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Pearl Jam – Ten (1991, Epic)

by • 1 Febbraio 2013 • Il disco dei ricordiComments (0)2532

 

 

 

Una nuova rubrica che guarda al passato, per capire da dove veniamo, attraverso alcuni dischi fondamentali, o dischi che in un qualche modo ispirano le nostre emozioni… Andare alla scoperta di personaggi e dischi, per fare riemergere ricordi ormai andati, epoche a cui siamo legati, anni della nostra giovinezza, periodi particolari di cui abbiamo sentito parlare. Per i piu’ giovani sarà un motivo in piu’ per vedere dove si è formata la moderna scena musicale. Non sarà un documentario o una storia cronologica, ma un viaggio attraverso la musica, in tempi neanche troppo lontani, che mese per mese affronteremo insieme: benvenuti a bordo!

 

 

 

“TEN”  fu uno dei principali responsabili dell’esplosione del fenomeno  musicale della fervente scena di Seattle, e al pari di “Nevermind” dei Nirvana, di cui non patirà la concorrenza,  uno dei dischi  grunge più popolare di tutti i tempi.

Rappresentò agli inizi degli anni ‘90 la rinascita del suono duro, derivato dal’hard rock anni ‘70 e dall’attitudine punk, dando alle proprie canzoni un impatto poderoso.

Dopo oltre venti anni, rimangono tanti ricordi e grandi dischi rock, ma ben pochi gruppi sono  ancora in circolazione: sopravvissuti al ciclone generazionale dei 90’s, i Pearl Jam si sono fatti portavoce anche di un certo disagio politico e sono diventati un gruppo adulto.

La storia di Eddie Vedder, frontman della formazione americana, rappresenta il classico sogno nell’ immaginario del rock: inizia da Chicago, per passare nella città di San Diego, cavalcando le onde del mare californiano, con la grande passione del surf.

Per guadagnarsi da vivere, lavora ad un distributore di benzina, fino a che, nell’estate del 1990, riceve una busta con alcuni demo, da parte del futuro chitarrista dei Pearl Jam: Stone Gossard.

Eddie scrive i testi,  registra i pezzi vocali, che diventeranno “Once” (brano che aprirà impetuosamente l’album) e “Alive”, quest’ultimo vero e proprio inno di notevole forza, che porterà una grande notorietà ai Pearl Jam ed un enorme successo commerciale.

Il disco si avvale anche di testi molto efficaci: è il caso di “Jeremy”, scritta da Vedder e dal bassista Jeff Ament. Canzone drammatica, sofferta e travolgente che  racconta la vera storia di un ragazzo morto suicida, sparandosi un colpo di pistola in classe, la vicenda di un piccolo eroe perdente… Il video, il primo che non sia la ripresa di un concerto, premiato all’ MTV Music Awards, mostrerà le immagini della tragedia e per l’ultima volta comparirà Eddie Vedder. Per rivederlo in un videoclip della band, bisognerà aspettare gli anni 2000, quando ormai la carriera dei Pearl Jam sarà del tutto consolidata.

Even Flow” è un’altra hit da classifica, melodica, decisa, chitarre imponenti. “Black” è la “dream song” dell’album, armonioso coinvolgimento di chitarre e tastiere, accompagnata dall’energetica voce di Vedder.

“Oceans” mostra una versione di rock denso, sempre con chitarre in bella mostra, “Porch” aumenta il ritmo, e c’è lo spazio anche per un assolo in crescendo, sui rulli della batteria.

Raffinatezza e atmosfere più rarefatte per “Garden”, toni epici che sanno colpire la generazione disillusa di quel periodo; le parole del riscatto passano attraverso la voce vibrante di Eddie Vedder.

“Why Go” e “Deep” sono classici pezzi grunge, mentre la chiusura di “TEN” è affidata a “Release”, perfetto bilanciamento tra potenza e armonia.

Nel 2009 “TEN” viene ristampato in una “Legacy Edition”, rimasterizzato, con l’aggiunta di “TEN Redux” un secondo disco remixato da Brendan O’Brien, comprensivo di 6 tracce inedite, tra cui quella “State of love and trust” realizzata per la colonna sonora del film di Cameron Crowe, “Singles – L’amore è un gioco”,  a cui parteciparono come attori gli stessi Pearl Jam .

Uno dei migliori gruppi rock rimasti? Chi può dirlo… Dopo la morte di Kurt Cobain, Eddie Vedder, in una delle spettacolari esibizioni  della band americana, grida dal palco che la migliore vendetta è vivere.

Molti anni dopo, lo stesso Vedder, nel suo primo album da solista “Into The Wild” (utilizzato come colonna sonora dell’omonimo film), passa dalla furia grunge alla chitarra acustica, ma il suo speciale  messaggio di libertà si dissolverà nelle suggestive  immagini della pellicola dell’amico Sean Penn.

L’epilogo di questo importante disco lo si può ritrovare agli albori della nascita dei Pearl Jam: Eddie Vedder e Chris Cornell a firmare uno dei pezzi più belli dei “Temple of the dog”, band che vedeva componenti di Soundgarden e dei prossimi Pearl Jam.
Il sentiero per “TEN” era ormai tracciato.

 

PEARL JAM – Ten (1991)

 

Vittorio Ferrari

 

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