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Francesca Merli

Storie scomode sul divano. Intervista a DOMESTICALCHIMIA

by • 19 aprile 2017 • QuartaPareteComments (0)511

Domesticalchimia - Arena del SoleTutta questione di carattere: ma anche di tag, emoticon, webcam e touch-screen. Siamo nel mondo dei novissimi media, paradiso delle applicazioni, regno del Social dove non tramonta mai il cuore e dove le connessioni cedono il posto alle condivisioni. Attraversando gallerie di profili in cerca del like quotidiano, di fronte alla moltitudine-persona che stiamo diventando, anche l’idea dell’Uomo-Massa sembra ormai la fotografia quasi preistorica, e forse approssimativa, del nostro caotico isolamento quotidiano.

Della (e con la) lingua dei nostri giorni, plasmata da imperativi interattivi, ci parla Il Contouring Perfetto – I Contorni Ideali in cui Vivere, uno spettacolo di Riccardo Baudino e Francesca Merli, con Zoe Pernici, Elena Boillat e Barbara Mattavelli. Per conoscere qualcosa in più su questa produzione della giovane compagnia DOMESTICALCHIMIA, in scena il 4 e 5 maggio al Teatro Arena del Sole di Bologna, abbiamo intervistato Francesca Merli e Riccardo Baudino, la regista e il drammaturgo della compagnia.

 

Carta d’identità: quando e dove nasce la vostra compagnia?

NOME: DOMESTICALCHIMIA

NATA:  il 10/5/2015 a  Milano

RESIDENZA/E:  Numerose in giro per l’Italia

PROFESSIONE:  Compagnia teatrale

CONNOTATI E CONTRASSEGNI SALIENTI: Agitandosi racconta storie scomode sul divano. I suoi personaggi incarnano il mutamento delle nostre relazioni sociali e affettive, il nostro bisogno di costruire una realtà diversa e la straordinarietà che abita il quotidiano.

COMPONENTI: Francesca Merli (Regista), Riccardo Baudino (Drammaturgo), Elena Boillat (Performer e Analista del movimento) e Federica Furlani (Sound Designer). Intorno a questo nucleo gravitano gli attori degli spettacoli della compagnia, diversi in ogni progetto.


Senza volerlo limitare a un fenomeno generazionale, Il Contouring Perfetto è uno spettacolo fatto da giovani e parla ai/di giovani. Secondo voi ci sono ostacoli, nel teatro, per le nuove generazioni di spettatori? Come si potrebbero abbattere o, perlomeno, aggirare?

Francesca Merli: Il Contouring Perfetto racconta la storia della bella e giovane blogger Anita (Zoe Pernici), esperta di corsa e makeup, esperta di frivolezze, una ragazza che non dovrebbe avere nessun fantasma. Invece Anita ha paura di vivere il mondo reale e le relazioni sociali e affettive. Si parla di una ragazza che è sicuramente vittima di un male giovanile ed è in continua ricerca della propria identità. Ma parla soprattutto della paura che abbiamo tutti noi dell’altro e di quel desiderio feroce di essere amati. Anita è sola, soffre di quella brutale solitudine che può condividere solo nel suo blog a contatto con i follower, altri solipsisti della rete. Così in questa assenza di una vita normale, di una love story, di una famiglia, Anita crea il suo mondo fatto di fantasie, di convinzioni e di rassicurazioni dove può sentirsi se stessa e non giudicata. Anita incarna non solo il male delle nuove generazioni, bensì le nuove malattie paranoiche del nostro tempo, quelle che viviamo tutti i giorni anche noi quando la gente non mette like al nostro post, quando stiamo male perchè ci sembra di leggere un messaggio subliminale contro la nostra persona, insomma la paranoia che si è amplificata sicuramente con l’arrivo dei social!

E con tutti questi ostacoli per Anita come per tantissimi è meglio non uscire di casa, è meglio avere controllo della propria vita, attraverso lo schermo di un computer. E’ meglio vivere con delle persone che inventi tu, che ti sono amiche veramente. Ma questo mondo della fantasia sarà presto messo a repentaglio ovviamente da qualcos’altro: la realtà. Che stranamente ti bussa sempre alla porta, quando meno te lo aspetti.

Non so se ho risposto alla tua domanda… Sì è uno spettacolo fatto da giovani, sì dovrebbero vederlo i giovani. Ma credo che la solitudine sia un sentimento umano comprensibilissimo a tutti. Quindi è uno spettacolo per molti, se non per tutti! Inoltre non credo si possa parlare di caso generazionale, se le stesse autostrade nazionali ora scrivono nello loro segnaletiche “ E’ vietato chattare”, secondo me questo è il segno di un cambiamento che va raccontato. Le dipendenze dai social sono tantissime, così come i ragazzi e non solo che decidono di ritirarsi dalla società! E’ per questo che ci riguarda. Perché non parlarne a teatro?

 

Come si è sviluppato il vostro spettacolo? È meglio parlare di co-creazione o il processo artistico è stato guidato principalmente da qualcuno (regista) o qualcosa (testo)?

