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SIOUXSIE AND THE BANSHEES – JUJU (1981,Polydor Records)

by • 8 Marzo 2013 • Il disco dei ricordiComments (0)2858

 

 

 

Una nuova rubrica che guarda al passato, per capire da dove veniamo, attraverso alcuni dischi fondamentali, o dischi che in un qualche modo ispirano le nostre emozioni… Andare alla scoperta di personaggi e dischi, per fare riemergere ricordi ormai andati, epoche a cui siamo legati, anni della nostra giovinezza, periodi particolari di cui abbiamo sentito parlare. Per i piu’ giovani sarà un motivo in piu’ per vedere dove si è formata la moderna scena musicale. Non sarà un documentario o una storia cronologica, ma un viaggio attraverso la musica, in tempi neanche troppo lontani, che mese per mese affronteremo insieme: benvenuti a bordo!

 

 

 

Siouxsie Sioux (Susan Janet Dallion) e Steve Severin (Steve Baley), si incontrano per la prima volta nel 1974, amicizia che si svilupperà in seguito nei “Banshees”, nome ispirato dal film di Vincent Price “Cry of the banshee”, un racconto di E.A. Poe, lo scrittore preferito di Severin.

Provenivano da quel raggruppamento londinese di emarginati denominato “Bromley Contingent” che seguiva ovunque i Sex Pistols, fino a che arrivano ad allestire una vera e propria band e l’esordio fu allo storico locale “Club 100” di Oxford Street, con esiti disastrosi.

Diversi cambiamenti di formazione, con il chitarrista Marco Pirroni che lascia per gli Adam and the Ants sostituito da John McKay e l’inserimento di Kenny Morris alla batteria al posto di un giovane Sid Vicious, sono i primi sintomi di un tipo di suono che inizia a maturare.

Più cupi ed oscuri, brani decisamente dilatati nei tempi,  arrivano alla produzione del primo album con Steve Lillywhite e l’origine punk rock si sposta verso i lidi della dark wave, accasandosi all’etichetta Polydor, dopo che i fan avevano imbrattato le porte delle case discografiche con lo slogan: “Sign the Banshees!”.

La tumultuosa carriera dei Banshees vedeva l’inspiegabile e improvvisa dipartita di Mckay e Morris, alla vigilia di un nuovo tour, dopo la pubblicazione del secondo album: fu così che alla band si avvicinarono artisti come Robert Smith dei Cure, che li accompagnò nei loro concerti e il batterista Budgie, (vero nome Peter Clark, già nei Big in Japan e Slits) che rimarrà nella band in modo definitivo, sposando anche la stessa Siouxsie.

Nel 1981 diviene ufficiale l’unione del chitarrista John McGeoch (ex Magazine) al gruppo, che nel frattempo aveva intrapreso un’imponente attività live in tutta l’Inghilterra, mentre in luglio uscirà il quarto album “JUJU”, dopo l’uscita del singolo “Israel” nel dicembre del 1980.

Il rock dei Banshees si evolve verso toni decadenti, trascinante è “Spellbound” singolo d’apertura del disco, dai vorticosi ritmi tribali, che continuano anche nella successiva “ Into the light”, dominata dalla cupa voce di Siouxsie e dagli echi scintillanti della chitarra di McGeoch.

Arabian Knights” è un classico del post punk, brano epico dalle atmosfere orientaleggianti, una travolgente  cavalcata verso paesaggi sonori senza tempo. Si prosegue con l’inquietante “Halloween” , poi arriva la densa e claustrofobica “Monitor” e proseguono i toni lugubri sulle note di “Night shift” .

Basso pulsante, violento incedere di tamburi e ritornello recitato in modo ossessivo da Siouxsie in “Sin in my heart”, ritmo tagliente per la danza macabra di “Head Cut”, fino a giungere alla conclusiva “Voodoo dolly” rimanendo sempre sui temi esoterici che influenzano l’intero lavoro.

Fireworks” è un singolo che appare nella recente versione rimasterizzata, altro brano dalla classica impostazione new wave.

Tra romanticismo e spirito “goth”, Siouxsie and the Banshees influenzeranno un’intera scena musicale e “Juju” si conferma un disco affascinante, quasi un rituale dai risvolti magici, un brivido di attrazione del proibito: Siouxsie riesce a catalizzare diversi componenti dell’immaginario dark e la sua bellezza gotica da dominatrice in vestiti di pelle nera rimane ancora oggi irresistibile.

 

SIOUXSIE AND THE BANSHEES

JUJU – (1981, Polydor Records)

 

Vittorio Ferrari

 

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