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Soldado – di Stefano Sollima (2018)

by • 30 Ottobre 2018 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (0)194

Negli ultimi vent’anni la cosiddetta “lotta al narcotraffico” ha assunto, seppur con modalità e prospettive assolutamente differenti, un ruolo sempre più importante all’interno della fiction statunitense sia a livello cinematografico (Traffic), televisivo (Breaking Bad, Narcos) che letterario (il dittico Il Potere del Cane – Il Cartello di Don Winslow). Narrazioni potenti e appassionanti in grado di coinvolgere il pubblico non solo americano, evidenziando la violenza la complessità e la gravità politica sociale ed economica del narcotraffico.

In questo contesto, non fa dunque eccezione la trilogia ideata dallo sceneggiatore Taylor Sheridan (Hell or High Water, l’ottimo I Segreti di Wind River di cui firma anche la regia), della quale il precedente Sicario di Denis Villeneuve (Prisoners, Blade Runner 2049) e questo nuovo Soldado, diretto dal nostrano Stefano Sollima (ACAB, Suburra), costituiscono i primi due intensi capitoli.

Per quanto permangano alcuni elementi essenziali come l’ambientazione di frontiera, il deserto inteso non solo come terreno di battaglia ma anche come vera e propria condizione esistenziale del guerriero e la centralità dei personaggi Matt Graver e Alejandro Gillick, interpretati rispettivamente dagli ottimi Josh Brolin e Benicio Del Toro; Sicario e Soldado non potrebbero essere più distanti.

Nel solco tracciato da maestri dell’action movie come Michael Mann e John Woo, per il primo capitolo Denis Villeneuve, coadiuvato dal geniale direttore della fotografia Roger Deakins, opta per una messa in scena evocativa ed estetizzante; in un’ottica di “poesia della violenza” tesa a rendere ogni fotogramma denso di significato al fine di aggiungere pathos e spessore a uno script invero piuttosto superficiale.

In Soldado invece le cose cambiano. La guerra è iniziata, non c’è tempo per i fronzoli e gli estetismi. Bisogna agire, picchiare duro e in fretta; e Stefano Sollima si conferma il regista giusto per questo compito.

Fin dal suo esordio televisivo Romanzo Criminale-La serie, il regista romano ha infatti dimostrato una certa abilità e interesse nel raccontare l’ombra, i labili confini che in determinati ambienti e circostanza dividono il bene dal male, i buoni dai cattivi. Una sensibilità rara, affiancata da un gusto e da una conoscenza dei codici dell’action movie d’intrattenimento, che gli ha aperto, alla soglia dei 52 anni, le porte di Hollywood.

Conscio delle aspettative che gravavano su questo sequel, Sollima scegli intelligentemente di distaccarsi dal suo predecessore; sposando una messa in scena molto più cruda, dosando con mestiere l’acceleratore e la suspense. Il risultato, forte di uno script più calibrato del precedente, è un film oscuro sanguigno e muscolare. Un racconto di frontiera feroce, in cui, come suggerito dalle frequenti inquadrature panoramiche aeree, i destini dei singoli non sono che pedine di un disegno più ampio e spietato.

Al suo esordio hollywoodiano Stefano Sollima fa tutto bene, confezionando con classe e mestiere un ottimo action movie d’intrattenimento capace però di sollevare anche qualche non banale riflessione sull’ambiguità dei confini e di ciò che classifichiamo come giusto o sbagliato. Avanti così.

Voto: 7

 

Giulio Morselli

 

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