era e poteva diventare, rispetto a che cosa è invece è oggi. Per un ragazzo di nemmeno 30 anni (classe 1988) che è stato il più giovane MVP della storia della NBA, chiudere in questo modo la carriera sarebbe qualcosa di profondamente triste, ma non deve’essere facile convivere coi fantasmi del suo glorioso passato e le ombre del suo incerto futuro: se così sarà ed abbiamo già assistito all’ultima partita in NBA di Derrick Martell Rose da Chicago, non possiamo che ritenerci fortunati per aver potuto ammirare i lampi folgoranti di uno dei più sfortunati talenti di sempre.

FLOP

ORLANDO MAGIC

Dopo un inizio ben al di sopra delle aspettative, i Magic sono tornati bruscamente sulla terra “grazie” a una serie di 8 sconfitte consecutive che ha fatto scivolare gli uomini di coach Vogel ben lontano dalla zona playoff. Il crollo in casa Magic c’è stato ed anche piuttosto verticale, con la squadra che sembra essersi bruscamente riassestata sui bassi livelli dell’anno scorso, con i giocatori che singolarmente sono tornati a manifestare le loro lacune individuali che sembravano essere state superate nello sfavillante inizio di stagione. Due numeri sopra tutti per riassumere le due facce della stagione fin qui vissuta in Florida: i Magic sono passati dal secondo miglio attacco al sedicesimo (offensive rating) e dalla settima miglior difesa alla ventiquattresima (difensive rating). I numeri su base stagionale non sono ancora totalmente orribili poichè l’effetto è ancora mitigato dal buon inizio di stagione, ma dopo il periodo di assestamento necessario a quelle squadre che hanno cambiato tanto (anche a causa dell’inizio anticipato con conseguente diminuzione della preseason) e favorevole a quelle che sono rimaste più intatte (come appunto i Magic) ecco che vengono fuori tutti i limiti di una squadra che era stata costruita per “ambire” a posizioni bassissime per puntare ai vari Doncic, Ayton, Porter, Bageley al prossimo draft e che con tutta probabilità ci riusciranno.

 

Alessandro Sciaboni

 

 

 

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