Cookie Policy

Semifinali di Conference: l’inizio di una nuova era.

by • 17 Maggio 2011 • TimeOut NbaComments (0)844

 

Western Conference:

Los Angeles Lakers – Dallas Mavericks 0-4.

Non si tratta di uno scherzo, nè tantomeno di allucinazioni, è “tutto vero” : la squadra che si è sempre trovata ai vertici della lega negli ultimi anni è stata demolita, per certi versi umiliata dalla franchigia che, a distanza di mezzo decennio dalla Finale-caporetto contro Miami, è tornata ad entusiasmare per davvero i suoi caldissimi fan. L’analisi di tale serie non può che prendere in considerazione diversi aspetti, da quelli strettamente tecnici, ad altri di natura fisica e psicologica. Innanzitutto, una delle chiavi principali delle quattro gare disputate è stata la tattica adottata da coach Carlslie (di Dallas), ovvero quella di riempire l’area in fase difensiva (per contrastare quello che da sempre era stato il punto di forza dei Lakers: il dominio della zona pitturata), in modo da concedere spazio ai tiratori perimetrali dei Lakers (i vari Blake, Barnes, Fisher, Brown), che non sono mai riusciti ad avere percentuali accettabili; in fase offensiva, invece, sono stati 3 i fattori che hanno permesso ai Mavericks di avere la meglio di Los Angeles: il pick & roll tra i vari Kidd/Barea-Nowitzki/Chandler/Haywood contro il quale i Lakers hanno riscontrato enormi difficoltà difensive, il fenomeno tedesco Dirk Nowitzki, l’Mvp della serie, che nè Gasol nè Odom sono stati in grado di contenere e le percentuali dall’arco dei principali tiratori, ovvero Jason Terry (autore di 9 triple su 10 tentativi in gara 4!) e Peja Stojakovic, fino a qualche mese fa pressochè inconsiderato in quel di New Orleans, ora pedina fondamentale del team texano. I notevoli meriti della franchigia di Mark Cuban non sono però sufficienti a giustificare il tracollo di L.A, che non ha potuto contare sulle migliori prestazioni del catalano Pau Gasol, pressochè irriconoscibile, nè del veterano Derek Fisher, autore di una serie di errori banali nel finale di gara 3, quando il punteggio era decisamente in bilico e nè tantomeno della panchina (a parte Odom, che comunque non è stato un fattore); a tutto ciò va aggiunto il possibile problema-spogliatoio, al quale anche Andrea Bargnani, in una recente intervista, sembra aver attribuito la maggiore responsabilità della Caduta. Potrebbe esser stata l’ultima serie di playoff disputata da coach Phil Jackson, il più vincente nella storia di questo sport (per un totale di ben 11 titoli conquistati alla guida di Bulls e Lakers); un uomo che ha contribuito ad elevare Micheal Jordan e Kobe Bryant lassù dove alcun essere “umano” abbia mai messo piede.

 

Oklahoma City Thunder – Memphis Grizzlies 4-3.

Senza ombra di dubbio la serie più emozionante, equilibrata e spettacolare di queste semifinali di conference e probabilmente dell’intera post-season. Dopo aver eliminato i veterani dei San Antonio Spurs (vincitori dell’anello nel 2003, 2005 e 2007), i Grizzlies, che prima di quest’anno non avevano mai vinto una partita ai playoff, si sono dimostrati la vera mina vagante ad ovest, costringendo i più quotati e talentuosi Thunder a disputare per la prima volta una gara 7. La squadra del Tennessee (Mem) è riuscita nell’arduo compito di vincere la prima partita, in quel di Okc, disputando una gara ad altissima intensità, guidata dai 34 punti di Zach Randolph, alla miglior stagione della carriera. I Thunder si sono poi riportati in parità, ma al Fed-Ex Forum, mai così colmo e caloroso, hanno ripreso il comando della serie (2-1), dopo una gara fantastica, terminata all’over time, nella quale ancora una volta Randolph si è reso protagonista di una prestazione sopra le righe: 21 punti e 21 rimbalzi, di cui 8 offensivi. La gara maggiormente ricca di emozioni è stata la quarta, nella quale i Grizzlies si sono arresi al terzo over-time, dopo una serie di canestri pazzeschi (di Conley e Vasquez) che hanno permesso loro di agguantare Okc, ancora una volta guidata dal duo Westbrook-Durant (75 punti in due), i quali, insieme a James Harden(il vero e proprio “terzo violino”) hanno ripreso il comando della serie (3-2), che è poi stata riportata alla parità (3-3) grazie ad una superlativa prova di Randolph ed ad un’incolore prestazione della stella dei Thunder (KD). Al termine di gara 3, il playmaker Russel Westbrook è stato aspramente criticato dalla stampa locale per le sue scelte durante la gara, (che spesso lo hanno portato a forzare prendendosi tiri molto difficili) ed accusato pertanto di voler esser lui stesso il giocatore principale della squadra, mettendo in ombra il compangno Kevin Durant. Come sono soliti agire i grandi campioni, Westbrook ha risposto alle critiche disputando un’ottima gara 7 che lo ha visto concludere per la prima volta una gara di playoff con una tripla doppia (14 punti, 14 assist e 10 rimbalzi), contribuendo, insieme al solito Durant (39 punti), Harden e Collison (autore di una partita difensivamente sublime), a condurre Oklahoma City alla finale di Conference, per la prima volta nella sua brevissima storia. D’altro canto, Memphis esce dal confronto a testa alta e con uno sguardo al futuro che ora pare assai roseo, considerando che l’unico giocatore in scadenza di contratto è Marc Gasol (che tenteranno in ogni modo di farlo restare, dato lo straordinario apporto in questi playoff) e che potranno contare sul ritorno di Rudy Gay,

 

Eastern Conference:

Miami Heat – Boston Celtics 4-1.