Francesca Merli: Il Contouring Perfetto – I Contorni Ideali in cui Vivere nasce dalla volontà di portare in scena qualcosa che mi stava davvero molto a cuore. L’ideazione parte dal mio punto di vista di autrice, dalla necessità di rappresentare a teatro qualcosa che vivevo nel mio quotidiano e che avevo riscontrato in diversi casi di ragazzi che si erano ritirati dalla società. Materiale dal quale io e Riccardo siamo partiti per scrivere la storia di Anita. E’ seguita poi la ricerca di un linguaggio: infatti, Anita parla con il pubblico come una video-blogger davanti alla web-cam. Così la lingua che abbiamo usato, fatta di battute superficiali che ricordano le chat, lasciano il posto a riflessioni filosofiche, oppure alle confessioni nello stile proprio del diario-blog. Un vero e proprio diario di bordo indispensabile per appuntare tutte le emozioni e condividerne i sentimenti. La ricerca del linguaggio è andata a convergere anche in una scelta registica estrema e assoluta: annullare completamente la scenografia e gli oggetti in scena, portando invece a costruire un impianto scenico con le stesse attrici, come Elena Boillat  che ne ha curato i movimenti. Questo ha permesso alle attrici di muoversi in uno spazio vuoto e disegnato soltanto dai loro movimenti che evocano con precisione millimetrica gli spazi e le stanze della casa di Anita. Questa scelta si pone come obiettivo quello di rappresentare la solitudine della protagonista; inoltre, questo permette allo spettatore di partecipare alla creazione del mondo immaginario di Anita, un mondo dove è lei a decidere “ I confini Ideali in cui Vivere”.

Tutta questa ricerca è stata alimentata, soprattutto all’inizio da momenti di  creazione condivisa (scambio di materiali, suggestioni e improvvisazioni). Abbiamo fatto molte residenze gironzolando per l’Italia: siamo stati ospiti a Certaldo presso I Macelli No-Theater, a Trieste, a Inzago presso Ilinxarium Residenze Artistiche fino a terminare la nostra corsa presso Cantiere Moline a Bologna. Lunghi e intensi, questi incontri sono stati indispensabili per verificare il testo in scena e per costruire l’impianto scenico. Anche la musica di Federica Furlani, vera e propria scenografia sonora, disegna il mondo interiore ed esteriore di Anita ed è parte integrante della drammaturgia.

Lo spettacolo si struttura attorno al tema della realtà virtuale dei social. Il teatro, tra presenza fisica e spettacolarizzazione, può essere un antidoto agli eccessi della realtà virtuale o, paradossalmente, ne rappresenta un modello, pur se arcaico?

Riccardo Baudino: Questa domanda pone questioni enormi e appassionanti. Questioni molto più grandi di noi che tuttavia ci riguardano e che agiscono sul nostro quotidiano. Provando a essere sintetico, le formulerei in questa maniera: cosa significa “reale”? E “virtuale”? Uno dei significati etimologici che più mi affascina è “esistente in potenza”. Quindi possibile, immaginabile. Il teatro non ci ha forse sempre invitato a osservare il mondo con stupore e a immaginare altri infiniti mondi possibili? E ancora: cosa significa “ascoltarsi”? Ed essere “spettatori”? Credo che sia inevitabile non poter formulare delle risposte, delle soluzioni. Cerco quindi di articolare, con la massima chiarezza possibile, alcune riflessioni intorno a questi temi – riflessioni che per forza di cose resteranno “apertissime”, proprio perché sono in continua evoluzione e che riporterò a quella che è stata la nostra esperienza di lavoro. L’attrice che interpreta Anita recita il suo ruolo di blogger sia per il pubblico virtuale dei suoi follower (personaggi della storia), sia per il pubblico reale presente in sala. In questo modo la quarta parete diventa simile allo schermo di un computer e all’obiettivo di una web-cam. Ma ovviamente il pubblico e l’attrice condividono lo stesso spazio/tempo fisico. Ed è proprio la presenza fisica di più individui riuniti nello stesso luogo e nello stesso tempo a caratterizzare la “spettacolarizzazione” di ogni avvenimento teatrale. In qualsiasi momento, uno spettatore potrebbe alzarsi dalla poltrona, salire sul palco e toccare l’attrice.  Qui, i media sono i corpi, non i microfoni, le tastiere, gli schermi e le finestre di dialogo dei Social Network o dei Blog. Proprio per questo semplicissimo motivo credo che il teatro possa essere un antenato-antidoto agli eccessi della realtà virtuale.

 

foto di Ehsan MehrbakhshNel vostro spettacolo, siamo immersi in un blog. Parola e immagine, durata e ripetizione: si vive (e si crea) in modo molto diverso nel mondo virtuale rispetto a quello teatrale? Vi siete trovati a subire, analizzare, combattere automatismi e imposizioni di uno o dell’altro?

