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NBA Week 7: chi riuscirà a fermare LeBron e a risollevare Memphis?

by • 4 dicembre 2017 • TimeOut NbaComments (0)98

Una nuova settimana di NBA va in archivio ed eccoci pronti a raccontarvi il meglio.

Sicuramente l’evento caratterizzante è stata la prima espulsione in carriera di LeBron James: una situazione più unica che rara dato che è arrivata dopo ben 1082 partite nella Lega! Una reazione piuttosto esagerata del #23, scaturita dopo un contatto non fischiato a fine 3° quarto con i suoi Cavs comodamente avanti di 23 lunghezze. James si è potuto consolare (oltre con le vittorie di squadra come vedremo più avanti) con il raggiungimento del 10° posto nella classifica All-Time per canestri segnati: un ulteriore tassello in una carriera da alieno.

Uno degli altri supereroi della Lega veste il numero 30 e vive ad Oakland: stiamo parlando di Stephen Curry, che in settimana ha raggiunto l’8° posto nella classifica dei migliori realizzatori da 3 punti di tutti i tempi. Il dato impressionante è che al momento del sorpasso (1989 triple mandate a bersaglio contro le 1988 di Jason Kidd) il folletto di Akron avesse disputato appena 595 partite: per rendere l’idea, tutti gli altri giocatori presenti nella graduatoria superano abbondantemente le 1’000 partite.

Un ultimo capitolo lo merita il match tra Detroit e Philadelphia, che ha attirato molte attenzioni ed è stato reso incandescente dalle schermaglie dialettiche tra Drummond e Embiid. Questo capitolo è stato vinto dal camerunense sul campo, ed è stato bello l’abbraccio finale tra i due e l’ammissione che è tutta una presa in giro social per divertirsi. Intanto le due squadre rivelazione di questo avvio di stagione veleggiano su vette inesplorate della Eastern Conference e continuano a togliersi soddisfazioni.

E ora andiamo ora a vedere i TOP e FLOP della settimana:

 

TOP CLEVELAND CAVALIERS

Li hanno attaccati e criticati, hanno litigato al loro interno e hanno vissuto l’addio (temporaneo?) di Derrick Rose: eppure guardando la classifica i Cavs sono di nuovo lì. Non sono passati nemmeno due mesi di gioco, il record negativo è soltanto un lontano ricordo e la risalita rabbiosa ha portato la corte di LeBron James al 2° posto dietro solo ai Celtics. Chi aveva dato Cleveland per morta troppo presto dovrà ricredersi perchè dalle parti dell’Ohio non hanno alcuna intenzione di abdicare la corona dell’Est, e le 11 vittorie consecutive hanno riportato il timone a dritta dopo la burrasca. Ovviamente il principale artefice di tutto ciò è il comandante LeBron, che sta trascinando di peso i compagni come mai fatto in carriera. Entrati nel mese che porterà al suo 33esimo compleanno, James sta facendo registrare 37 punti a gara (miglior dato dal 2010), con 8,7 assist (record da quando è in NBA) e le migliori percentuali dal campo mai viste fin qui (58% da 2, 41% da 3 e 77% ai liberi). Il Re è stato determinante in più occasioni nei finali, come con Memphis dove è stato l’autore di tutti e 13 gli ultimi punti dei Cavs, e sta dando tutto se stesso per non lasciare per strada più nessuna vittoria (anche mentalmente, come con la già citata espulsione). Tutto questo bisognerà vedere come influirà sul lungo periodo, perchè se è vero che la Eastern Conference ha una reale contender in più in Boston, il vero obiettivo dei “wine & gold” deve essere puntato sulle Finals di giugno. Intanto però “the mistake on the lake” si gode la versione migliore del suo figlio prediletto, con giocate da stropicciarsi gli occhi ogni notte, per una scossa che era tutt’altro che scontata.

 

FLOP MEMPHIS GRIZZLIES

In Tennessee invece stanno vivendo una situazione diametralmente opposta. La striscia aperta è ugualmente di 11 partite, ma in questo caso si tratta di sconfitte. Le partenze estive non sono evidentemente ancora state riassorbite e i contrastri già avuti in passato all’interno dello spogliatoio sono deflagrati con il perdurare dei risultati negativi. Ne ha fatto le spese il coach Fizdale, esonerato quanto il conteggio di “Loss” era a quota 8, per le insostenibili divergenze con parte della squadra. Lo stesso Mike Conley è intervenuto in conferenza affermando di “essere lo psicologo del gruppo e di aver cercato fino all’ultimo di fare da tramite tra l’allenatore e la squadra”, ma l’aver lasciato in panchina Marc Gasol per l’intero ultimo periodo nella sconfitta contro i non irresistibili Nets è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il catalano si è difeso dicendo di non aver chiesto esplicitamente la testa del coach, ma è evidente come una delle stelle più luminose della franchigia fosse l’elemento in maggiore contrasto con Fizdale. Ora il vice JR Bickerstaff ne ha preso le veci ad interim, non riuscendo però a trovare una soluzione nella prima settimana di lavoro. A favore del coach licenziato si è movimentata tutta la NBA, con pareri illustri piovuti da tutti i lati che evidenziavano come non fosse sua la colpa. Ma ormai il dado era tratto a Memphis, e i Grizzlies di un ciclo sul viale del tramonto dovranno trovare una strada interna per non rimanere fuori dai playoff e anticipare il rebuilding.

 

Luca Marchesini

 

crediti immagini: Facebook, pagine ufficiali NBA e delle Squadre

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