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Sixth Sense – Roberto Gatto (2015)

by • 14 Dicembre 2015 • Kind of JazzComments (0)1542

 

coverL’album di questo mese è l’ultimo lavoro di Roberto Gatto, uno dei migliori jazzisti italiani contemporanei e sicuramente il massimo esponente nazionale del suo strumento, la batteria.

Pur non essendo il primo album di Gatto come leader, questo lavoro rappresenta una tappa importante nella sua ormai quarantennale carriera. Se fino ad ora Gatto era sempre stato un fenomenale solista e un ottimo sideman, allo stesso tempo aveva a volte dato l’impressione di essere un leader un po’ troppo esuberante, rischiando di perdere equilibrio all’interno dell’organico.

La particolare composizione del quartetto impiegato (composto dalla batteria di Roberto Gatto, dal contrabbasso di Doug Weiss, dalla tromba di Avishai Cohen e da Francesco Bearzatti al sax tenore e al clarinetto) e privo di uno strumento armonico (solitamente pianoforte o chitarra) rappresenta dal punto di visto dell’equilibrio dinamico una sfida importante. Solitamente è proprio lo strumento armonico che funge da maggior collante tra la sezione ritmica e i fiati (o i solisti in generale), e la sua assenza va colmata o puntando sulla grande pulizia degli arrangiamenti o su un lavoro “extra” di contrabbasso e batteria. In questo lavoro Roberto Gatto riesce a muoversi su un filo sottile, prendendo ispirazione da entrambe le vie.

Gli arrangiamenti sono sempre molto puliti, e il “vuoto” del pianoforte non viene mai  avvertito grazie al costante (ma misurato) apporto ritmico della batteria e armonico del contrabbasso, che conferiscono equilibrio ad un quartetto piuttosto difficile da reggere.

Nel disco si alternano brani originali di Gatto con composizioni di altri grandi autori, come Dave Brubeck, Duke Ellington, Ed Blackwell, Mal Waldron e Charles Mingus.

Sixth Sense cambia abbastanza l’atmosfera del brano originale di Brubeck, in origine tendente al blues. In questo caso i toni sono molto fumosi e misteriosi, con il contrabbasso che scandisce il passo e la batteria che soffusamente arricchisce l’accompagnamento. Il tema iniziale preceduto da qualche nota d’atmosfera del clarinetto, è eseguito all’unisono dai fiati, con un timbro davvero caratteristico e molto interessante.

Bonanza  libera invece tutta l’esuberanza di Roberto Gatto, prima con un tema sincopato dove le frasi dei fiati fanno quasi da controcanto agli interventi della batteria, poi con i soli dei fiati. Prima il sax, su un accompagnamento in linea con il ritmo del tema, poi con la tromba, a tempo raddoppiato, con ottima prova di virtuosismo di tutti gli interpreti. Il vero assolo di batteria precede un breve richiamo del tema iniziale, che chiude il brano.

Dee’s Dilemma è un classico brano be-bop, con il tema all’unisono tra i fiati, che viene impreziosito da alcune armonie create da sax e tromba molto azzeccate.

Nel complesso abbiamo a che fare decisamente con un buon lavoro, con il pregio di essere non solo un insieme di ottime performance solistiche, ma una grande prova di insieme, dove l’unione d’intenti e l’armonia dei vari strumentisti garantiscono un grande equilibrio al tutto, grazie anche ad arrangiamenti azzeccati e senza sbavature.

Alberto Spagni

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