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Questa è l’acqua – di David Foster Wallace (Einaudi, 2009)

by • 11 settembre 2017 • ConcretaBook, evidenza, newsComments (0)203

 

 

Troppo Carino 

«Ma l’amico mio piglia e dice che la bagascia è la vita sua. Dice che la sua bagascia è lui, dice. Sophie si chiama. Che è carina pure, la bagascia. Una volta la vado a trovare all’ospedale del cancro coll’amico mio. Ma quant’è secca ‘sta bagascia, oh. Gli occhi tutti pesti attorno al fuori, e il dentro tutto impiastricciato da quello che vede che sta per arrivare. Tutt’impiastricciati dalla morte, oh. Come Brenda quando s’è sparata in vena quella merda tailandese che c’aveva dato Reginald e ha capito subito che proprio no, quella merda non andava e che mo’ ci lasciava le bucce. Gli occhi vedono la morte e s’impiastricciano tutti come quelli della bagascia che veniva. Se a Troppo Carino ci chiedi com’è darci una leccatina là sotto a una bagascia che sa che sta per lasciarci le bucce lui mica te lo sa dire. Ci devi passare per capirlo. Ma l’amico mio dice che la sua bagascia è la vita sua, dice. Chi ci capisce è bravo. M’ha messo in moto le rotelle della capoccia, m’ha messo. Il Carino qui presente non vedeva l’ora di telare da quell’ospedale, caro mio, quel posto tanfava di merda incrostata e tutti gli occhi erano biglie impiastricciate, ma quella bagascia secca e sofferente senza capelli né tette e coi bozzi su tutto il corpo suo bianco è la vita dell’amico mio. Mica scherza, quello. Ci dico S. S., ci dico, io l’amore lo vedo da certe angolazioni che tu manco te le sogni ma mai ho visto un bianco che ama una bagascia come tu ami ‘sto stecchino senza tette dentro a ‘sto lettino di ferro. Che ti credi, che l’amico mio s’incazza? Non s’incazza mai con Troppo Carino, quello. Guarda solo Troppo Carino in faccia cogl’occhi belli azzurro dopobarba e profondi come tutta quanta la testa e mi domanda se amo me stesso. E quando dico chi cazzo devo amare se non quel culo nero di Troppo Carino, l’amico mio dice te lo dico io negretto, lui mi chiama così, negretto, e mi stende. Mi dice ce l’hai davanti, Londell. La bagascia è la mia vita. La vera lei, per il sottoscritto, non è malata, è solo che al momento non sta proprio una bellezza e cazzi vari. Altro che una bellezza ci dico la bagascia è conciata proprio male con tutti quei bozzi e i tubi che ci spuntano dappertutto. L’amico mio si scalda. Dice che tubi bozzi e cazzi vari sono la malattia e cazzi vari, non la sua Sophie. Che non c’è malattia che può mettere le grinfie sue bianche e congelate su quello che la sua signora è per davvero. L’amico mio lui sì che la sa lunga».

 

Marcel Proust e Charles Augustin de Sainte-Beuve 

Charles Augustin de Sainte-Beuve, studente di medicina mancato, abbandonati gli studi per aderire al romanticismo, critico, scrittore, giornalista, senatore, s’interrogò sulla necessità, per comprendere appieno l’opera di un autore, di conoscerne la biografia, attraverso testimonianze, aneddoti, epistolari, e memorie. Marcel Proust, a volerlo ridurre a un colabrodo, menando fendenti e sbraitando, mettiamo come Solomon Silverfish, sassone segreto, celta teorico, sassone perplesso, nel racconto omonimo che apre la raccolta, si rende autore di Contre Sainte-Beuve, saggio da cui nascono personaggi, sfondi e trame della Recherche. Fatto: «Ogni giorno attribuisco meno valore all’intelligenza. Ogni giorno mi rendo sempre meglio conto che solo indipendentemente da essa lo scrittore può cogliere nuovamente qualcosa dalle sue impressioni, ossia qualcosa di lui stesso e la sola materia dell’arte» e così via dicendo, è autobiografia. Singolare, a pensarci.

 

David Foster Wallace

David Foster Wallace, cupo principe della narrativa americana contemporanea, sorpreso dodici anni prima di morire dall’enorme successo di quello che definiva una schizofrenia di attenzione, e vista la mole non serve che se ne dica, autore di pagine irriverenti, satiriche, pirotecniche, figlio di due professori, respinto dall’istruzione cattolica due volte, sfidò il precetto di Proust, aderendovi e aggirandolo insieme. Perché a partire da Søren Kierkegaard, da Timore e Tremore, dalla preghiera in qualità di gesto compiuto in virtù dell’assurdo, dall’Amore in relazione al Valore Supremo, l’unica cosa per cui per cui valga la pena pregare, ha scritto pagine profondissime sull’economia del dono, la logica di mercato che ne permea l’intero, annullando la domanda preliminare – a proposito di quando saremo in grado di rileggere le opere di David Foster Wallace senza pensare al suo suicidio, quindi come se ci fossero arrivate da una fonte apocrifa – ciò significando scendere alla radice dei sentimenti che in moltissimi provano per la scrittura di Wallace, un’ammirazione. Temi illustrati in B. I. ritornano con più vigore in questi outtakes, riuniti da Luca Briasco, un’ardua ricerca. Scrive a Zadie Smith, nel frattempo pensate a racconti come Pensa e Chiesa fatta senza le mani:

«Ho finito col convincermi – scriveva – che ci sono una specie di vitalità e di sacralità senza tempo nella buona scrittura. Il talento c’entra poco, anche quello che salta agli occhi (…) Il talento è solo uno strumento. È come avere una penna che funziona anziché una che non funziona. Non dico che senza sarei comunque in grado di dare compiutezza al mio lavoro, (…) distinzione fra l’arte che vale e l’arte così-così sia da ricercare nell’intento posto al cuore dell’arte, nei programmi della coscienza che si celano dietro (…) C’entra invece l’amore. La disciplina necessaria a far parlare quella parte di sé capace di amare anziché quella che vuole essere amata».

Ora, uno sforzo. Chiudete gli occhi, e mandate giù Questa è l’acqua. 21 maggio 2005, Kenyon College:

«Il genere di libertà importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli altri e di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare».

Saluti, ringraziamenti, e congratulazioni.

 

 

Luigi Ligato

 

Bibliografia

Solomon Silverfish, contenuto nella raccolta di racconti Questa è l’acqua (Einaudi, 2009), p. 47-48.
Traduzione di Giovanna Granato.

Il dono di Zadie Smith, saggio introduttivo contenuto nella raccolta di racconti Brevi Interviste con Uomini Schifosi (Einaudi, 2000). Traduzione di Ottavio Fatica e Giovanna Granato.

 

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