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Playoff NBA: Toronto e Miami vincono Gara7. Avanzano Atlanta e Portland.

by • 2 Maggio 2016 • TimeOut NbaComments (0)1004

 

Il primo turno dei Playoff NBA si è concluso. Non ci sono state grosse sorprese però alcune serie sono state molte combattute arrivando sino a gara 7. Andiamo a vedere cosa è successo!

OVEST

Golden State Warriors – Houston Rockets 4-1

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con il mondo degli appassionati NBA in ansia per le condizioni del ginocchio di Steph Curry ed è arrivato il responso: distorsione al collaterale mediale del ginocchio sinistro e prognosi di 2 settimane circa, tutto sommato poteva andare peggio visto che il vecchio e probabilmente prossimo MVP dovrebbe riuscire ad essere in campo sul finire delle semifinali di Conference o comunque sicuramente per le finali di Conference.

Passato lo spavento e scongiurate rotture più gravi c’era comunque la pratica Rockets da archiviare e l’obiettivo è stato centrato senza troppa fatica: 114-81 il risultato finale di una gara senza storia, con Shaun Livingston a rimpiazzare ottimamente Curry in quintetto grazie alla sua regia pulita ed elegante (16 punti, ⅞ al tiro ed una sola palla persa). Già il primo quarto era stato abbastanza indicativo con un roboante 37-20 in favore dei californiani allenati dal Coach of The Year Steve Kerr, fresco di premiazione ma che dovrà rinunciare l’anno prossimo al suo vice Luke Walton in quanto al figlio di Bill è appena stata consegnata la scottante panchina dei Los Angeles Lakers. Il resto del match è un monologo Warriors, che si aggiudicano tutti i quarti di gioco e riescono anche a far riposare i titolari in vista del prossimo turno. I Rockets invece escono con le ossa rotte dalla serie, con un allenatore in costante bilico come Bickerstaff, una superstar con lacune difensive e di leadership forse incolmabili come Harden ed un supporting cast che necessita una grossa revisione a partire dall’addio molto probabile di Dwight Howard (che comunque ha giocato una discreta serie e ha ritrovato una condizione atletica perlomeno accettabile).

Oklahoma City Thunder – Dallas Mavericks 4-1

Una formalità la quinta e ultima partita di questa serie. Mark Cuban in un’intervista a bordo campo in apertura si brucia ogni speranza di forzare gara 6 stuzzicando il giocatore che più di ogni altro bisognerebbe non stuzzicare: il presidente dei Mavs infatti dichiara che Russell Westbrook è solo un All-Star, non una superstar. Risposta del numero 0: 36 punti, 12 rimbalzi e 9 assist, una gara in cui il suo dominio, e quello dei suoi compagni, è francamente imbarazzante.

Il leitmotiv della serie è sempre lo stesso: semplicemente l’attacco di OKC è troppo per la difesa dei Mavs, e per la terza gara consecutiva Donovan e i suoi flirtano con i 120 punti segnati (68 dopo i primi due quarti). 

Nel post-partita, in risposta alle dichiarazioni di Cuban, si segnala un velenoso “It’s an idiot” da parte di Durant, che poi insieme al compagno di merende rincara la dose rivolgendosi in toni non esattamente gentili anche nei confronti del povero Charlie Villanueva,

Portland Trail Blazers – Los Angeles Clippers 4-2

The world’s a tuxedo, and we’re a pair of brown shoes” cit. Billy Crystal, ovvero “Il mondo è uno smoking e noi siamo un paio di scarpe marroni”. Così il più celebre e fedele tifoso dei Clippers sintetizza quello che anche quest’anno si è confermata essere la stagione della sfortunata franchigia di Los Angeles. I Clippers più Clippers che mai perdono quattro partite in fila contro i sorprendenti Trail Blazers, che partiti come squadra in rifondazione si sono trovati prima ai playoff e poi addirittura al secondo turno, dove la favola rischia fortemente di finire contro i Golden State Warriors.

Ma torniamo alle sfortune biancorossoblu: il momento chiave che segna serie e stagione per i Clippers è in gara 4, quando dopo il riacutizzarsi del problema al quadricipite di Blake Griffin anche Cris Paul è costretto ad issare bandiera bianca a causa della rottura del quinto metacarpo della mano destra in un contatto difensivo su Gerald Henderson. Entrambi gli infortuni non permettono alle due stelle di tornare per il resto della serie e il discorso fondamentalmente finisce in quel momento: il morale dei Clippers crolla e la partita è vinta da Portland 98-84 grazie ai 30 punti di Aminu e un’altra prestazione di altissimo livello da parte di Plumlee con 14 rimbalzi e 10 assist.