Riccardo Baudino: E’ stato molto divertente. Anche in questo caso, il mio tentativo di rispondere deve tenere conto dei media, ma ponendo un’attenzione particolare al loro linguaggio specifico. Infatti la prima parte del nostro lavoro è stata una ricerca e uno studio delle lingue più diffuse nel web, soprattutto quella delle chat e dei blog. E a questo proposito, anche se forse è ovvio, è interessante notare che ogni chat e ogni blog, pur essendo accomunati da alcune caratteristiche comuni, hanno la loro lingua specifica, così come ogni membro o follower usa le sue espressioni particolari e il suo stile. La seconda fase del processo creativo può invece essere paragonata a un’operazione di traduzione. Dopo aver raccolto e studiato i materiali (non soltanto linguistici, ma anche audio-visivi), ci siamo confrontati con l’esigenza di rimaneggiarli per capire come utilizzarli per la scrittura e la messa in scena. Devo dire che questa operazione, certamente faticosa, è stata soprattutto liberatoria e ricca di sorprese e interrogativi. Ad esempio, come posso rendere sul palco il ritmo di una chat, con la sua rapidità e la sua punteggiatura, fatta anche di Emoticons e Hashtag? Come posso trasmettere al pubblico teatrale la rapidità del passaggio da un link all’altro?  Quale lingua parla questa strana blogger teatrale che si chiama Anita? E’ davvero sola in qualche momento? Forse lo è sempre? O è sempre cosciente di essere osservata e ascoltata da qualcuno? Per concludere, sottolineo che la stessa Anita compie un’operazione di “traduzione” del mondo virtuale, per certi aspetti assolutamente vicina a  quella compiuta da noi come autori teatrali. Mi riferisco alla creazione della figura della Signora interpretata da Barbara Mattavelli, una proiezione creata dalla mente di Anita che la trascina nel mondo complottista dei Rettiliani. La Signora è per Anita una persona misteriosa, dotata di poteri speciali, ma assolutamente reale. E molto probabilmente la sua fantasia l’ha generata, rielaborando e trasformando in una persona reale tutte le informazioni sui Rettiliani lette in precedenza su Wikipedia, sui siti specializzati e sui blog. Proprio come noi abbiamo creato la maggior parte del nostro spettacolo.

 

Quali progetti avete per il vostro futuro? Quali linee di sviluppo vorreste che seguisse il vostro lavoro scenico?

Francesca Merli: Sì, abbiamo un nuovo progetto nel cassetto, per ora si chiama Leone. Un ragazzo che durante il corso della nostra storia diventerà adulto. Leone fin da piccolo sarà marchiato da un‘etichetta: quella di bambino iperattivo o meglio affetto da disturbo oppositivo provocatorio. Vengono denominati in questo modo i bambini che esibiscono livelli di rabbia persistente, irritabilità e comportamenti provocatori che causano menomazioni nell’adattamento e nella funzionalità sociale.

Nessun personaggio nella nostra storia accetta e riesce a comprendere, perché Leone è nato con questo mistero addosso: Lui odia. E basta. Ma lo sa fare benissimo. E’ nato per questo. Questo è il vestito di Cattivo che gli è stato cucito addosso dalla società, dalla scuola, ma soprattutto dalla famiglia che non può abbandonarlo, ma che non lo riconosce come frutto del suo stesso seme. Perchè? Beh, perchè Leone è una mela marcia. Quella mela che non metti in esposizione al supermercato. Ma che magari dai da mangiare ai poveri. Un‘utilità ce l’ha sempre, alla fine.

Per ora quello che mi interessa è portare in scena storie quotidiane e renderle straordinarie sopra il palcoscenico. La scelta è quella della narrazione attraverso la parola, il suono e attraverso i movimenti scenici che per DOMESTICALCHIMIA costituiscono la stessa drammaturgia. E’ un teatro che fonda le sue basi sulla drammaturgia contemporanea sposandosi con nuovi linguaggi scenici.

Per concludere, una domanda impossibile. Il teatro fa bene o fa male?

Francesca Merli: Il teatro fa bene se sai per quale motivo lo stai facendo. Quando capisci il perché fai delle scelte e le metti in atto, perché sai o cerchi ciò che desideri, allora quella scelta sincera e condivisa ti porterà a stare nel posto giusto al momento giusto. Credo.

A me fa stare bene quando sento che il mio racconto suscita una certa empatia o una qualsivoglia reazione non per forza positiva a chi lo vede. Molti odieranno questa mia affermazione: ma amo il teatro che ti scuote e che ti fa emozionare, quel teatro che è molto più vicino al cinema come potenza espressiva. Voglio alzarmi dalla seggiola rossa incazzata come una iena, emozionata, spaventata oppure estremamente triste. Coinvolta emozionalmente o intellettualmente e non necessariamente sentire entrambe le cose per forza. Il teatro fa bene se credi nel gruppo e non nell’individualità. Ma spesso è un concetto davvero poco condiviso o forse superato. Dicendo questo quanti like dovrei aspettarmi?


Stefano Serri

immagini per concessione di Domesticalchimia

 

facebook.com/domesticalchimia

Instagram : domesticalchimia

 

 

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