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Fenomenologia dello Zar

by • 20 Marzo 2018 • ConcretaWorld, Editoriali, evidenza, newsComments (0)544

Con oltre il 74% dei consensi, Vladimir Putin è ancora il presidente della Federazione Russa. Il suo mandato durerà 6 anni, grazie ad una modifica legislativa, e porterà Putin ad essere presidente fino al 2024, quando avrà 71 anni.

Sono passati solo 18 anni dall’inizio del XXI Secolo, ma la nuova era storica apertasi con l’11 Settembre non può che avere come protagonista (a sorpresa) proprio Putin. L’ “uomo del KGB”, lo “zar”, il “nuovo Stalin”. Colui che ha preso una Federazione Russa in ginocchio, senza più potere globale, con un’economia in crisi e una NATO padrona del mondo. E l’ha risollevata. Come?

I motivi per cui Putin è salito al potere sono certo interessanti, ma ancora di più lo sono quelli che lo hanno portato a consolidare il suo potere all’interno del paese, nonché all’interno degli altri paesi. Non ultimo l’Italia, dove Putin va sempre più forte e detiene oggi probabilmente una maggioranza in parlamento. E perchè Putin piace così tanto?

Chi cerca Putin nel passato, sbaglia. Putin ha realizzato tutto questo prendendo solo spunto dal passato, creando qualcosa di nuovo. Qualcosa che da tempo gli studiosi di politica chiamano “Putinismo”. Un mix di molti fattori che hanno funzionato in Russia, dove nel 2000 Vladimir vinse le elezioni con “appena” il 53% dei voti e oggi invece domina. Ma stanno funzionando molto bene anche qui ad Ovest!

PREMESSA

Per capire Putin è fondamentale capire il contesto in cui è nato e cresciuto. La sua “mitologia”, narrata da lui stesso ma spesso supportata dalla realtà, lo vede nascere in un contesto abbastanza povero, in una famiglia dedita alla patria, in un’epoca in cui la Guerra Fredda era molto calda.

Al contrario della famiglia, impiegata nell’esercito, Putin serve l’URSS nel KGB. Si imbeve di una buona dose di nazionalismo, ma non solo. Ha l’opportunità, scalando i ranghi, di conoscere il “sistema” comunista da vicino. Lo studia, lo osserva, ne capisce i pregi, ma soprattutto i difetti che incontra. Studia i punti deboli.

Vive in prima persona i giorni concitati della caduta sovietica, essendo in servizio in Germania Est nel 1989. Osserva il crollo conseguente di Muro e Unione, e comincia a pianificare i 10 anni che lo porteranno in alto, fino alla nomina a sorpresa a Primo Ministro nel 1999. Il motivo per cui Yeltsinlascia” il potere a Putin fa capire la “serendipità” della Storia, l’occasione colta da Vladimir.

Come detto, nel 1999 la neonata Russia era già a pezzi, inesistente a livello globale e minacciata da due nemici interni: la ribellione cecena condita di terrorismo e il potere degli oligarchi. Per un nemico interno, serviva uno specialista della sicurezza interna: un uomo del KGB. È cogliendo questa occasione che comincia il “ventennio”. Vediamo i fattori con cui si è costituita la fenomenologia di Putin.

1. MEGLIO PRIMA

Il primo ambito da cui Putin attinge è quello del conservatorismo. La Russia è un paese profondamente conservatore. Attenzione, non si confonda arretratezza con conservatorismo. Non va ignorata la storia recente della Russia, che nel secolo scorso è stata al centro di continui cambiamenti politici: in 100 anni, i russi hanno sperimentato l’impero, la rivoluzione comunista, la dittatura staliniana e infine l’apertura democratica. È abbastanza normale che il popolo sia “stanco” e chieda più tranquillità. Putin basa molto del suo consenso sulla promessa (mantenuta) di difendere lo status quo contro l’Occidente liberale rivoluzionario e la minaccia di un “globalismo” disordinato. Dopo gli anni ’90, in cui nel paese si è sperimentato un picco di criminalità, una crisi economica e una disfatta politica, è normale che il sentimento nostalgico porti i russi a preferire chi promette di “restaurare”. C’è stato un errore, Putin è qui per riportare tutto come era prima.

È un fattore che ha sicuramente presa anche nei paesi occidentali, per lo stesso motivo per cui ha avuto successo dieci anni prima in Russia: la crisi. Chi oggi non rimpiange gli “anni ‘90”? In quanti si interrogano sull’efficacia dell’euro, dell’UE, della globalizzazione? C’è stata una crisi, serve un colpevole. Serve tornare a prima, quando si stava meglio, e Putin questo lo propone da tempo.

