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Tutto (o quasi) sulle elezioni Europee

by • 23 Maggio 2019 • ConcretaWorld, Editoriali, evidenza, newsComments (0)61

Dopo mesi di silenzi imbarazzati e polemiche da poco, finalmente è emersa la verità: il 26 maggio si vota alle Elezioni Europee. Domenica!

Sono elezioni sempre particolari, che i partiti fanno fatica a gestire e inquadrare e che, questo ormai si sa, saranno accorpate alle amministrative comunali (la scheda azzurra), ma seguiranno procedure ben diverse.

Si tratta della più grande consultazione democratica, visto che saranno coinvolti 500 milioni di persone in 28 paesi, ma allo stesso tempo sono molto poco dibattute e conosciute. E’ normale quindi avere delle domande, anzi è più che sano. E proviamo allora a dare qualche risposta.

PARTIAMO DAL QUANDO. SI VOTA SOLO DOMENICA?

Sì. Per motivi tecnici le elezioni si svolgono su 3 giorni per venire incontro a tutte le tradizionali date dei paesi, ma in Italia saranno SOLO domenica 26 dalle 7 alle 23, in contemporanea e agli stessi seggi delle elezioni amministrative. Dalle 23 partirà in contemporanea lo spoglio in tutta Europa.

MA ESATTAMENTE COSA SI VOTA?

Si vota il Parlamento Europeo, l’organo più importante dell’Unione Europea deputato a nominare la Commissione, una sorta di “governo” dell’Unione. Il Parlamento è composto da 751 seggi ripartiti in maniera proporzionale alla popolazione, con un minimo di 6 seggi per i paesi più piccoli. Ad esempio l’Italia ha diritto a 73 seggi, più del 10% degli europarlamentari, che verranno ripartiti fra i nostri partiti.

Attenzione però, perché non si vota solo il Parlamento! Su proposta dei partiti, il partito che riceverà più voti proporrà il Presidente della Commissione. Tuttavia questa cosa non è legge, ma usanza. Quindi non è garantito che il nuovo Parlamento rispetti questo accordo. Sembra assurdo ma è così.

UN PO’COMPLESSO QUESTO PUNTO. E COME FUNZIONA IL VOTO?

Qui è più semplice. E’ un proporzionale puro, senza coalizioni e con sbarramento al 4%. Ogni paese è diviso in qualche circoscrizione (in Italia sono 5, le classiche Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole) ed elegge proporzionalmente i propri parlamentari. Si vota il partito barrando al solito il simbolo, ma si possono anche esprimere delle preferenze!

Si possono indicare fino a 3 candidati all’Europarlamento, per sapere chi è candidato nella propria zona potete andare a questo link oppure trovate le liste ai seggi. Occhio però, non possono essere tutte persone dello stesso sesso, quindi almeno un uomo e una donna. Se ne possono anche mettere due o nessuna. In quel caso il voto andrà in base all’ordine delle liste e al partito, e di conseguenza all’eurogruppo.

E non fate confusione, non si può fare il voto disgiunto come alle comunali: se si vota un partito, le preferenze vanno date ai candidati di quel partito! Se avete altri dubbi qui c’è il video istituzionale

UN ATTIMO, MA QUESTO EUROGRUPPO COSA SAREBBE?

Ecco questa è una domanda molto importante. Noi votiamo sì i partiti, ma a Bruxelles tutto viene deciso da gruppi politici europei: in pratica gruppi politici ufficiali formati da più partiti. Ci sono attualmente 8 “eurogruppi” (il vero Eurogruppo sarebbe un’altra cosa, ma questa definizione è la più semplice) che comprendono i partiti nazionali per affinità politica e che evitano un confronto impossibile fra decine e decine di partiti.

Un partito può anche scegliere di non associarsi, ma in quel caso è praticamente tagliato fuori dai giochi viste le proporzioni. Per formare un eurogruppo servono 25 deputati di almeno 7 stati membri, quindi spesso i partiti si aggregano a gruppi esistenti che rassomigliano la loro posizione politica.

