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Top&Flop NBA: classifica cortissima ad Est, prima sconfitta per Golden State

by • 14 Dicembre 2015 • TimeOut NbaComments (0)832

nba_logoSiamo giunti a un quarto della stagione NBA, e i tempi sono maturi per fare un po’ di bilanci: se dovessi stilare un Power Ranking, al momento direi direi che c’è una prima fascia che comprende Warriors e Spurs, e una seconda fascia che contiene Cleveland e Oklahoma. Nell’eventuale terza fascia ci sono una serie di squadre che definire altalenanti è dire poco, e sulle quali forse è ancora davvero troppo presto per dare giudizi perchè sono cantieri aperti: Chicago, Los Angeles, Miami, e Toronto, per dirne un paio.

La seconda notizia più importante della settimana è che la striscia di vittorie di Golden State (la seconda più lunga di sempre, se includiamo le 4 vittorie nelle ultime 4 partite della scorsa regular season) si è conclusa per mano dei Bucks: ci sono voluti un road-trip di 7 gare (in 13 giorni) e una vittoria davvero faticosa all’OT contro i Celtics (complice l’assenza per infortunio di due titolari), per stancare davvero questi Warriors e farli tirare per la prima volta con una percentuale inferiore al 40 dall’arco.
Fortunatamente ci pensano i Philadelphia 76ers a riportare equilibrio nella Forza, con un record esattamente speculare a quello dei Warriors (1-24). E questo ci ricollega direttamente alla prima notizia per importanza della settimana, che è l’uscita del nuovo episodio di Star Wars.

Ma bando alle ciance, passiamo ai Top e Flop.

TOP

Toronto Raptors
Settimana positiva per i Raptors, in controtendenza con quella precedente (tre sconfitte, di cui due brutte contro Nuggets e Suns, e una terza rimediata contro Golden State, nella quale però i padroni di casa hanno messo in difficoltà Steph e soci), durante la quale i canadesi si guadagnano 3 W in altrettante partite. Tra queste spicca certamente la vittoria in casa contro i San Antonio Spurs, nella quale DeMar DeRozan si esibisce in un’ottima prestazione al tiro (10-15 dal campo, per lui 28 punti), mentre la difesa concede soltanto il 27% dei canestri da 3 dei  texani.

Toronto mette tanta energia, e non sempre tanto ordine in campo, soprattutto nella metà campo offensiva dove la gran parte del lavoro è delegata alle invenzioni di Lowry e DeRozan dal palleggio, però quando questi due sono in serata sono un avversario ostico per chiunque. Una menzione speciale va anche a Scola, che alla veneranda età di 35 anni riesce ancora ad ampliare il suo gioco: quest’anno si è presentato infatti con un tiro da tre decisamente rispettabile, segno che i grandi campioni non lo diventano per caso. Giù il cappello per il capitano della squadra medaglia d’oro ad Atene.

Oklahoma City Thunder
L’inizio di stagione di OKC ha sorpreso (negativamente) un po’ tutti, ma c’era da aspettarselo: Billy Donovan ha avuto e ancora avrà un bel po’ di lavoro da fare per far digerire a Durant, Westbrook e soci la sua Pick & Roll Offense: l’abitudine di giocare tanti isolamenti come in passato, infatti, è ancora presente. L’adattamento alla small-ball e al nuovo sistema del coach due volte campione NCAA, tuttavia, sta dando i suoi frutti. La squadra al momento produce quasi 108 punti per 100 possessi (secondi nella Lega, i primi manco ve li dico), un discreto balzo rispetto alle scorse stagioni. Se infatti all’inizio, complice anche l’assenza di Durant, questa squadra ha faticato, sembra che ora stia iniziando a ingranare, e la partita (stra)vinta a Memphis di questa settimana è lì a dimostrarcelo: 71 punti per il trio Durant-Westbrook-Ibaka, e in generale una sensazione che i poveri Grizzlies non ci abbiano capito niente, arrivando fino al -40. Altre due vittorie in settimana, contro Jazz e Hawks, e ora Oklahoma è terza ad Ovest, posizione che a mio modo di vedere è quella che davvero ora gli compete: Spurs e Warriors sono ancora ad un altro livello, ma da qui ad Aprile, quando le cose si faranno importanti, c’è ancora tanta strada.

Brooklyn Nets
È finalmente rientrato il Mago, e non poteva farlo in modo migliore, segnando 23 punti in 23 minuti di utilizzo nella vittoria contro i Sixers, incluse un paio di giocate utili nel portare i suoi avanti nell’ultimo quarto. La partita in questione sembra la classica sfida “vecchie glorie” vs “rookies”, dal momento che il solo Joe Johnson ha giocato più stagioni NBA dell’intero roster di Philadelphia (14-13 il computo). Brooklyn comunque è nei nostri Top perché è in un buon momento, ha vinto 5 delle ultime 10 partite, e in particolare questa settimana, oltre alla già citata vittoria contro i Sixers, ha vinto in casa contro i Rockets. Saranno anche la squadra più brutta da vedere dell’intera Lega, però continuiamo a tifare per Bargnani, nella speranza che si guadagni più minuti possibile.

FLOP

Philadelphia 76ers
Rompiamo l’esclusione forzata dei Sixers dai Flop, perchè questa settimana abbiamo un buon motivo per parlarne: no, non è la striscia di 5 sconfitte consecutive e no, non è la disastrosa sconfitta di 51 punti contro una San Antonio priva di Ginobili, Leonard e Duncan.
Il motivo (che meriterebbe un articolo a parte, e proverò a riassumere il meglio che posso) è l’intervento che mira a dare una svolta ad un ambiente tra i più perdenti nella storia dello sport nordamericano: è stato infatti assunto Jerry Colangelo come “chairman of basketball operations” (figura assimilabile al direttore sportivo).