2. CONTROLLO ECONOMICO

Ma da una crisi economica se ne deve uscire in qualche modo. L’economia russa era rapidamente passata in mano agli oligarchi, governatori potenti a livello politico grazie al potere economico acquisito nel tempo. Putin sale al potere anche grazie agli oligarchi, che vedono in lui un soggetto controllabile; e invece, tutto cambia.

Putin chiede subito sottomissione. Una cosa è la politica, una cosa sono gli affari. E un petroliere che prova a controllare un politico, finirà male. Per dimostrarlo, il 12 dicembre 2000 finisce in manette Vladimir Gusinskij, uno degli uomini più ricchi in Russia. Viene “graziato” da Putin solo dopo aver venduto allo Stato quasi tutti i suoi asset. Putin non vuole sconvolgere il paese, non annulla gli oligarchi, ma semplicemente comincia a sostituire quelli che non gli si sottomettono. E chi gli è fedele, fa un mucchio di soldi, come quello qui accanto.

L’economia russa diventa sempre più centralizzata. Dal 2005 al 2015 la percentuale di PIL proveniente dal settore pubblico passa dal 35% al 70%. Questo aspetto favorisce la visione di un Putin contro i nemici dell’alta finanza internazionale, un filone che raccoglie consenso in Europa oggi!

Putin fonda l’economia sull’energia, stringe patti con tutti i paesi occidentali per diventare il grande rubinetto del mondo. E non a caso, dopo essere rimasto nell’ombra, ha espresso dubbi sul cambiamento climatico: la Russia ha solo da guadagnare fra forniture di combustibile e nuove rotte commerciali artiche. Su questo punto, il presidente non si è esposto più di tanto, ma ha già raccolto consensi dei “negazionisti” di tutti i paesi.

3. TRADIZIONI

Gran parte della tranquillità che Putin infonde al paese deriva dal suo rispetto per le tradizioni. Pur non essendosi mai professato come fervente religioso, il presidente si mostra spesso in grande concordia con i capi religiosi russi, perorando la sua immagine di protettore del culto in particolare con il patriarca di Mosca. Ma Putin non trascura le altre religioni presenti, dal momento che in Russia convivono le tre grandi monoteiste. Il rapporto che lega lo Stato al clero è ben diverso dai nostri “Patti Lateranensi”. Putin ha il controllo economico del paese, ergo anche dei fondi e dei beni delle religioni. I suoi patriarchi, i suoi rabbini e i suoi imam approvano quello che fa e in cambio ricevono garanzie economiche e tutele. Un’incoronazione reciproca, un accordo perfetto, che spiega anche l’accanimento di Putin verso l’ISIS: lui sa bene che il terrorismo di matrice islamista è un pericolo per la stabilità del paese. E infatti gli attentati non sono mancati nella Madre Russia.

Ma l’aspetto tradizionale è il maggior terreno di scontro con l’ “Occidente decadente”. Il ruolo della donna, in Russia, è più volte messo in secondo piano rispetto all’uomo, per motivi del tutto culturali. I russi non vedono alcun problema in questo, ma anzi percepiscono con fastidio un atteggiamento di parità di un Occidente ai loro occhi sempre più immorale e lascivo. Un Occidente che, fra l’altro, si mostra di continuo “superiore” volendo imporre i suoi nuovi valori. Stesso dicasi per i diritti omosessuali. Per Putin la questione non si pone nemmeno, la lobby LGBT è forse il nemico pubblico numero uno. Fa tutto parte del pacchetto di “valori occidentali deboli” da cui Putin propone di proteggere i russi.

E non pensiamo ad alcun dispotismo su questi temi: la maggioranza dei russi è contro i diritti LGBT e la parificazione femminile. Ed è forse uno dei maggiori fattori che piace in Occidente, dove l’assenza di un’opposizione politica ai nuovi diritti ha fatto si che gli oppositori europei trovassero un “campione” in Putin. In pratica, a chi non piacciono queste “novità culturali” (spesso tradizionalisti o religiosi), piace Putin. Anche in Europa

4. POPULISMO

Se ogni elezione si trasforma in plebiscito, un motivo ci sarà. Va bene i brogli, va bene le intimidazioni, ma la maggioranza dei russi sta con Putin, non scordiamolo. Se è così è perché Vladimir è molto attento a quello che vuole il popolo e allo stesso tempo è molto bravo nell’instillare nel popolo bisogni a cui lui è la soluzione. Putin vuole piacere e ci riesce.