I tre “Caballeros” hanno battuto i “Big Three +1” in una serie che ha seguito un corso diverso rispetto ai pronostici degli esperti Nba di tutto il mondo. Una serie iniziata con un “cappotto” subito dai Celtics; gli Heat infatti si sono portati sul 3-1 vincendo le due gare in case e andando a fare il colpaccio in casa dei “Verdi” in gara -4, portando “The Truth” e compagnia dover giocare da lì in poi ogni gara, ogni azione con un unico pensiero assilante “Win or Go Home”. Tutto si gioca sull’intensità e il ritmo di gioco, infatti già da gara -1 risulta chiaro che Miami ha molto più carburante dei “vecchi” Celtics. Pierce, Allen e Garnett vengono annullati offensivamente dagli Heat (tutti e tre tirano con percentuali bassissime) nelle prime due gare e costringono una delle migliori difese della lega a soccombere a causa di transizioni veloci, ad una fluidità sorprendente nel girare la palla e sfruttando i raddoppi sulle tre all-star per dar vantaggio agli altri elementi del quintetto. Oltretutto Rondo, la quarta stella, è sempre risultato assente, dimostrandosi inefficace contro gli Heat. La svolta per i Celtics sembra arrivare in gara-3, in cui il ritorno al Boston Garden sembra ridare speranza ai tifosi di Boston che vogliono appendere sul palazzetto il 18esimo “drappo” di Campioni Nba. In questa gara Boston grazie ad un magistrale Kevin Garnett, 28 punti e 18 rimbalzi, un eccezionale Paul pierce, 27 punti con 5 su 7 da tre, ed un eroico Rondo, che dopo un infortunio al gomito subito in uno scontro con Wade, ritorna in campo dando tutto sé stesso ed elargendo 11 assist. Tutto viene negato in gara-4 che fa comprendere come lo sport a volte viva di cicli temporali che sono destinati a finire. I “Big three” vengono sconfitti all’Overtime dagli Heat che li demoliscono grazie a un Wade sopra le righe che termina la gara con un bottino di 28 punti, 9 rimbalzi e 4 assist. In gara -4, da menzionare il “clucth shoot” sbagliato da Pierce negli ultimi secondi, emblema probabilmente della fine dell’egemonia Celtics ad east. Sul 3 a 1, pur smentite dalle dichiarazioni di Pierce che ancora crede nella rimonta, i Celtics cadono nuovamente all’America Airlines Center pur lottando con le unghie fino all’ultimo, emblema di un attaccamento ai colori bianco-verdi di tutti i giocatori del roster. I Celtics finiscono anticipatamente i Playoff pagando l’età media dei giocatori, la mancanza dell’intensità di Perkins sotto la plancia scambiato a metà stagione con Jeff Green che durante questa serie pare abbia giocato a “Nascondino” e l’infortunio di Rondo che ha condizionato le sue prestazioni nelle ultime partite. Non bisogna però tralasciare la prova impressionante degli Heat che hanno pienamente meritato il posto nelle Finali di Conference.

 

Chicago Bulls – Atlanta Hawks 4-2.

Pronti, via! Subito una gara persa in casa dai Bulls, utile per far parlare i molti che li ritenevano una squadra che si sarebbe sciolta pian piano alla pressione della post-season. I killer di Howard e dei Magic sembravano aver iniziato le semifinali di Conference con il piede giusto e con un Joe Johnson in grado di meritarsi il super stipendio firmato nell’estate più “calda” di sempre, da un Crawford che infila subito 22 punti e la sorpresa di questa serie: il playmaker Jeff Teague che si dimostra all’altezza di D-Rose. Purtroppo per gli Hawks però, le favole e i sogni di un “anello” ,quantomai improbabili, vengono subito fatti svanire dall’ MVP della stagione regolare che intende riportare con tutte le sue forze i Bulls alle finali dopo la fine dell’era dei 6 titoli dell’inimitabile Jordan. In gara-2 D-Rose, insieme a Noah e Deng, mette a segno un totale di 60 punti sugli 86 totali e puntando oltretutto su una difesa ben organizzata (che li ha portati al vertice della Eastern Conference nella regular season) dei due top player di Atlanta (Crawford e Johnson) costringendo l’intero team a prendersi cattivi tiri. In questa gara,vinta dai Bulls, tutte e due le squadre non brillano tirando male e concludendo con il 39% al tiro per Chicago e 33% per gli Hawks. Si arriva a gara-3 in casa degli Hawks, tutta la Philips Arena è pronta a saltare in aria per le giocate dei propri beniamini, ma D-Rose ha altro nei suoi piani e da vero “marziano” segna 44 punti con 7 assist e 5 rimbalzi, ribaltando l’inerzia della serie a loro favore. Gli Hawks non mollano e portano grazie ad una grande prestazione di squadra in gara 4, la serie in pareggio. Tutto può succedere nei playoff, questo è quello che ci insegna la storia. Tutti possono superare il turno, anche le squadre meno accreditate, questo però non è successo in questa serie. I Bulls nelle ultime due gare sconfiggono agilmente gli Hawks chiudendo la pratica, merito di un Boozer che sembra aver ritrovato le prestazioni che avevano spinto i dirigenti dei Bulls a portarlo nella Wind City, al solito Rose ed anche a un Luol Deng che potrà davvero esser decisivo nella serie con Miami.

 

FINALI DI CONFERENCE:

Chicago Bulls – Miami Heat: attualmente Chicago si trova in vantaggio per 1-0, dopo la vittoria per 103-82 allo United Centre.

Dallas Mavericks – Oklahoma City Thunder:

 

Marco Frigieri – Alberto Barbari

 

 

 


 

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy