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Una chiacchierata sulla stagione NBA che sta per cominciare

by • 16 ottobre 2018 • evidenza, news, TimeOut NbaComments (0)569

Siamo di nuovo ai blocchi di partenza: tra pochi giorni avrà inizio la stagione NBA 2018/2019. Breve riassunto per chi ha vissuto i mesi estivi sulla Luna: LeBron James si è spostato nella città delle stelle, firmando un quadriennale che lo blinda alla franchigia giallo-viola per il futuro a venire. L’Eastern Conference è ora alla ricerca del suo nuovo Re, e tra le pretendenti al trono spiccano certamente i Boston Celtics, che potranno aggiungere Irving e Hayward al gruppo già autore di una cavalcata emozionante negli ultimi playoff. I San Antonio Spurs non saranno più quelli che avete visto negli ultimi anni. L’addio di Manu Ginobili al basket, e le partenze di Tony Parker ma soprattutto di Kawhi Leonard (scambiato per DeMar DeRozan), ci riconsegnano una franchigia totalmente stravolta, ma non per questo in fase di ricostruzione. Prima di scommettere il classico soldino contro Popovich, ci penserei sempre due volte. I Rockets hanno aggiunto alla propria faretra la freccia Melo (questa metafora non calza perfettamente, ci scusiamo), i Warriors, Boogie Cousins.

Le cose da dire meriterebbero svariati articoli, ma per questioni di tempo e spazio abbiamo deciso di fare un articolo marzulliano, che ben poco vi aiuterà a schiarirvi le idee. Ci siamo fatti delle domande, e ci siamo dati delle risposte sui mesi che ci attendono. Questo è quello che ne è venuto fuori.

 

Quale dei trasferimenti estivi ti ha sorpreso maggiormente e perché?

Sciabo: Detto che quello di LeBron James ai Lakers era abbastanza preventivabile tenendo conto soprattutto dei suoi interessi extra campo legati alla città di Los Angeles, sono rimasto davvero colpito da come Toronto abbia inserito DeRozan nella trade per Leonard. Questa non è una critica alla trade in quanto per me quando hai l’opportunità di mettere le mani su un giocatore come Kawhi non devi guardare in faccia a nessuno, tuttavia impacchettare così un giocatore franchigia, che rappresentava l’immagine dei Raptors da tutta la sua carriera e che aveva sposato pienamente lo spirito canadese, mi ha colto veramente di sorpresa.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, mi aspetto di vedere il disappunto che ha provato lui stesso tramutato in quarantelli a ripetizione: occhi puntati su di un DeMar arrabbiato e con voglia di dimostrare al mondo tutta la sua rabbia, aspettatevi statistiche memorabili.

Nanni: In attesa di capire come si evolverà la situazione Butler, sicuramente i trasferimenti più chiacchierati sono stati quello di Lebron James ai Lakers e quello di Leonard ai Raptors. Se il primo era una storia già scritta, il secondo è stato il più sorprendente. Più che altro sono curioso di vedere l’impatto che avrà un grande attaccante come DeRozan nel sistema di Pop, e di un giocatore come Leonard che ora deve assumersi a tutti gli effetti il ruolo di giocatore franchigia. Se da un lato sono sicuro che il mago Popovich saprà trovare una sistemazione a DeRozan, dall’altro sono curioso di come Nick Nurse alla prima esperienza NBA gestirà un ottimo roster che negli ultimi anni ha raggiunto le finali di conference, ma non ha ancora del tutto convinto.

Dani: Personalmente questa estate sono rimasto particolarmente colpito dai trasferimenti di Cousins ai Golden State Warriors e da quello di Leonard ai Toronto Raptors, tuttavia, il trasferimento che più mi ha sorpreso ed intrigato è stato sicuramente quello di Dwight Howard ai Washington Wizards in una trade con Gortat. Il giocatore polacco, è sicuramente più limitato in termini di talento rispetto ad Howard ma ha sempre dato molto e reso abbastanza bene in quel di Washington. Sono veramente curioso di vedere se questa potrà essere davvero la dimensione adatta per poter rivedere sul parquet il giocatore dominante visto agli Orlando Magic. O se sarà l’ennesimo buco nell’acqua nella carriera di un giocatore che avrebbe potuto cambiare per sempre l’NBA.

Luca: Il colpo dell’estate è per forza di cose l’approdo del Re a Los Angeles. Sicuramente c’era la sensazione che il ciclo di Lebron a Cleveland fosse giunto al termine, oltre al fatto che ben prima dell’inizio vero e proprio della Free Agency ormai tutti davano per fatto il passaggio in gialloviola. Ma l’arrivo di James ai Lakers non può passare come banale: parliamo del giocatore più forte e determinante al mondo su un campo di pallacanestro. La scelta della squadra poi è singolare: rispetto a Miami, stavolta Lebron non lascia “casa” per raggiungere altre stelle e tentare l’assalto al titolo. Qui c’è di più, voler creare da zero una nuova situazione a propria immagine e somiglianza, con indosso una canotta storica, prestigiosa e pesante. L’impresa è ancora più ardua.

Nash: Ok, LeBron e DeRozan li abbiamo sviscerati abbastanza. Io sono rimasto certamente colpito dalla situazione Houston Rockets. I Rockets (che, ricordiamolo, si sono giocati una gara 7 contro questi Warriors) hanno visto partire Ariza, uno dei migliori difensori e uno dei giocatori più funzionali al sistema di gioco visto quest’anno, per Carmelo Anthony. A me più che rinforzo pare una mossa disperata. Mi ritengo un fan di Melo (perlomeno rispetto alla valanga di insulti che ormai si prende da un paio d’anni a questa parte), ma il panterone ex Knicks pare ormai un giocatore non in grado di reggere il ritmo agli altissimi livelli a cui questi Rockets vogliono competere.

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Quali squadre che seguirai con maggiore interesse?

Sciabo: ovviamente i Lakers per vedere come si amalgameranno LeBron, un core giovane tra i più interessanti della lega e una second unit formata da alcuni dei più grandi protagonisti di Shaqtin a Fool di tutti i tempi. Esclusi loro, le squadre davvero imperdibili su cui sintonizzare perennemente il League Pass per me sono principalmente due: Dallas Mavericks e Philadelphia 76ers.
I Mavs per Luka Doncic ma non solo, per vedere una squadra profondamente rinnovata e con il mix giusto di gioventù ed esperienza, che promette highlights a ripetizione e partite estremamente combattute contro chiunque.
Phila invece per ammirare l’ascesa di Ben Simmons, sperare di vederlo tirare con la mano giusta e da lontano, ma soprattutto per Embiid. Joelone è quel classico giocatore che merita una cam dedicata fissa su di lui anche quando è in panchina, in tribuna, a casa ed ovunque vada (il suo account Instagram aiuta molto in questo caso) in quanto in ogni momento può regalare una giocata insensata, una battuta incredibile o del trash talking 2.0 di assoluto livello. Se poi anche Fultz dovesse aver ritrovato il suo tiro, i giochi in campo potrebbero diventare davvero poetici.

Nanni: Milwuakee Bucks semplicemente per 2 motivi. Aspetto con ansia (e non credo di essere l’unico) l’esplosione definitiva del greco Giannis Antekoutompo. Adesso che c’è il trono di re dell’Est vacante può davvero essere il suo anno. Il secondo motivo è che sono un fan di Mike Budenholzer. Il suo impatto con un roster giovane può dare quell’energia e quell’esperienza che manca alla squadra. Infine, il suo lavoro difensivo sarà fondamentale per innalzare ulteriormente il livello dei Bucks.  

Dani: Sicuramente Boston. Dopo una stagione folle come quella vissuta l’anno scorso dai Celtics, il minimo, è attendersi qualcosa di altrettanto incredibile quest’anno. Sono veramente incuriosito dal Roster tanto giovane quanto profondo e talentuoso di Boston che, la scorsa annata, è stata però massacrata fin da inizio stagione dagli infortuni. Se Kyrie e compagni riusciranno a rimanere integri fisicamente e ad esprimere il gioco espresso l’anno scorso. E se Tatum e Brown dovessero continuare il loro processo di maturazione cestistica. Potremmo trovarci davanti ad una delle possibili contender per il Titolo NBA.

Luca: i Lakers ovviamente avranno tutti gli occhi addosso in questa stagione. L’ennesima sfida lanciata al mondo da James, per dimostrare cosa sia in grado di fare. Sarà interessante soprattutto vedere come si comporteranno in campo: a differenza delle passate esperienze, James non si trova a dover condividere il parquet con altri All-Star, con il rischio concreto che possa venire impossessato dallo spirito dell’ultimo Kobe, mangiapalloni estremo per necessità. Dall’altro lato coach Walton vuole sempre un maggiore coinvolgimento di tutti i propri interpreti, e se alcuni dei giovani prospetti riusciranno a fare il salto di qualità grazie ai consigli di Lebron, questi Lakers potrebbero divertire. La vera incognita della stagione è rappresentata da questa squadra: o sarà trionfo o flop esagerato, senza vie di mezzo.
Dal punto di vista personale l’occhio cadrà sempre sui Pistons, chiamati all’ennesimo anno della definitiva consacrazione. L’est si mostra ogni anno più equilibrato e mancare i playoff anche in questa stagione sarebbe un segnale veramente pessimo.

