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Playoff NBA: nessuna sorpresa a Ovest, upset dei Pacers a Est!

by • 18 Aprile 2016 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)842

I playoff NBA sono finalmente cominciati: nonostante si sia giocata una sola partita per ogni serie, c’è già tantissimo materiale del quale discutere.
Vi terremo sempre aggiornati sull’andamento di questa post-season, che si annuncia epocale: da un lato la squadra reduce dalla miglior regular season di sempre, i Golden State Warriors, troverà sulla propria strada un’altra squadra che ha giocato una stagione memorabile: i San Antonio Spurs. Kevin Durant e Westbrook comunque non staranno a guardare.
Sulla sponda Est, è il Re contro tutti: qualcuno riuscirà a impedirgli di giungere alla sesta Finale consecutiva? Cercheremo di capirlo approfondendo ogni serie.
Ecco come sono andate le gare di Sabato e Domenica:

EST

Cleveland Cavaliers – Detroit Pistons 1-0
Tutti pensano che Cleveland chiuderà la pratica in sole 4 partite, ma ieri Detroit ha dimostrato che non renderà le cose semplici ai Cavaliers. I Pistons ritornano ai Playoff NBA dopo 7 anni e questo dà la giusta carica agli uomini di Stan Van Gundy. Reggie Jackson parte subito forte aiutato da Morris e Caldwell-Pope. Per tenere testa a Detroit, Cleveland ha bisogno dei migliori big three fin dall’inizio. James sfornisce assist e Kevin Love e Kyrie Irving concludono. Ma la difesa di Cleveland concede molto e i Pistons ne approfittano per portarsi avanti a fine primo tempo per 58-53, grazie alla tripla di Caldwell-Pope. Gli uomini di Stan Van Gundy concludono la prima metà di gara con un ottimo 62% dal campo. Ad inizio secondo tempo Detroit continua a pressare i propri avversari e arrivano alla fine del terzo quarto avanti di 7 punti. Si gioca punto a punto con i Pistons che non mollano un possesso e i big three costretti a recuperare. La grande differenza di queste due squadre è proprio questa: Detroit gioca di squadra, mentre Cleveland si affida ai soliti tre. Per vincere si gioca in 5 e Cleveland inizia ad accorgersene. Nell’ultimo quarto la difesa di Lue inizia a girare e a concedere meno punti agli avversari. Grazie ad un’azione, che ricorda molto il movimento di palla degli Spurs, Dellavedova porta i suoi compagni a meno 2. Si arriva a 88 pari e Kevin Love infila due triple fondamentali per portare avanti i propri compagni. James striglia Irving per la poca attenzione in difesa e il playmaker risponde con una stoppata su Harris. Dopo quest’azione, Reggie Jackson decide che vuole risolverla da solo ma crea solo tiri forzati che non giovano alla sua squadra. Arriva anche un tecnico per eccessive proteste. La partita si conclude 106-101, ma Stan Van Gundy ha messo in difficoltà e non poco la prima seed della Eastern Conference. Per Cleveland i top scorer sono Irving con 31 punti seguito dai 28p+13 di Love e James con 22 a cui aggiunge 11 assist. Per Detroit c’è Caldwell-Pope con 23 punti, Morris con 20 e Jackson con 17 più 7 assist.

Toronto Raptors – Indiana Pacers 0-1
I Pacers sono gli unici ad aver vinto Gara 1 in trasferta, ossia sono gli unici ad aver vinto con il seed più basso dell’avversaria (7 vs 2). Merito loro di essere arrivati molto concentrati alla prima gara dopo aver saltato la postseason l’anno scorso, ma il grosso demerito è dei Raptors che giocano una partita troppo soft. George fatica al tiro nella fase iniziale e i punteggi vanno avanti in sostanziale parità per tutto il primo tempo. Nel terzo quarto la tendenza si inverte: George ingrana e ne mette 17, Lowry e DeRozan sembrano maledetti e giocano con percentuali irreali (3-13 per il primo, 5-19 per il secondo, solo 1-10 il tiro da tre combinato). Se non ci fosse Valanciunas (12 punti e 19 rimbalzi) a tenere attaccati i suoi, questa partita sarebbe finita molto prima. Purtroppo per lui, ha dovuto spendere tutti e 6 i suoi falli personali per difendere il pitturato. Da quando è uscito non c’è stata più storia. Oltre al centro, l’unica prestazione decorosa dei padroni di casa è quella di Cory Joseph che dalla panchina mette 18 punti in 24 minuti provando a mettere una pezza alla disastrosa uscita del backcourt titolare. Fra gli ospiti, oltre agli eccellenti 31 punti di George, risaltano i 15 di Ellis. Ora Toronto è pressochè obbligata a vincere Gara-2 per non rischiare di andare ad Indianapolis a giocarsi due partite di fuoco per evitare lo sweep. Credo comunque che una partitaccia del genere da parte dei canadesi sia più un episodio che una tendenza.