Questa mossa porrà forse fine ai piani di Sam Hinkie, che consistevano fin qui nel cedere o scambiare giocatori con l’obiettivo di acquisire asset molto rischiosi (spesso ad esempio puntando su giocatori con brutte storie di infortuni alle spalle, si pensi a Bynum, Noel ed Embiid). Peccato che questa visione puramente finanziaria della gestione di una franchigia stia producendo i risultati ben noti a tutti, col duplice rischio di rovinare diversi interessanti prospetti, e di far infuriare i gm delle altre squadre (che tra l’altro sono quelli che hanno spinto Adam Silver a suggerire ed intercedere per il successo di questa operazione), costretti a guardare impotenti una franchigia che gioca e soprattutto si muove per puntare solo ad ammassare “materia prima” con la quale fare affari (quest’ultimo aspetto è inoltre particolarmente importante se si pensa che Philadelphia sarebbe uno dei mercati più allettanti dell’intero panorama NBA).

Subito dopo questa notizia, è giunta anche la voce che vede Mike D’Antoni vicino ai Sixers, come head coach associato: insomma sembra che l’obiettivo sia quello di portare un po’ di esperienza all’interno dello staff, e perché no, questo potrebbe anche voler dire far arrivare qualche veterano, che magari non darà un grande contributo sul campo, ma porterà saggezza all’interno dello spogliatoio: merce rara e preziosa, se si pensa al fatto che questa è una delle squadre più giovani della storia della Lega, e visti i guai fuori dal campo di Jahlil Okafor.


Miami Heat
Una pessima settimana per gli Heat, che dopo aver battuto OKC e Cleveland, hanno perso 3 partite di fila contro Washington (a nulla sono serviti i 26 punti e 9 assist di Wade), Charlotte (top scorer Tyler Johnson con 20 punti) e Indiana (23 con 10 rimbalzi di Chris Bosh), tutte e 3 con doppie cifre di svantaggio. Soltanto questa notte, sono riusciti a interrompere la striscia negativa vincendo contro Memphis (altra squadra che ha mancato i Flop per un soffio questa settimana), grazie soprattutto a un Wade che ha deciso di mettersi in proprio nel finale, rimontando la gara e portando avanti i suoi sostanzialmente da solo.

La guardia da Marquette sta facendo davvero gli straordinari quest’anno: la sua Usage Rate è ritornata ai livelli dell’era pre-James, e la percentuale dei suoi canestri assistiti dai compagni è la più bassa della sua carriera. Qualche settimana fa aveva dichiarato: “spesso ho bisogno di comandare l’attacco e rallentare un po’ il ritmo”. Bisogna comprendere che gli anni passano anche per lui, però questa tendenza a rallentare certamente non favorisce Goran Dragic, le cui abilità in contropiede hanno davvero pochi pari nella Lega, e cozza con il fatto che questi Heat sono quartultimi per Pace (lo sloveno ha fatto notare le sue difficoltà nel trovare compagni disposti a correre con lui quando ce n’è l’occasione). Un ulteriore motivo di preoccupazione è l’intesa con Bosh: quest’ultimo ha dichiarato che preferisce di solito giocare il pick&roll con point guard che hanno l’istinto di attaccare, mentre Dragic quasi sempre temporeggia, e sta attraversando la sua peggiore stagione al tiro.

Insomma, Eric Spoelstra ha certamente tanto lavoro da fare per portare tutti “alla stessa pagina”. Gli Heat comunque si aggrappano per ora al fatto di essere la seconda miglior difesa della Lega, e visto che non manca loro né quantità, né qualità, penso che, una volta creata l’alchimia giusta in attacco, saranno i veri avversari dei Cavs in un Est molto a senso unico.


New Orleans Pelicans
Alzi la mano chi pensava che con l’arrivo di Gentry (ex-allenatore di quei Suns che arrivarono fino in Finale di Conference nel 2007, e figura imprescindibile dei Warriors campioni in carica), e un Anthony Davis pronto a dominare la Lega, questi Pelicans dopo 23 partite si sarebbero trovati col terzo peggior record, secondi solo agli imbarazzanti Sixers e Lakers.

Nessuno, infatti.

E dire che i lampi di questa squadra sanno essere anche accecanti, come è successo nella vittoria contro i Cavs. Questa settimana sono arrivate 2 sconfitte su 3 partite (che insieme a quelle della settimana passata diventano 6 nelle ultime 8), contro Celtics e Chicago, e una vittoria contro Washington. In nessuna delle 3 partite il top scorer della squadra è stato Anthony Davis: per il monociglio, fin qui, tutte le statistiche sono leggermente al ribasso rispetto allo scorso anno, eccezion fatta per il tiro da tre punti (sta tirando col 33%, non aveva mai tirato prima) e i rimbalzi (ne prende 0.6 in più). Un po’ pochino per un 22enne che probabilmente starà nel discorso MVP ogni anno per parecchi anni.

Non tutte le colpe comunque devono ricadere su di lui: Gentry ha dovuto faticare molto nell’aggiustare la squadra di volta in volta per sopperire a tanti infortuni. Basti pensare che nelle prime 23 partite, il quintetto titolare è cambiato ben 13 volte.

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Photo Credits: Facebook: Milwaukee Bucks Official Page

Niccolò Battolla

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

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