Il suo modo di porsi, la sua immagine (che vedremo dopo) e soprattutto le sue dichiarazioni hanno spesso una retorica populista. Nel nome del consenso, Putin farebbe di tutto, da cominciare una guerra ad uccidere una vecchia spia in pensione in Inghilterra prima delle elezioni. Quando può accontentare il popolo, lo fa. Quando questo intralcia i suoi piani, allora interviene per cambiare l’opinione pubblica.

Questa tecnica funziona ovunque, anche in Europa da parte dei nostri partiti o della sua propaganda . Se vi chiedete come sia possibile per lui gestire così l’opinione pubblica, forse avete perso la parte sul KGB. Questa sofisticatezza nella manipolazione è ciò che lo rende diverso dai leader del passato. E più saldo.

5. NAZIONALISMO

Il suo partito si chiama Russia Unita. Non che lui abbia bisogna di un partito, è un fantoccio per creare una sorta di unità storica con il vecchio “Partito”. Ma è un’indicazione importante della sua politica: tiene molto al collante nazionale. Questa parte di nazionalismo era del tutto assente sotto la guida comunista, dove il Partito era più importante della Patria. Per Putin c’è il popolo sovrano, e lui come garante nazionale. Il suo staff è multietnico, dai cristiani ai musulmani, dagli europei ai siberiani. Non esistono nemici interni, e non devono esistere motivi di tensione fra russi. L’unico nemico è esterno, ed è l’Occidente che vuole che la Russia sia come lui.

In questo, Putin è un perfetto campione di judo: para l’attacco e ribalta la situazione. Sotto la minaccia di un Occidente che vuole assorbire la Russia, la sua Russia prova ad assorbire l’Occidente con la propaganda. Ci sono poi altri campi tramite cui vuole pompare il nazionalismo nelle vene dei russi, come il sempreverde campo militare e quello sportivo. In entrambi i campi, c’è stata ultimamente una intromissione straniera: la NATO in Ucraina e la WADA per gli atleti. Questo ha compattato ancora di più la sua fazione.

Putin utilizza queste intromissioni per trasmettere l’idea di una “sovranità” nazionale di cui si sente la mancanza in Occidente, dove UE e NATO convincono sempre meno. In Russia questo è abbastanza naturale, anzi. I leader russi che si sono mostrati più amici con l’Occidente hanno fatto la figura dei deboli, e lo stesso Putin ha rischiato questo! La Russia si pone come un baluardo della difesa alla sovranità nazionale, mai vinta e mai piegata a tutto ciò che è sovranazionale. Nessuno può dire alla Russia cosa fare.

L’idea di “Putin contro il mondo” ha grande presa in Russia e in Europa, soprattutto in chi vede la globalizzazione come nemico. Il continuo “mostrare i muscoli” che spesso aumenta la tensione fra noi e la Russia, è un gioco calcolato da Putin. Mentre l’idea americana è di mostrarsi superiore a tutti, quella russa è di non mostrarsi inferiore a nessuno. Un ruolo più simpatico e sempre più giustificato.

6. ORDINE

L’ordine è uno dei valori a cui i russi sono più legati. Tradizione e sicurezza, la democrazia può essere accantonata in cambio di ordine, ANZI! I russi si chiedono a cosa serva la democrazia se non può garantire l’ordine. Ad ogni disordine, Putin risponde nel modo più duro possibile tracciando una linea chiara oltre la quale non si può andare.

Prendendo in esempio la politica, nel Parlamento russo ci altri partiti, tutti tollerati. E chiaramente ci sono politici che la pensano diversamente. Putin non interviene “alla Corea del Nord” per dire, lo fa solo se si sorpassa un limite. Non ha avuto problemi a incarcerare le Pussy Riot, il gruppo punk anti-sistema, o il suo oppositore Navalny, che riceve probabilmente fondi dallo Zio Sam. Sa bene quando intervenire duro e quando no.

La repressione fa parte delle sue carte, ma questo alla gente piace. È un’idea di ordine che funziona dai tempi del crollo della Repubblica di Weimar, e non dobbiamo sorprendere che abbia influenza in qualsiasi democrazia. Specie in un momento storico così.

7. PROPAGANDA

E qui arriva il jolly. Putin è un maestro della propaganda e l’Occidente se ne è accorto troppo tardi. In Russia questo si risolve con il semplice controllo dei media, che garantiscono la sua immagine.

Qui “da noi”, non potendo controllare i media e avendo perso tutti gli agganci dei partiti comunisti nazionali, si è fatto ricorso ad uno strumento semplice: Internet. Sono state fatte numerose inchieste e dopo l’elezione di Trump il vaso di Pandora è stato aperto. Si è scoperto che da anni il Cremlino creava contenuti da diffondere sui social. All’inizio si chiamavano bufale, poi ci si è accordati su “fake news”. Nessuno le chiama con il suo nome: propaganda.