Miami Heat – Charlotte Hornets 1-0
Serie molto interessante fra due squadre con lo stesso record (48-34), che l’anno scorso sono rimaste fuori dai playoff e che quest’anno hanno fatto vedere buone cose andando leggermente oltre le aspettative. La prima partita è all’American Airlines Arena, che torna ad illuminarsi nelle serate di playoff dopo i fasti dell’era Big Three. Miami ci tiene a fare bene da subito con il pubblico favorevole e inizia con il piede giusto. Sulla prima sirena il parziale è di 41-22, la mano più calda è quella di Deng, che si scalda con 3 triple nel primo quarto e continuerà la serata positiva finendo top scorer con 31 punti. Charlotte prova a rimanere attaccata alla partita soprattutto con Batum (24 punti), ma il gioco perimetrale che prova ad impostare trova scarsi risultati contro gli ottimi difensori casalinghi. Le percentuali di Charlotte non sono male (43% da due, 35% da tre) ma i tiri presi (65) rispetto ai turnover (11) lasciano a desiderare. Bella partita anche per Dragic che chiude la sua prima presenza da titolare ai playoff con 10 assist tenendo in ritmo i suoi. Tra i novelli della postseason pure Whiteside fa una discreta figura, 21 punti e 11 rimbalzi. Sicuramente gli Hornets pagano lo scotto di giocare in trasferta la prima gara, ma un’imbarcata del genere (91-123) non dovrebbe essere concessa da una squadra i cui giocatori mediamente non sono proprio delle new entry dei playoff. Mi aspetto un segnale di ripresa soprattutto da Walker (19 punti) e da Jefferson (13 punti e solo 5 rimbalzi). Non è comunque da escludere che Miami possa vincere Gara-2 e che la ripresa degli Hornets inizi in casa propria. Ripeto: questa è probabilmente la serie più equilibrata di tutto il tabellone e difficilmente finirà prima di Gara 6.

Atlanta Hawks – Boston Celtics 1-0

Molto interessante è anche la serie tra Atlanta e Boston. Le premesse della regular season e dello primo scontro nella postseason hanno fatto intendere che la serie può andare avanti a lungo. Ad affrontarsi sono due squadre che non hanno nomi da superstar, ma che hanno un sistema di gioco davvero impeccabile, soprattutto grazie alle menti dei loro allenatori: Mike Budenholzer da una parte e Brad Stevens dall’altra. Atlanta parte subito forte, ma forse è più Boston che parte troppo piano. I Celtics sembrano imbambolati e non capire che i Playoff NBA sono iniziati. Il primo quarto si conclude 30-19. Nel secondo parziale le cose non migliorano. Boston continua a sbagliare e a concedere troppo in difesa. Atlanta ne approfitta e arriva ad un massimo distacco di +19. Nella prima metà di gara i Celtics su 52 tiri tentati solo 12 sono andati a buono segno (2/16 da tre). Nel terzo quarto Boston si risveglia e inizia ad accorciare le distanza grazie a Isiah Thomas e Avery Bradley accorciando a -9. Millsap e Scott riportano i propri compagni alla doppia cifra di vantaggio, +11. Nel quarto periodo, Marcus Smart entra in gioco e riesce a riportare in partita la propria squadra. Siamo 80 pari e Jae Crowder segna la tripla del sorpasso. Ma la gioia di Boston dura poco, perché Bradley è costretto ad uscire per un infortunio muscolare. Teague, a 4 minuti dalla fine, riporta la sua squadra avanti (88-86), e grazie a due assist consecutivi si finisce sul +4 con due minuti e mezzo rimasti. Turner ha la possibilità di pareggiare, ma con 30 secondi rimasti le chance per Boston sono poche, perché Atlanta sbaglia poco ai liberi. Si conclude per 101-102. Boston ha solo da recriminarsi di non essere partita col piede giusto e Atlanta deve imparare a gestire meglio il proprio vantaggio. I top scorer di Atlanta sono Horford con 24 punti e 12 rimbalzi, Teague con 23p e 12 assist e Bazemore con 23 punti. Per Boston ci sono i soliti 27 punti e 8 assist di Thomas, e i 18 punti di Bradley.