Nash: quest’anno c’è tanta carne al fuoco. Innanzitutto sarà l’ultimo giro di walzer di Dwyane Wade, uno dei giocatori che amo di più da sempre. Con l’anno nuovo sarà molto interessante capire come i Warriors inseriranno Cousins, non proprio il giocatore ideale per il sistema di quelli della Baia. La stessa cosa vale per Melo, come ho già detto prima, ma convincetelo a fare il sesto uomo, e io giuro che faccio il League Pass (facciamo un patto, Mike, ti do la mia parola). Detto questo, io voglio vedere i Celtics al completo.

Il supporting cast dei Lakers è una collezione di giocatori cult come raramente si è visto nella storia della NBA (McGee, Beasley, Stephenson, Rondo).

Chi di loro potrà avere il migliore impatto concreto sulla squadra e non essere solo una inesauribile fonte di meme?

Sciabo: Premettendo che sono da sempre un suo grande fan, credo realisticamente che il contributo più concreto e prezioso in termini di vittorie a fine anno potrebbe darlo McGee. Questo perché Javale è il giocatore perfetto per tagliare a canestro dopo un pick n’roll con il Prescelto, con Lonzo o a beneficiare delle invenzioni di Rondo. In più non guasta di certo il fatto che abbia vinto gli ultimi due titoli e con un ruolo concreto nelle rotazioni degli Warriors, con cui si è guadagnato il rispetto di tutti e può portare la sua recente esperienza vincente al servizio dei giovani Lakers. Da non sottovalutare anche l’importanza dello stesso Rondo, soprattutto in qualità di mentore per Ball più che per l’effettivo rendimento in campo.

Dani: Voglio andare un pò controcorrente rispetto a quelle che sono le opinioni di molti e dire Beasley. Ha sicuramente dimostrato in più di un’occasione di essere l’esempio perfetto di genio e sregolatezza. Essere al servizio di Lebron James non potrà che far bene dal punto di vista caratteriale a Beasley che, se concentrato e inquadrato può essere fonte di molti punti e godere degli assist del Re. Sicuramente anche McGee fornirà un grande apporto alla causa Lakers con rimbalzi, protezione del ferro e punti generati dal Pick and Roll.

Nanni: Sono tutti giocatori che non hanno fatto della costanza un’arte. I loro continui alti e bassi non gli hanno permesso di esprimere al meglio il loro potenziale. Scelgo Rondo perché lo ritengo un’ottima pedina quando c’è un mentore che lo guida e gli consiglia cosa fare. Fu così a Boston con Garnett e Pierce che erano i leader della squadra e spero sia così a Los Angeles. James ha sempre tirato fuori il meglio dai propri compagni e Rondo ha sempre dato tutto per la squadra.

Luca: Difficile dire chi potrà ergersi alle spalle del Re come secondo violino. Più probabile che il contributo maggiore arrivi dai giovani in rampa di lancio, anche perchè come già sottolineato tutti questi giocatori non hanno mai dato in carriera un contributo di primissimo piano. L’unico è stato Rondo come mente dei Celtics campioni del 2008, ma a 10 anni di distanza l’ex play tra le altre di New Orleans pare essere sul viale del tramonto. Inoltre nella posizione di playmaker sicuramente i Lakers daranno più spazio possibile a Lonzo Ball. Dall’altro lato Lebron ha sempre tirato fuori il meglio dai propri compagni, migliorandoli e responsabilizzandoli come visto nelle ultime edizioni di Cleveland. Chissà che anche qui possa trovare il proprio JR Smith.

Nash: Dico Rajon Rondo e non ci devo nemmeno pensare. È una testa calda, ma pochissimi come lui sono in grado di cliccare il pulsante quando arrivano i playoff, e diventare un giocatore decisivo. Inoltre, è lì anche per trasmettere questa cosa a Lonzo Ball. Secondo me sarà quello che darà il contributo maggiore. Rimango comunque dell’idea che per tutti questi veterani questo è un anno di “prova”. LeBron sa bene che quest’anno non ha nessuna possibilità concreta di vincere, e testerà per bene tutti quanti per capire chi sarà degno di proseguire la corsa l’anno prossimo, quando tutti questi contratti di un anno scadranno e si potrà fare l’assalto a un free agent di grosso calibro.

