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NBA Week 2 piena di spunti: Embiid, KD vs Westbrook e dominio Cavs

by • 7 Novembre 2016 • TimeOut NbaComments (0)792

Va in archivio un’interessante seconda settimana di regular season NBA, con tutte i motivi di interesse tipici degli inizi stagionali: curiosità per i rookies, per i giocatori che hanno cambiato maglia, rientri, conferme, delusioni, ritorni…

Partiamo proprio da un ritorno tanto atteso, soprattutto per gli appassionati di college basket e i suoi seguaci su Twitter: Joel Embiid dei Philadelpihia 76ers. Il centro camerunense da Kansas è stato costretto a saltare le ultime due stagioni NBA a causa di una serie di gravi infortuni (al piede e alla schiena) che gli sono valsi il nickname “The Process“, autoconferitosi in onore di Sam Hinkie. Durante questo lungo periodo di riabilitazione però Joel non si è perso d’animo, ha costantemente lavorato sulle sue lacune del suo gioco (anche perchè ha iniziato a giocare seriamente a basket solo a 16 anni) e i risultati al suo rientro in campo sembrano averlo ripagato dell’attesa: movimenti spalle a canestro fluidi ed efficaci (48% dal campo), atletismo, protezione del ferro (3 stoppate di media a partita), un tiro da fuori affidabile (67% da 3, la migliore della NBA con anche un 4/4 contro i Cavs) così come dalla lunetta (80% ai liberi). Insomma, pare proprio che con due anni di ritardo Joel sia pronto per prendersi Philadelphia sulle spalle e portarla verso un futuro migliore: Trust The Process.

L’altro argomento caldo di questa settimana è stato senza dubbio lo scontro tra la coppia scoppiata dell’anno: Westbrook vs Durant, Thunder contro Warriors. Considerando che Russel si presentava all’incontro in verione dominatore della NBA con una tripla doppia di media, non stupisce come sia arrivato al palazzetto indossando una pettorina da fotografo per irridere l’ex compagno (era stato fotografo del Superbowl per The Players’ Tribune). Tuttavia Westbrook tradisce in campo le premesse ed è Durant a prendersi la ribalta: prestazione sublime, 39 punti e vittoria con ampio margine per la sua nuova squadra. Il primo scontro se lo aggiudica KD, ma sarà un duello a distanza lungo tutta la stagione: lotta per MVP e top scorer, All Star Game dove saranno di nuovo compagni, i prossimi incontri in regular season e lungo i playoff… Noi siamo pronti a goderci lo show!

TOP

Cleveland Cavaliers

Chi se non loro? Anello al dito, prtenza perfetta, imbattuti ed al momento imbattibili. Ad est la supremazia del Re e della sua corte non sembra minimamente in discussione anche quest’anno: roster confermato praticamente in toto (solo Dellavedova e Mozgov hanno cambiato aria ma erano praticamente fuori dalle rotazioni alle Finals) e non c’è più “ansia da risultato” dopo che circa 1,3 milioni di tifosi Cavaliers si sono riversati in strada per la parata di Giugno. Un attacco sensazionale (miglior Offensive Rating della lega con 115.2), letale soprattutto dalla distanza (più triple a segno di tutti) e nella capacità di andare in lunetta (quarti per liberi guadagnati). In settimana hanno liquidato le pratiche Houston (128-120), Boston (128-122) e Philadelphia (102-101). A voler essere pignoli, la fase difensiva si può migliorare (15 squadre hanno un miglior Defensive Rating) soprattutto per potersi permettere più quarti periodi di sereno garbage time e abbassare il minutaggio dei giocatori chiave in una stagione così lunga, in particolare un certo numero 23…

FLOP

New Orleans Pelicans

Anche in questo caso la scelta è stata molto semplice: non tanto perchè le hanno perse tutte, ma sopratttutto per il fatto che le hanno perse tutte nonostante abbiano Anthony Davis. Il monociglio relegato in una squadra così mediocre fa oggetttivamente male al cuore degli appassionati, 30 punti di media per non vincere mai e la ragionevole certezza dell’ennesima stagione senza playoff già ai primi di novembre devono essere motivo di tremenda frustrazione per uno dei talenti più puri e indiscutibili della lega. Il secondo peggior Offensive Rating, una difesa gravemente insufficiente i cui buchi sono coperti solo in parte dalle stoppate di Davis (oltre 3 a partita, il migliore) ed un roster oggettivamente non all’altezza della Western Conference rendono possibile un unico commento: #freeMonociglio

Alessandro Sciaboni

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