OVEST

 Golden State Warriors – Houston Rockets 1-0

Tutto come da pronostico nella serie tra i campioni in carica detentori del miglior record di sempre (Warriors) e l’ultima squadra ad essersi aggiudicata un posticino in postseason.

Il risultato finale 104-78 non lascia spazio ad alcun tipo di dubbio, questa sarà con tutta probabilità una serie destinata a chiudersi in fretta e nel modo più scontato.

Tuttavia l’inizio di gara era stato quantomeno equilibrato, con entrambe le squadre in confusione ed imprecise, con la retina dei padroni di casa che si muove per la prima volta con una tripla (neanche a dirlo) di Steph Curry quando il cronometro segna 9.40 nel primo quarto, mentre il tabellone dei Rockets attende fino ad 8.25 prima che Howard schiacci i primi due punti di Houston. La partita prosegue con triple in serie degli Warriors firmate da Green e Thompson, con Howard che continua ad essere l’unica soluzione offensiva nel confusionario playbook dei texani mettendo anche qualche libero a bersaglio.

A quel punto, dopo un illusorio canestro di Beasley, si scatena il dominio Warriors: arrivano a triplicare i punti degli avversari (18 – 6) per poi chiudere il primo quarto 33 – 15, di cui 16 del solo Curry (che quindi segna da solo più di tutta Houston). Il secondo quarto continua come era finito il primo, con uno show del numero 30: canestri da lacrime agli occhi, 24 punti con 5/7 da 3 all’intervallo. Dall’altra parte tutte le difficoltà di Houston racchiuse nelle statistiche del loro leader barbuto alla sirena di metà gara: per Harden la miseria di 4 punti con ben 4 falli, 60 – 33 per Golden State e finita. Tutto quel che succede dopo è sostanzialmente garbage time con l’infortunio a Curry come unico motivo di interesse: Steph gioca un paio di minuti zoppicando a inizio terzo quarto per poi arrendersi ed andare negli spogliatoi con quella che verrà poi diagnosticata come una distorsione alla caviglia. Fortunatamente non dovrebbe essere nulla di grave, con una doppia fasciatura era dato come disponibile già per l’ultimo quarto di gara ma si è preferito non rischiare. In gara 2 Curry ci sarà, ma anche senza di lui la distanza tra le due squadre sarebbe troppa per mettere in dubbio l’esito finale.

San Antonio Spurs – Memphis Grizzlies 1-0

Memphis è arrivata ai PO come una squadra stremata, con un record di 3-14 post-All-Star-Weekend, e con i suoi due giocatori migliori, Gasol e Conley, fuori per infortunio. Nonostante questo ci tengono ancora a ribadire che il Grit n Grind non è morto: non fatevi ingannare dal punteggio finale (106-74): gli ospiti sono riusciti a trascinare i grigi nel fango per i primi due quarti (dopo 9 minuti, entrambe le squadre viaggiavano sul 25% dal campo).

Primo e secondo quarto sono uno la fotocopia dell’altro, con Memphis che si manteneva a contatto salvo poi incassare un parziale che garantiva agli Spurs un piccolo distacco (10-2 il parziale del finale nel primo quarto, 11-2 nel secondo). Popovich dalla panchina predica ai suoi di giocare “smart”, ma è stato soltanto grazie a un paio di sfuriate di Leonard e di uno spumeggiante Parker che i suoi hanno chiuso in vantaggio di 11 lunghezze il primo tempo: i problemi degli Spurs, comunque, si sono limitati all’attacco, perchè non dovrebbe essere un problema per la migliore difesa degli ultimi vent’anni limitare attaccanti quali Tony Allen, Matt Barnes, Jamichael Green. Nel primo tempo solo Vince Carter (autore di una partita memorabile da 16 punti in 19 minuti con un solo errore al tiro), e qualche guizzo di Randolph sono le note positive di un attacco stagnante e francamente brutto da vedere, dove tanti giocatori rifiutano tiri aperti e dove gli spazi sono strettissimi (Carter in quella squadra è l’unico tiratore credibile, e l’area è sempre intasata).


Dal minuto 10 del secondo quarto in poi, comunque, il cambio di passo di Parker e Aldridge si fa sentire e gli Spurs pian piano scavano un solco che per gli avversari diventa incolmabile. Il terzo quarto è quello che chiude la partita, e quando mancano 12 minuti al termine, il vantaggio è di 30 punti. Vedremo se anche qui Memphis riuscirà a evitare lo sweep, ma come tutti i primi turni della Western Conference, questa serie sarà una formalità.