In gara 5 si torna a Los Angeles con Pierce e Rivers a sostituire i due infortunati in quintetto ma ormai l’inerzia della serie è tutta a vantaggio dei Blazers che portano a casa l’incontro 108-98 con 49 punti in due della coppia Lillard-McCollum oltre ai 19 di Harkless e agli ormai soliti 15 rimbalzi di Plumlee. Per i Clippers non bastano le triple di Reddick (19 punti col 50% da 3) e i 17 rimbalzi di Jordan, in quanto la partita rimane equilibrata per quasi 3 quarti ma alla fine arriva l’allungo decisivo dei Blazers che si regalano il match point in casa.

Tornati in Oregon i Clippers ritrovano anche la loro consueta sfortuna: dopo 5 minuti di gioco Austin Rivers riceve una gomitata sull’occhio sinistro da Aminu che lo costringerà ad 11 punti di sutura. Onore però al figlio di Doc, in quanto nel terzo quarto tornerà in campo chiudendo con 21 punti, 8 rimbalzi, 6 assist e nessuna palla persa, anche se non basteranno. Infatti Portland porta a casa incontro e serie con un tiratissimo 106-103, che si conclude con l’errore di Crawford (32 punti comunque per il sesto uomo dell’anno) sul tiro per il pareggio successivo alla rimonta negli ultimi minuti di gara. Si chiude così un’altra stagione “da Clippers” dei Clippers, mentre per la Cenerentola dell’Oregon vedremo se scoccherà la mezzanotte sulla baia di San Francisco o se il ballo continuerà.

EST

Toronto Raptors – Indiana Pacers 4-3

Ci siamo lasciati sul 2-2 con i Raptors che faticavano ad imporsi da squadra con il seed più alto, complici le sue due stelle che non riuscivano a brillare. Da gara 5 DeRozan torna a far parlare di se, 34 punti in una sera “like my normal self” a detta sua. I Pacers provano a buttarla sul tiro da tre, se ne escono con un buon 13-29 (5-11 di George, 4-7 di Hill), ma alla lunga non riescono a mantenere il vantaggio e vengono sconfitti. Toronto è convinta di poter chiudere la serie in sei partite, ma i Pacers non si lasciano sopraffare e sfruttano la loro ultima possibilità casalinga. Tira e molla fino alla fine del terzo quarto, quando due liberi di George danno il via ad una striscia di 18-0 che archivia la pratica e manda tutti a gara 7.

L’ultima partita è a senso unico. I Raptors non ci stanno a farsi buttare fuori dalla numero 7, e per la prima volta dal 2001 si prendono quello che è loro (prima volta nella storia che passano il primo turno da quando si gioca alla meglio delle 7). Lo fanno ancora una volta con il ritrovato DeRozan (30 punti), ma il contributo è di tutti. Valanciunas 10 punti e 15 rimbalzi, il rookie Powell 13 punti, Lowry 11. La gara è super difensiva da entrambe le parti, in perfetto stile playoff. Indiana rimane indietro dal primo quarto e sembra soffocare, anche se non soccombe mai. A detta dello stesso George (26 punti) sono arrivati stanchi in questo finale di serie. Nella seconda metà dell’ultima frazione c’è un tentativo di aggancio. Allo scadere i Pacers si portano sul -3 e gli arbitri non vedono una leggera, seppur vistosa, spinta di DeRozan su Mahinmi a rimbalzo. E’ l’episodio che chiude la serie, con un faticoso 87-84 Toronto si qualifica al secondo turno.

E’ andata come doveva andare, nonostante tutto il filo da torcere dato da Indiana. Francamente, questi Pacers sono molto diversi da quelli che facevano paura agli Heat di Lebron, e arrivare a gara 7 è stato un buon risultato per loro. Toronto esce vincitrice ma ad un prezzo alto, è vero che anche Miami è arrivata a gara 7, ma la colpa dei canadesi è stata quella di non riuscire a tirare fuori le stelle fin dall’inizio. Più verosimilmente questa serie si sarebbe potuta chiudere in 5 gare, ma si sa, il bello del basket è che i pronostici sono fatti per essere smentiti.