Sono gli eurogruppi che propongono il presidente della Commissione e i partiti nazionali sono obbligati a dire in che gruppo hanno intenzione di entrare.

E QUALI SONO ALLORA QUESTI EUROGRUPPI?

Attualmente sono 8, ma probabilmente aumenteranno. Clickando sul nome, potrete andare a leggere il loro sito e spulciare.

Sono due gruppi principali, il PPE (Partito Popolare Europeo) tradizionalmente di centrodestra e i Socialisti e Democratici (PSE) di centrosinistra. Terzo gruppo e probabilmente ago della bilancia è ALDE, Alleanza dei Liberali Democratici Europei, formato da partiti meno tradizionali.

A pensarci bene, non c’è nessun grande partito in Italia che si richiami esplicitamente alle prime tre ideologie europee. Ma non manca chi le sostiene.

Infine c’è la destra di Conservatori e Riformisti, la Sinistra Unitaria, i Verdi (Alleanza libera europea) e i due gruppi più recenti: gli euroscettici dell’Europa delle nazioni e della Libertà (ENF) e l’Europa delle Libertà e della Democrazia Diretta (EFDD).

C’è sempre stata grande concordia fra PPE e S&D, che hanno spesso governato insieme, escludendo i partiti più estremi e per raggiungere un 51% che in un proporzionale si raggiunge solo con accordi di questo tipo. Da quest’anno lo cose però potrebbero cambiare.

COME DEL RESTO SI DICE SEMPRE IN POLITICA…

No beh, a meno di sconvolgimenti dovrebbe essere vero. I sondaggi danno entrambi i partiti di “governo” in calo, a causa della destra più radicale che sta fuoriuscendo dal PPE (come il partito ungherese di Orban che sembra sull’uscio) e per il calo generico della sinistra in tutto il continente.

Ma non sarà un boom degli euroscettici, termine forse ormai desueto visto che nessuno sembra più voler uscire dall’euro o dall’Europa.

Il vero balzo lo farà (sempre secondo i sondaggi eh) il gruppo ALDE che ha già annunciato entrerà in coalizione con En Marche di Macron e che sarà ben lieto di entrare con i due gruppi maggiori nella “triade” di governo. Difficile insomma che gli “euroscettici” raggiungano numeri considerevoli nonostante i nostri due partiti di governo non andranno in questi tre gruppi.

ECCO, ESATTO, I NOSTRI PARTITI IN CHE GRUPPI SI COLLOCANO?

E anche qui domanda ottima. Sulla scheda vedremo 15 simboli (non ci sono coalizioni) con, in alcuni casi, indicato il gruppo parlamentare europeo. Eccoli tutti.

Partiamo dal governo: la Lega era nell’ENF ma ha voluto fondare, con un po’ di fatica, un nuovo gruppo di sovranisti con Le Pen e i tedeschi di AfD in attesa di capire che farà Orban. I 5 Stelle invece non hanno ancora dichiarato con chi andranno. Erano nell’EFDD con l’Ukip di Farage, ma sugli inglesi ci torniamo dopo. La sostanza è che il M5S non sa ancora dove andare.

Il PD andrà come sempre con il PSE, mentre Forza Italia con il PPE. Fratelli d’Italia andrà con i Conservatori e Riformisti (ACRE), mentre La Sinistra andrà con la Sinistra Unitaria e i Verdi ovviamente con i Verdi. Infine nell’ALDE confluirà +Europa di Emma Bonino. Ovviamente qualora essi raggiungessero lo sbarramento.

Gli altri in lotto per la soglia dello sbarramento sono: i Popolari e il Popolo della Famiglia con il PPE, il partito degli Animalisti punterà a mettersi assieme ad altri partiti simili in Europa, così come il partito Pirata. Infine gli unici rimasti contrari all’Europa, i Comunisti da una parte e Casapound e Forza Nuova dall’altra. Questi sono quelli che si presenteranno in tutta Italia.

