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Songs of Experience – U2 2

Songs of Experience – U2

by • 14 gennaio 2018 • ConcretaMusic, evidenza, newsComments (0)439

 

Songs of Experience – U2 2Transgenerazionali, inconfondibili, gli U2 hanno avuto il pregio di mantenere inalterato il loro genere negli anni. Non si può dire che con gli anni migliorino, al pari di certi vini, ma ancora una volta “gallina vecchia ha fatto un buon brodo”.

In questo lavoro c’è legame, un continuum con lo scorso album, Songs of Innocence, soprattutto nei contenuti dei testi: densi di interrogativi, metafore e similitudini, immagini e significati, anche profondi. A livello strumentale l’uso dell’elettronica è centrato: poco invadente, ben calibrato, mai scadente. La cosa bella è che i loro suoni più classici sono ancora una volta confermati nella maggior parte delle tracce: chitarra, basso, batteria e poco altro. In questo album viene forse fatto un passo indietro rispetto al precedente a livello di sperimentazioni: non saranno presenti perle come “Every breaking wave” o “Sleep like a baby tonight”, ma nemmeno completi fallimenti come “Volcano” o “Raised by wolves”.

Il singolo di lancio, “You’re the best thing about me”, è una piacevolissima sorpresa, personalmente la posiziono al primo posto tra le nuove tracce. Il testo è semplice, il tempo incalzante si presta a molteplici ascolti e per questi motivi si è trattato di un successo radiofonico annunciato.

“Get out of your own way” è il secondo singolo ed è un pezzo molto profondo, che richiede tempo per essere capito a fondo. A livello musicale è molto orecchiabile e in conclusione anche la strofa di Kendrick Lamar è tutt’altro che banale.

“American Soul” si apre come era finita la precedente canzone, in collaborazione con il rapper di Songs of Experience – U2 1Compton. Personalmente poco apprezzato (purtroppo), ma sempre più personaggio pubblico. Apprezzabile la sua distinzione dai rapper più “trap” degli ultimi tempi: quando il tuo genere va in una direzione, si evolve in un certo modo, è difficile fare successo rimanendo fedeli alla propria musica ed eccellere senza modificarla. La sua presenza in un album di questo spessore lo consacra nuovamente ed allo stesso tempo aggiunge una nota di varietà agli U2.

Menzione particolare per la canzone “13 (There is a light)”. Il gruppo sceglie di riprendere parte del ritornello di “Song for Someone” e di ripeterlo inserito in una diversa traccia. Personalmente ritengo questa azione poco produttiva, sia perché la melodia è deludente, e quasi soporifera, sia perché l’ascoltatore inevitabilmente fa un confronto con Song for Someone, e davvero poche canzoni possono essere accostate a quel capolavoro assoluto. Dunque scelta sbagliata, scelta che definirei “non da U2”.

“Summer of Love”: come dice il titolo canzone estiva, con note di chitarra che ricorda la musica “Surf”. Con “The Showman” la band di Dublino vuole ottenere un effetto “back in the days”: il tentativo di ringiovanimento è apprezzabile, purtroppo però, anche se la canzone rimane piacevole al secondo ascolto, l’effetto dura poco.

Songs of Experience – U2 3“The little things that give you away” è un pezzo con un bellissimo testo che merita una lettura, ma ahimè è poco valorizzato dall’esibizione, che risulta troppo nostalgica, piatta, non spicca tra le altre tracce e finisce per confondersi.

Questo album è un sospiro di sollievo, perché le aspettative erano davvero alte prima della sua uscita: normale, stiamo parlando degli U2. Però non siamo a livello di Songs of Innocence, dove due o tre tracce possono rientrare nella top 10 del gruppo. In questo lavoro invece a fatica inserirei una tra i due singoli sopracitati. Ciò non toglie che l’ora di ascolto passi molto in fretta, troppo velocemente se si vogliono apprezzare realmente i contenuti. In chiusura la seconda collaborazione, questa volta con uno dei migliori DJ al mondo: Kygo. A parere mio l’unico che potesse fornire una reinterpretazione di “You’re the best thing about me” compatibile allo stile U2, aggiungendo una nota di “soft dance”.

 

Fabio Mussini

 

 

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