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Romboli di tuono sul mercato minors: l’intervista al procuratore 2.0

by • 9 agosto 2017 • Serie C Gold, Serie C Silver, TimeOutComments (0)666

Sapore di sale, sapore di minors.

Sapore di mercato minors, nello specifico: annunci, tagli, colpi, offerte e rilanci, il tutto per portarsi a casa il talentino che gioca nel giardino di fianco a palazzo, oppure il veterano dalla carriera invidiabile che – per scelte di vita, di cuore o lavoro – dà una svolta alla propria carriera e scende di categoria per continuare a tenere il ruvido del pallone tra le mani, o ancora l’Erasmus che a tempo perso si allena, per poi diventare pilastro inatteso di una squadretta di provincia.

Sapore di storie belle, semplici, affascinanti da raccontare, ma soprattutto da sentire.

Abbiamo parlato con chi, di storie del genere, non solo le può raccontare, ma le ha vissute sulla propria pelle.

Abbiamo parlato con Alessandro Romboli, giocatore e ora procuratore di decine di ragazzi che militano anche nei nostri campionati minori (Gold e C Silver), fino ad arrivare alla A2: classe 1975, Romboli è un nome piuttosto conosciuto del panorama cestistico bolognese, anche grazie ai suoi trascorsi nella Virtus Bologna: con lui abbiamo parlato di cosa vuol dire, oggi, essere un procuratore.

 

Quando hai capito che avresti fatto il procuratore di pallacanestro?

Alessandro Romboli: L’ultima stagione “vera” in cui ho giocato è stato in serie A Dilettanti a Firenze nel 2008/2009, dopodiché ho deciso di tornare verso Bologna. Quindi, in previsione di una futura attività a tempo pieno come procuratore e dei necessari passi formali per ottenere le abilitazioni FIP e FIBA – parallelamente all’attività di cestista in DNC presso la Virtus Imola – ho iniziato la mia avventura in qualità di scout, prima dalla compianta Mira Poljo, poi nella Sport Project Agency. Nel 2013 ho superato l’esame di procuratore e mi sono iscritto all’albo.

 

Cosa ti ha spinto a fare il procuratore di pallacanestro?

AR: amo questo sport nel bene e nel male, mi ha dato e preso tanto.

Verso la fine della mia carriera sportiva, ho ritenuto che la mia opera nella pallacanestro fosse incompiuta, come se mi mancasse ancora qualcosa,  così, avendo comunque acquisito un esperienza molto ampia in tutte le categorie, del panorama cestistico italiano, ho ritenuto che sarei stato in grado di esprimermi e propormi con consapevolezza e saggezza e riuscire a percepire opportunità e necessità di ogni tipologia di atleta e di questo ambiente.

Da li in poi ho avuto ben chiaro in testa il mio progetto di vita.

 

Cosa vuol dire essere procuratore nel basket, oggi?

AR: oggi fare il procuratore di Basket è una mission, è un momento complicato per diversi aspetti: una qualità sportiva in calo, poca disponibilità economica, numeri di giocatori e allenatori sproporzionato ai posti disponibili. E’ indubbio che la pallacanestro italiana stia vivendo un momento “morto”, un momento di stallo ed proprio per questo che non può far altro che crescere! .. ma in tutto questo, c’è un filo conduttore inconfutabile: la passione per questo sport, è come una droga, non ne puoi fare a meno.

 

Come decidere il meglio per i propri assistiti?

AR: ogni situazione è ponderata in modo diverso, ognuno ha le sue prospettive e aspettative. Bisogna cercare di riuscire a soddisfare le esigenze di ciascun cliente, compatibilmente con il tipo di proposta che si presenta di volta in volta.

 

Quanto contano i soldi? Ma soprattutto quanti ne girano?

AR: i soldi pochi o tanti che siano contano sempre, definiscono la natura del rapporto. Vivere di pallacanestro, oggi, non è semplice, e per vivere intendo mantenere una famiglia. Tuttavia se un atleta ha le qualità e talento e fin da giovane si applica è più facile che questa cosa possa accadere, la concorrenza è spietata, la motivazione flebile. Conta di più la motivazione che il denaro all’inizio, se sei bravo arrivano.. perché ce ne sono sempre per quelli bravi.

 

E’ difficile avere le redini di tanti ragazzi che sognano un futuro da professionisti?

AR: non particolarmente. Si instaurano rapporti di fiducia, ognuno diverso dall’altro che richiedono approcci diversi, con esigenze diverse. Attraverso la mia capacità, cerco di portare l’atleta a giocare al suo massimo livello possibile e a guadagnare il più possibile, compatibilmente con impegni di vita diversi (studio, lavoro, famiglia).

 

Le serie superiori battono sempre quelle inferiori?

AR: se per serie superiori intendi la serie A, personalmente mi coinvolgono maggiormente le serie sottostanti. Oggi la serie A da poco senso di appartenenza, troppi stranieri e pochi italiani, tuttavia il campionato per eccellenza che preferisco è l’Eurolega, ed è li che voglio arrivare a lavorare.

Mi piacciono le “minors”, mi piace scovare talenti, segregati in ambienti “sconosciuti” e cercare di portarli a vivere la pallacanestro in un modo più coinvolgente.

 

A quali aspetti fa attenzione un procuratore per prendere una decisione finale?

AR: il TEMPO in primis, a seguire la qualità delle informazioni.

 

Descrivi il panorama odierno nel mercato non professionistico

AR: è un mercato costruito sui rapporti umani, basato su aspetti di vita quotidiana, diversi da atleta ad atleta, da società a società. E’ differente interagire con chi lavora e gioca solo per il Basket, piuttosto che con persone che hanno altre priorità, ma hanno, comunque, la passione per la pallacanestro. E’ sempre entusiasmante.

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