MA ABBIAMO ACCENNATO AGLI INGLESI, E LA BREXIT?

Eh questa vale la pena di essere raccontata. La Brexit è stata rinviata e quindi il Regno Unito voterà per i propri europarlamentari poi quando (o forse ormai bisogna dire SE) Londra abbandonerà l’Unione i seggi verranno “congelati” fino alle prossime elezioni del 2024. Questa beffa è stata vissuta molto male dai sudditi di Sua Maestà che secondo i sondaggi andranno a votare in massa il nuovo partito di Farage dal nome chiaro, “Brexit”. Il partito Brexit è dato come primo nei sondaggi, davanti a laburisti e conservatori, per rimarcare come a molti inglesi ormai non interessi altro che uscire dall’Unione.

Il fatto di avere un nutrito gruppo di europarlamentari britannici è sicuramente giusto, per tutelare interessi di cittadini ad ora ancora europei. Qualcuno però si pone giustamente il problema della loro possibile influenza sui voti importanti, come la Commissione.

E nel mentre le trattative a Londra sembrano arenate quindi chissà come si evolverà il tutto.

MA CHE BELLO. ALTRE COSE DEGNE DI NOTA?

No, come già detto la grande new entry Macron fonderà un eurogruppo con ALDE e molto probabilmente la maggioranza dei seggi andrà al PPE quindi il nuovo Presidente, successori di Juncker, sarà Manfred Weber, tedesco di 47 anni affiliato di partito di Angela Merkel.

Per capire gli equilibri saranno fondamentali i risultati dei partiti nei paesi, ad esempio quando il PD prese il 40% nel 2014 riuscì a proporre la Mogherini in una delle più alte cariche, pur avendo il PSE preso meno voti del PPE. Ci sono molti accordi di questo tipo a Bruxelles, è una politica in cui la gente si parla ancora.

Saranno elezioni importanti per misurare la temperatura dell’euroscetticismo in tutta Europa, ma probabilmente saranno decisive per la nostra politica interna. La fragile alleanza Lega e 5 Stelle sembra attendere questo giorno con ansia, il giorno in cui potrebbe esserci il segnale di distacco.

La Lega infatti sembra volare al 30% mentre 5 Stelle e PD si fermano poco sopra il 20% sempre più vicini. Forza Italia tenterà di arrivare al 10% e in generale tutta la destra punterà molto alle elezioni: sia Salvini che Berlusconi che Meloni sono capilista in tutte le circoscrizioni e saranno quindi eletti al 99,99%, cercando di tirare la volata.

Voci di corridoio dicono che in caso di exploit, la Lega tornerà alle elezioni per cercare di raggiungere il 50% con la coalizione di destra. Ma questo non c’entra poi più di tanto con le elezioni europee.

INFATTI BISOGNA VOTARE L’EUROPARLAMENTO, NO? PERCHE’ DOVREMMO FARLO?

Sarà importantissimo. L’Europarlamento ha l’ultima parola su quasi tutto, in particolare su accordi commerciali e di annessione di nuovi stati membri. Questo sarà il parlamento che dovrà ratificare la Brexit, che dovrà votare il successore di Draghi, che dovrà rinnovare o meno importanti sanzioni alla Russia e dazi alla Cina. Dovrà decidere come comportarsi con la Via della Seta e dialogare con Trump o il suo successore. Dovrà accettare forse gli ingressi di nuovi paesi come il Montenegro. Dovrà promuovere o no direttive che avranno grande influenza nella nostra legge, nell’economia e nella nostra società.

Da anni abbiamo trasferito a Bruxelles un potere quasi superiore a quello che risiede a Roma e questa è l’unica occasione, diretta, di poter decidere e votare chi pensiamo porti in Europa le nostre idee.

Serve coglierla, senza esitazioni, per poi non lamentarsi che l’Europa non ci rappresenta ed evitare la solita solfa dell’occasione mancata di integrazione. Piaccia o non piaccia questa Unione, domenica si deciderà il nostro futuro.

 

Andrea Stanzani

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