Oklahoma City Thunder – Dallas Mavericks 1-0

L’impressione dopo aver visto Gara 1 è che questa serie durerà anche meno del previsto. Mi aspettavo un approccio diverso dai texani, che speravo potessero, almeno nelle prime gare, mettere in difficoltà OKC grazie a qualche invenzione di Rick Carlisle (non smetterò mai di considerarlo nella top-5 degli allenatori della Lega, per come è in grado di sfruttare sempre al meglio le caratteristiche degli uomini che ha a disposizione).
Forse però il matchup con gli uomini di coach Donovan era il peggiore che Dallas potesse incontrare: i Mavs non sono una squadra di rimbalzisti (20-esimi per REB%, mentre OKC stravince nella categoria, soprattutto se andiamo a vedere i rimbalzi offensivi), e nella fase difensiva c’è il problema Nowitzki, debolezza che Westbrook ha evidenziato senza pietà, creando il panico sui p&r che coinvolgessero il lungo marcato dal tedesco. Il numero 0 ha così chiuso in doppia doppia (24+11 assist) giocando meno di 30 minuti.


Oltre a ciò, c’è ancora da considerare il secondo miglior attaccante della Lega (stiamo ovviamente parlando di KD, che ne ha segnati 23 letteralmente in pantofole, dando l’impressione, ancora più del solito, di segnare quando pareva a lui): l’unica corpo competente che Carlisle ha potuto gettargli addosso è stato Matthews, un eccellente difensore che però non ha i centimetri per contrastare il tiro di Durant, e più volte è stato punito con isolamenti in post-basso.


Se le cose in difesa si sapeva sarebbero state difficili, l’attacco però è stato una delusione totale: tolto il solito, eterno Nowitzki (18 punti con 7/15 al tiro), il resto della squadra ha collezionato un imbarazzante 18/69 dal campo, ed il secondo miglior marcatore dei texani, Dwight Powell, si è fermato a 8 punti.
Donovan quindi si è potuto permettere rotazioni lunghissime,e la partita non è mai stata in discussione, sin dai primi minuti.
Dunque, un rientro nella post-season positivo per i Thunder, assenti da 23 mesi dal palcoscenico che conta. Mi aspetto comunque che prima della fine i Mavs ne vincano almeno una, magari in casa, magari abbassando ancora di più il ritmo e sfruttando i problemi noti dei Thunder nella gestione degli ultimi minuti delle partite.

Los Angeles Clippers – Portland Trailblazers 1-0

Ci si aspettava una serie equilibrata, ma almeno per il primo match le cose sono andate diversamente. I Clippers demoliscono Portland 115-95 in un incontro che nel terzo quarto sembrava già irrecuperabile per la franchigia dell’Oregon, incapace di trovare una soluzione contro la supremazia angelena sotto i tabelloni e al tiro.

Grandissima prestazione di un Blake Griffin che tornava in quintetto ed era chiamato a dimostrare di essersi completamente ristabilito fisicamente e mentalmente dopo lo scontro con l’amico-magazziniere e il relativo infortunio. Dubbi che vengono spazzati via con una serie di grandi giocate, due schiacciate tonanti ai danni di Mason Plumlee ed un tabellino che a fine gara recita 19 punti 12 rimbalzi e 6 assist.

Il leader assoluto della squadra rimane comunque l’ineffabile Chris Paul, che nonostante l’assenza di anelli alle dita è sempre uno dei giocatori più determinanti di questa lega: 28 punti ed 11 assist per un’altra serata dove a comandare è il playmaker da Wake Forest.

Dall’altra parte Portland ha steccato decisamente la prima, forse tradita dalla poca esperienza a grandi livelli da parte di giocatori che hanno fatto una stagione sopra quelle che erano sempre state le loro dimensioni. Lillard a parte, gente come Harkless, Plumlee, McCollum e il resto del gruppo Blazers non aveva mai recitato la parte da attore protagonista in una serie di playoff: questo e la grande serata degli avversari possono spiegare la pesante sconfitta, ma coach Stotts dovrà pensare a qualcosa di più oltre all’Hack-a-DeAndre per poter sperare di portare a casa la serie.

 

 

Niccolò Battolla
Nanni Bellei
Nicolò Bonettini
Alessandro Sciaboni

Photo Credits: Facebook, pagine ufficiali delle squadre

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