Miami Heat – Charlotte Hornets 4-3

Ben ritrovati con la serie più equilibrata di tutto il tabellone. Ci eravamo lasciati con gli Heat in vantaggio 2-1 e la seconda gara di Charlotte da giocare. Gara 3 si può riassumere in un nome: Kemba Walker. Il playmaker di casa gioca come sa e ne mette 34, career high ai playoff. Gli Heat non sembrano troppo concentrati, tirano bene ma poco e soprattutto perdono molti palloni (17 turnover). Serie in parità, si torna a South Beach. La gara è equilibrata: gli allunghi ci sono da parte di entrambe le squadre ma vengono puntualmente recuperati. Si arriva fine quarto quarto e Lee mette la tripla del 90-88 dopo un rimbalzo offensivo catturato, 25 secondi sul cronometro. Gli Heat sfruttano male l’ultimo possesso, a detta loro c’è un clamoroso fallo non fischiato su Wade, per gli arbitri è stoppata di Lee. Charlotte guadagna il primo match point e può sfruttare il fattore casa di gara 6.

Peccato che il signor Wade Dwyane non ci stia a perdere, e sia parecchio arrabbiato per quel fischio mancato. Guida i suoi con 23 punti, chiudendo la partita in nelle ultime tre azioni: Prima una tripla, poi un jumper in fade-away dal gomito e per finire una stoppata su Walker a 15” dalla fine. Era da dicembre che Wade non tirava da tre, dopo aver sbagliato 22 triple di seguito, in gara 6 ne ha messe 2 su 2. Walker ha commentato dicendo “big-time players make big-time plays”.

Si va quindi a gara 7, e si gioca a Miami. Gli Hornets però non sembrano aver ricevuto la notizia perchèé in campo non ci scendono. Walker è irriconoscibile, 1-6 nella prima metà e 3-16 alla fine. Top scorer Kaminsky con 12 punti e 3-15 al tiro. I numeri di Miami invece cantano: 25 di Dragic, 16 di Green e 15 di Deng. La sirena del terzo quarto suona sul +30 per i padroni di casa: credo che non ci sia più nulla da aggiungere. Si ferma qui la cavalcata degli Hornets, che non possono fare altro che mangiarsi le mani per gara 6. Complimenti agli Heat, che definirei “schizofrenici” (citando il collega Battolla) per il loro repentino cambiamento che li ha portati dalle stalle alle stelle. Ora se la vedranno con Toronto e sinceramente non saprei fare un pronostico. Ovvio, la carta è a favore dei canadesi, ma Wade non muore mai come Dracula e Miami è una squadra davvero solida.

Atlanta Hawks – Boston Celtics 4-2

Siamo arrivati in parità a questa serie e il fattore campo è stato determinante. In gara 5 si torna ad Atlanta. Gli Hawks dominano tutto la partita e soprattutto dominano difensivamente il perno dell’attacco di Boston: Isaiah Thomas è limitato a soli 7 punti dopo aver mantenuto una media di 28.3. In questa sconfitta si sono mostrati molti limiti della squadra di Stevens: se Thomas non gira allora non gira il loro attacco.

In gara 6 Atlanta sbanca il Garden di Boston e si assicura la serie. Anche qui domina la difesa. Infatti gli uomini di coach Budenholzer costringono gli avversari ad un brutto 36.2% (12 stoppate). Atlanta sfalda così due tabù: era dal 1958 che non vinceva un turno contro Boston, e dal 1988 che non vinceva un incontro di playoff sempre a Boston.

La forza di Atlanta è la squadra e lo dimostrano anche i numeri. Tutto il quintetto degli Hawks è in doppia cifra nella media punti e tre giocatori della panchina hanno una media maggiore di 8. In più si deve aggiungere la grande difesa solida ideata dalla mente di Budenholzer che può essere considerata una delle migliori di tutta la lega. Questi sono sicuramente i punti con cui Atlanta può sconfiggere Cleveland nelle semifinali di Conference, ma deve lavorare molto sulle palle perse. Nell’ultima partita sono state 20 che non state sfruttate da Boston, ma i Cavs sono davvero letali in contropiede

Boston deve avere solo il rimpianto di non essere partita con il piede giusto in questa postseason. Stevens ha confermato il grande lavorio iniziato l’anno scorso, riuscendo a riportare Boston ai playoff  grazie alla forza del proprio gruppo. Per tornare ai tempi d’oro manca davvero poco: qualche veterano e la stella che da tanto tempo Danny Ainge sta cercando di portare al Garden. E sappiamo tutti quanto è interessante la Free Agency 2016.

Alessandro Sciaboni
Niccolò Battolla
Nicolò Bonettini
Nanni Bellei

Immagini: Facebook, Pagine Ufficiali

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

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