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The Square – di Ruben Östlund (2017)

by • 4 dicembre 2017 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (0)98

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Artista: Justice
Brano: Genesis
Album: Cross

«Il quadrato è un santuario di fiducia e amore, al cui interno tutti abbiamo gli stessi diritti e doveri».

Riproduci: Brano

Vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes e candidato a cinque EFA, The Square ha sorpreso pubblico e critica con un mix irresistibile di ironia e provocazione, analisi sociale e umorismo scorretto, soprattutto sul mondo dell’arte contemporanea, consacrando Ruben Östlund (Forza Maggiore) come uno dei più originali cineasti di oggi. Protagonista del film è Christian (Claes Bang), curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma, nonché padre amorevole di due bambine. Nel museo c’è grande fermento per il debutto di un’installazione chiamata The Square, che invita all’altruismo e alla condivisione, ma quando gli viene rubato il cellulare per strada, Christian reagisce in modo scomposto, innescando una serie di eventi che precipitano la sua vita rispettabile nel caos più completo. Rappresenterà la Svezia ai prossimi Premi Oscar.

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Maschio etero bianco

E ora che ne sarà del viaggio di Christian? Troppo accuratamente l’ha studiato, parafrasando Eugenio Montale, senza saperne nulla. Un imprevisto è la sola speranza. Ma si dice che è una stoltezza dirselo. Prima del viaggio, in Forza Maggiore è servita una valanga a battere dove il dente duole, a sottoporre situazioni grottesche. Sfumature certe vengono sì esasperate, ma non senza ragione. In fondo, fa ridere l’intervista interrotta dall’uomo affetto da sindrome di Tourette. L’intuizione stessa di partire dal mondo dell’arte contemporanea si spiega, è indicativa circa le intenzioni – si dice «Quanta crudeltà è necessaria per essere umani?», nel video che lancia la mostra e l’opera dell’artista e sociologa argentina Lola Arias –, poiché Ruben Östlund, ponendo l’accento per un momento sul concetto di forza maggiore, sarà immediatamente accolto come uno studioso, quasi un antropologo, concentratosi sulle reazioni suscitate in un individuo di fronte a un evento imprevisto, all’inizio di The Square il furto di un telefono. La domanda attorno alla quale è costruito il film è dunque:
come reagiscono gli esseri umani in situazioni improvvise e inaspettate come una catastrofe o un imprevisto?

In Every man for himself! Gender, Norms and Survival in Maritime Disasters, un interessante studio del 2012 a cura di Mikael Elinder e Oscar Erixson del Dipartimento di Economia dell’Università svedese di Uppsala (citato nel pressbook distribuito a Cannes dalla produzione del film in questione), viene sfatato il mito secondo il quale, nei disastri marittimi, viga la regola della messa in salvataggio di donne e bambini prima di ogni altro. Analizzando una base di dati comprensiva di diciotto disastri marittimi nell’arco temporale di tre secoli, i ricercatori svedesi sono giunti alla conclusione che non esista alcuna prassi cavalleresca e che anzi la possibilità di sopravvivenza sia una variabile legata al genere di appartenenza: sopravvivono maggiormente gli uomini e, tra i membri dell’equipaggio, la possibilità di mettersi in salvo è maggiore. Si salvi chi può (la vita)!

Ruben Östlund possiede la rara capacità di essere intelligente e mai intellettualistico, rappresenta un paradosso e un caso limite del cinema contemporaneo e pure una tendenza che andrebbe tenuta nella giusta considerazione in un’epoca, come la presente, così diffusamente abitata da immagini in movimento.
Vien da pensare a La donna di sabbia di Hiroshi Teshigahara. Tra i granelli di sabbia che avanzano quotidianamente minacciando di seppellire case e abitanti del villaggio si nasconde il senso della nostra esistenza, la disperata ricerca di una ragion d’essere, un tangibile motivo per alzarsi, produrre, consumare e andare a dormire, in attesa di un nuovo giorno. La donna di sabbia è un manifesto esistenziale, una metafora sinceramente spietata, affascinante, perfetta sintesi del cinema spesso illuminato della Nuberu bagu, dell’Art Theatre Guild, delle aspirazioni artistiche e al contempo politiche di una generazione di cineasti. Un film raffinato, complesso eppure diretto, perfettamente fruibile. Teshigahara appartiene a un’élite culturale, è un predestinato, ma non realizza opere solo per se stesso, per il proprio ego: nella sua produzione l’attenzione è rivolta al mondo esterno, alla complessità della realtà, agli anni tumultuosi che i giapponesi stavano vivendo.

E prima del viaggio, prima di The Square Forza Maggiore, è compito di chi scrive dire di Incident by a Bank, che è uno strano corto che affonda le proprie origini in un’esperienza autobiografica realmente vissuta dal regista. Un giorno gli capitò, nel pieno centro di Göteborg, di trovarsi a pochi metri di distanza da una goffa rapina a una banca. Lì per lì, racconta il regista, non comprese quel che stava capitando, gli eventi parevano piuttosto surreali e confusi. Solo successivamente, riguardando più e più volte le immagini che un po’ in automatico catturò con il proprio telefono, comprese d’essersi realmente trovato in prossimità d’una rapina a mano armata. Incident by a Bank mette in scena proprio questo e lo fa con un’estetica decisamente fredda, prossima alle immagini raccolte dalle telecamere di sorveglianza. Ciò che conta, stando alle dichiarazioni più volte rilasciate da Östlund, è che quel giorno comprese che la realtà può essere decriptata e afferrata solo attraverso le immagini – dunque attraverso il cinema. Il reale è a tal punto saturo di elementi, dettagli e parti in contrasto tra loro che solo la sua trasformazione in narrativa può renderne possibile la comprensione.

Il realismo è l’impossibile.

Tornando a The Square, è molto ambizioso, in questo suo intraprendere una missione pressoché impossibile, ossia dare certezza alle contrarietà di un’intera generazione, succube dell’inflazionato politicamente corretto, i cui contorni sono sempre meno definiti, smarrita perché i punti di riferimento li ha in larga rigettati. Un discorso che alcuni tenderanno a tacciare come sospettosamente reazionario, il che è a sua volta indicativo dello stato delle cose, incastrati nelle trappole che abbiamo costruito e che contribuiamo a non disinnescare.

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Note

Incident by a Bank. È possibile vedere il corto qui.

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Luigi Ligato

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