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RADIOHEAD: OK COMPUTER (Parlophone, 1997)

by • 7 Dicembre 2012 • Il disco dei ricordiComments (0)1827

 

 

 

 

Una nuova rubrica che guarda al passato, per capire da dove veniamo, attraverso alcuni dischi fondamentali, o dischi che in un qualche modo ispirano le nostre emozioni… Andare alla scoperta di personaggi e dischi, per fare riemergere ricordi ormai andati, epoche a cui siamo legati, anni della nostra giovinezza, periodi particolari di cui abbiamo sentito parlare. Per i piu’ giovani sarà un motivo in piu’ per vedere dove si è formata la moderna scena musicale. Non sarà un documentario o una storia cronologica, ma un viaggio attraverso la musica, in tempi neanche troppo lontani, che mese per mese affronteremo insieme: benvenuti a bordo!

 

 

 

 

“Ok Computer” riesce a coniugare il successo con la costante innovazione artistica, imponendo i RADIOHEAD come una delle rock band più inventive e geniali degli anni 90.

Thom Yorke (voce), Ed O’Brien (chitarra), Phil Selway (batteria), i fratelli Greenwood, Colin (basso), Johnny (chitarra e tastiere), giungono al terzo album dopo gli eroismi chitarristici e i toni epici di “Pablo Honey” del 1993 e la disinvolta maturità di “The Bends” del 1995.

Questo disco è il vertice creativo della prima parte di carriera della band di Oxford.

Per molta gente la musica è qualcosa di immobile, non certo per Thom Yorke: affascinato dalla capacità di Michael Stipe dei REM (di cui lo stesso Thom era un fan) di manovrare le emozioni, continua in quell’opera di evoluzione musicale che porterà avanti per tutta la fortunata carriera dei Radiohead.

Con un suono sempre più strutturato e sorprendente, il disco si apre sugli arpeggi del violoncello di “Airbag”, in una molteplicità di effetti e campionamenti è ancora presente la sensazione della canzone rock. Molto più articolata “Paranoid Android” (celebre il video di cartoni animati), melodica e muscolare, divisa tra abbandono e disperazione, sincopata, chitarristica, elettronica… capolavoro dominato dalla voce in falsetto di Yorke.

“Subterranean Homesick Alien” è un viaggio onirico ed immaginario, un pezzo dagli echi scintillanti, preambolo alla drammatica “Exit music (for a film)”, che apparentemente rallenta il ritmo sulle note di chitarra acustica e la voce profonda di Thom , per poi tornare a dischiudersi in un finale inquietante.

“Let down” scivola via piacevolmente tra chitarre tintinnanti, una potenziale ballata che potrebbe scalare le charts, se non fosse incastrata in un album di capolavori, come la successiva “Karma Police” : la strada notturna fievolmente illuminata nel videoclip , il pianoforte iniziale, il ritornello killer (“for a minute there I lost myself, I lost myself…”), il vortice elettronico finale che si ricollega alla breve litania computerizzata di “Fitter happier”, sono solo alcuni dei tasselli che compongono questo grande classico.

La rumorosa “Electioneering”, pur sempre nella meticolosa ricercatezza “made in Radiohead”, è il brano che più si avvicina ai canoni del brit rock.

La telecamera si sofferma sull’enigmatico volto di Thom Yorke: con rassegnata malinconia canta “No Surprises” (che i rappresentanti dell’etichetta Parlophone vedevano già come una numero 1), per arrivare ad un’altra delle vette delle produzioni della band inglese: “Lucky” (brano già pubblicato un paio di anni prima, con la collaborazione di Brian Eno).

Il sigillo di chiusura del disco avviene con la delicata “The tourist” scritta da Colin Greenwood.

Dopo ascolti ripetuti è ancora più impressionante la scoperta di nuove trame sonore e di particolari nascosti che animano le atmosfere di “Ok Computer”.

L’angoscia di brani come “Creep” qui è vissuta ancora più profondamente, con l’intimismo di Thom Yorke su tutto: non di certo un punto di arrivo, ma un ponte verso quelli che diverranno i suoni del nuovo millennio.

La band inglese sarà sempre all’avanguardia e lo testimonieranno lavori come “Kid A” e “In Rainbows”, o “The King of Limbs”, dove si uniranno i mondi degli accordi scritti a mano con la sintesi del computer.

Evento definitivo del 2012, il tour dei Radiohead ha mostrato ancora una volta la magia e l’imponenza emotiva di questa straordinaria formazione: nel nostro immaginario i caratteristici pannelli luminosi sono ancora sul palco a fare da splendida cornice ad uno dei brani tra i preferiti della band, guarda caso “Karma Police”.

 

RADIOHEAD – OK COMPUTER (1997)

 

Vittorio Ferrari

 

©2012 Concretamente Sassuolo

 

 

 

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