Quale squadra tra quelle che ultimamente navigava spesso nei bassifondi delle classifiche, quest’anno pensi possa fare il maggiore salto di qualità in termini di vittorie totali?

Sciabo: Per qualità del roster e degli innesti estivi direi sicuramente Phoenix, che con Booker, Ayton, Ariza e l’ultimo arrivato Jamal Crawford può dirsi veramente migliorata. Tuttavia il problema dei Suns è che l’Arizona viene considerata ad ovest, il che significa per forza di cose non poter ambire a molto più che un paio di posizioni di miglioramento.
Chi invece può passare dalla lottery ai playoff, sfruttando la debolezza della propria conference, è Chicago: si tratta di un roster giovane, con giocatori dalle cartelle cliniche preoccupanti come Jabari Parker e Zach Lavine, che tuttavia con un po’ di fortuna potrebbe trovare la quadratura del cerchio e risultare un cliente scomodo ad Est. Discorso simile si potrebbe fare anche per Brooklyn, mentre sarei meno sorpreso da una eventuale buona stagione degli Hornets.

Dani: Non sarei per nulla sorpreso se quest’anno la squadra rivelazione fosse una fra i Phoenix Suns e i New York Knicks.
Con gli innesti di giovani promettenti come Kevin Knox e Allonzo Trier (che in Pre season si è dimostrato una vera e propria “Steal of the Draft” ) e avendo alleggerito la squadra dalla presenza di un’entità cestistica quale Joakim Noah, New York potrebbe rilanciarsi e sfornare più di qualche prestazione di livello. Ovviamente il tutto passerà per le sapienti mani di Porzingis che dovrà mettere in campo tutto il suo talento stando però ben alla larga dalle infermerie.
Discorso simile va fatto per Phoenix che reduce dalla stagione fallimentare dello scorso anno può vantare Booker e Ayton (visti da molti addetti ai lavori Nba come i nuovi Kobe e Shaq (paragoni abbastanza pesanti) e un nuovo supporting cast di buonissimo livello con Ariza e l’ultimo arrivato Jamal Crawford.
Sicuramente i Suns faranno una stagione decisamente migliore dello scorso anno.

Nanni: Dico Lakers. Lebron James farà fare un salto di qualità alla squadra e il record passerà in positivo. Ma ricordiamo che ad Ovest questo non è abbastanza. L’anno scorso Denver è rimasta fuori dalla corsa playoff nonostante una percentuale di vittorie del 56.1%. Ad Est dico Detroit. La guida di Casey può far maturare la squadra guidati dai lunghi Griffin-Drummond, anche se la direzione della NBA odierna è un’altra.

Luca: Detto che di Suns e Lakers si è già sviscerato a lungo (giustamente), altre due squadre chiamate al salto di qualità sono i Mavericks e i Pistons. Dallas attende con ansia l’esordio di Doncic, che dopo aver dominato in lungo e in largo da ragazzino il vecchio continente è chiamato a confrontarsi con il gradino più alto della scala del basket mondiale. Al fianco del rookie sloveno ci sono anche altri nuovi volti in Texas, primo fra tutti DeAndre Jordan. Inoltre Nowitski vorrà concludere una carriera da leggenda con una cavalcata più dignitosa rispetto all’anonima stagione precedente.
Nell’altra costa i Pistons dovranno dimostrare l’utilità dei sacrifici fatti per arrivare a Griffin, con due All-Star sotto canestro che non hanno eguali per caratteristiche. Dopo la deludente era Van Gundy, spetta al coach of the year 2018 Casey riportare Detroit ai playoff.

Nash: Come accennato da Sciabo, dico i Dallas Mavericks. Sono da sempre un grande estimatore di Rick Carlisle, e sono proprio curioso di capire cosa ne farà di un talento come Doncic. Poi ci sarebbero i T-Wolves, chiamati a un salto di qualità, ma che per ora sono soltanto saltati sulle montagne russe della vicenda Butler (ultime notizie, pare che esordirà in maglia Minnesota. Io ho perso il conto delle dichiarazioni opposte che sono venute fuori in questi giorni). Se la situazione spogliatoio si stabilizza, il livello di talento di quella squadra rimane comunque notevole. Ma è pur sempre un grosso “se”.

 

 

Niccolò Battolla

Alessandro Sciaboni

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