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Piccola Osteria Senza Parole - Massimo Cuomo (Edizioni E/O, 2015)

Piccola Osteria Senza Parole – Massimo Cuomo (Edizioni E/O, 2015)

by • 17 gennaio 2018 • ConcretaBook, evidenzaComments (0)289

“È venerdì diciassette e questo momento lo ricorderò per sempre. Ci siamo quasi tutti, ma il bar è raccolto in un silenzio concentrato. Si sente solo l’inno nazionale della Bolivia.” (p. 19)
 
La provincia, la nebbia, il solito bancone e la barista procace: Piccola Osteria Senza Parole sembra la ballata di un cantautore nostalgico della sua terra, a metà tra divertimento e melodramma. La storia degli avventori del Punto Gilda è un compendio di ruvida saggezza popolare e romanticismo da balera, con forti echi di Tondelli e Benni.
Le storie d’amore, nel bar osteria, si attaccano come una malattia, tra gli sgabelli sporchi di slot machines che hanno un nome e una storia.
La trama ce la racconta un ragazzo che sa in un angolo del locale a scrivere, un pretesto ideale per tratteggiare in tempo reale, quasi come fa il cornista dei mondiali del ’94, lo scorrere del tempo nell’osteria persa nel far east di un’Italia lenta e dimenticata. A Scovazze si capisce chi arriva ascoltando, da chilometri, il rombo dell’auto.
Lì, “uno straniero lo riconosci al volo. Anche perché non ne passano mai”. A parte un certo Salvatore Maria Tempesta, che viene dal sud e, come tutti i malinconici personaggi di Cuomo, cerca qualcosa: un campanile. Accolto in malo modo perché straniero, diventa l’icona della costante difficoltà di comunicare e della implacabile voglia di provarci, a trovare quei punti di contatto. I discorsi, tra gli avventori del bar osteria, sono secchi e ruvidi come la terra dei campi friulani: fortuna che esiste il paroliere, lo stratagemma arguto che l’autore introduce in un contesto in cui sembrerebbe non c’entrare nulla. E invece… “Il Paroliere, certe notti, ti dice come stai. O cosa devi fare”.
Comunque, Scovazze non esiste: l’ho scoperto a metà racconto e non l’ho presa benissimo.
 
“Non è notte da dormire. È una notte di rane e nuvole, di pensieri. Scovazze scivola verso l’alba di un nuovo giorno senza che nessuno se ne accorga. Potrebbe staccarsi e cadere. Un punto sul confine del nulla che d’inverno sparisce nella nebbia e d’estate nel granturco. Ci arrivi per caso, a Scovazze, per errore. O per una specie di missione, come quella di Tempesta.”
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Chiara Ferrari
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