Internet e il mondo dei social sono un media a tutti gli effetti, eppure non regolato e difficilmente controllabile. Questo è stato visto, giustamente, come il punto debole da cui colpire le democrazie. Gli agenti russi (non sono hacker, è semplicemente gente che sa fare il proprio lavoro) sono dei maestri nello sfruttare gli algoritmi e le falle dei sistemi: profili falsi, notizie false, distorsione della realtà. Esistono anche due siti ufficiali, Sputnik News e Russia Today (RT), incaricati di “spammare” ogni giorno notizie non false, ma faziose, per sostenere la causa russa anche in Italia.

E oltre a questo, Putin ha ripreso i contatti con i partiti europei, finanziandoli in cambio di appoggio. Non a caso, ha cominciato proprio da Francia (Le Pen) e Italia (Salvini e qualche 5 Stelle), cioè i paesi in cui il vecchio Partito comunista era più forte e l’opinione pubblica pro-Russia già presente.

Distorcere la realtà e pubblicizzare la versione russa delle cose, questo è lo scopo ultimo della propaganda di Putin. Un’arma a tutti gli effetti, un’arma che sta funzionando.

8. UOMO SOLO

Non si muove foglia che Vladimir non voglia. Il fascino del comando totale in un uomo solo è qualcosa di arcinoto, non dovrebbe sorprendere nessuno. Negli ultimi anni, dato il ritorno della Russia sullo scacchiere internazionale, è diventato molto noto il volto del ministro Sergej Lavrov, ma per il resto dobbiamo ammettere che c’è solo Putin a mettersi in mostra. L’idea che vuol far passare è che non esista opposizione a lui perché non esistono altri politici oltre a lui, solo suoi collaboratori.

Basti vedere la figura di Medvedev, presidente al suo posto per 4 anni e oggi quasi scomparso dai media. Putin si mostra sempre da solo, nessuna first lady, nessun collaboratore. Solo una grande passione per i cani. Ma in ogni apparizione è solo, quasi mai circondato da vice o fedelissimi, con un grande spazio vuoto intorno mentre cammina o mentre parla. Nonostante i quasi 20 anni passati al potere, non ha nemmeno indicato un erede, un suo successore, per non disperdere troppo il potere della sua immagine.

9. CULTO DELLA PERSONA

L’ultimo e più interessante fattore è il culto della persona, una cosa presa in parte da Stalin. Innanzitutto Putin sale al potere relativamente giovane, a soli 47 anni.

Da subito si propone come uomo di sport (li conosce tutti e li pratica bene) e dalle abitudini da “duro”. Un machismo che si può vedere dalle sue numerose foto a petto nudo che fa circolare in rete deliberatamente. Alcune foto sembrano prese in giro, ridicole ai nostri occhi. E invece funzionano eccome sulla sua immagine. Per farvi un paragone, funzionano come funzionano le immagini o i video di Berlusconi con le donne (perché funzionano)! Al di là di questo, ogni suo gesto, ogni sua smorfia è ben curata e motivata. La sua risata, rara, è capace di togliere credibilità a chiunque, la sua postura e le inquadrature servono a trasmettere potere.

La sua stessa storia è stata spesso riempita di eventi particolari che non ha mai confermato né smentito, per aumentare l’attenzione sul personaggio Putin. Basta una ricerca su Google per trovare molti aneddoti, anche palesemente inventati. Costituiscono, appunto, la mitologia che lui stesso si è creato.

 

Questi sono in sostanza i principi su cui Vladimir Vladimirovic Putin ha costruito il suo successo. Questi i motivi grazie ai quali la Russia si è rapidamente ripresa e oggi è tornata ad essere in primo piano nel mondo. Grazie alla sua rinata influenza mondiale, oggi esistono politici, partiti, paesi e persone pro-Putin e anti-Putin, la Russia è argomento quotidiano di dibattito in Europa e ogni mossa che riguardi lei vede sempre più divisione: una volta c’era il “blocco” sovietico, oggi c’è quello russo. Putin divide sempre più: o piace o si odia, o lo si ama o lo si teme. E lui non farà nulla per smettere ciò, perché è il suo scopo. Lo scopo di una Russia che sa di non avere i numeri per conquistare il mondo, e allora si vuole limitare a governarlo, dividendolo.

Da Cesare allo Zar, da Roma a Mosca. Divide et impera.

 

Andrea Stanzani

 

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