Cookie Policy

Uno spettro si aggira nel mondo dell’arte contemporanea: è il Neo-Manierismo

by • 23 Ottobre 2013 • CharleyComments (0)5326

 

 

 

 

È  stato davvero sorprendente leggere lo scorso 12 Ottobre dalle colonne del New York Magazine un articolo di Jerry Saltz dal sapore vagamente antisistema Un classico Manierista - Parmigianino - La conversione di San Paolo (1527)(lo potete trovare qui): sorprendente perché lui, il sistema lo conosce bene per davvero. Per chi non sapesse di chi sto parlando, Jerry Saltz è una delle penne più brillanti del giornalismo artistico d’oltre oceano, e da oltre vent’anni scrive di arte contemporanea, dapprima per il Village Voice, poi, da qualche anno a questa parte, per il sopracitato NY Mag. Il suo articolo si apre così: “Call it Neo-Mannerism”, e proseguendo delinea una sorta di j’accuse alle nuove generazioni di artisti, definiti dallo stesso Saltz Neo-manieristi.

E’ divertente notare come il termine maniera (e poi manierismo) si è trasformato nel tempo. Il Vasari riteneva la maniera l’apice intellettuale dell’opera d’arte, poiché superavAlbert Oehlena la natura. Laddove i maestri della generazione precedente (Leonardo, Raffaello, Perugino, Bellini) erano riusciti a codificare le regole su cui si basa l’imitazione della natura, gli artisti a lui contemporanei, che ben conoscevano queste regole, seppero piegarle a loro piacimento superando la natura stessa. E in questo stava la perfezione della Christopher Woolmaniera per il Vasari. Nel settecento poi, attraverso soprattutto l’influenza dello storico e filosofo Jacob Burckhardt, con manierismo si intese quel filone di artisti che avevano smesso di prendere a modello la natura (cosa estremamente biasimata nel settecento illuminista) ispirandosi esclusivamente alla “maniera” dei tre più grandi maestri del passato (Leonardo, Raffaello, Michelangelo). La definizione perse così la connotazione positiva di Vasari per riemergere come indicazione di ciò che è sterile ripetizione di forme altrui.Gedy Sibony - Who Attracts All That is Named (2010)

Questa digressione filologica per dire che la nuova arte contemporanea, quella giovane, quella che si trova nel Lower East Side o a Bushwick a New York come nel quartiere ebraico a  Berlino o nell’East London, secondo il giornalista americano sta diventando noiosa, autoreferenziale, piena di cliché. I neo-manieristi, senza un briciolNico Vascellari - Untitled (layers), 2010, collageo di idea, sono, per farla breve, dei copioni.

Saltz incalza affermando che queste nuove leve cercano di autorappresentarsi essi stessi come post-modernisti. Come diceva un personaggio di Ecce bombo, “fanno finta”. Fanno finta di essere post-modernisti, ovvero si ispirano (eccessivamente, al punto di copiarli bellamente) ai vari Albert Oehlen, Christopher WoolNico Vascellari, Micheal Krebber, Wade Guyton, Martin Kippenberger, Richard Prince, ovvero l’ultima avanguardia pittorica che ha saputo invecchiare brillantemente (il fatto che i più giovani prendano a man bassa dalle loro opere ne è una prova). Basta guardare un quadro di Albert Oehlen, o di Christopher Wool per capire quanto questi artistJohn Baldessarii hanno a dir poco influenzato il gusto degli ultimi 20 anni.

Ma non è solo crisi della pittura: per Saltz anche le installazioni più recenti mostrano una totale mancanza di estro, di novità: l’utilizzo di materiali di recupero tra i più svariati, oggi, nel 2013, come nelle prime e rivoluzionarie installazioni di fine anni 60 e anni 70, risulta semplicemente antistorico, e questo perché il riproporre pedantemente la stessa cosa quando il mondo cambia, è inattuale. Saltz non risparmia nemmeno gli (odiosi) collage tanto diGiacomo Balla in versione divisionista moda nelle ultime due decadi, così maliziosi e up-to-date nel loro saper abbinare immagini tra le più varie, ma sempre le solite: ritagli da riviste di arredamento, proteste anni 60, territori inesplorati, porno, opere d’arte classica, architetture moderniste, pop culture generica. Sempre diversi, sempre uguali a se stessi. Per fare un esempio, giovani artisti come Nico Vascellari (artista molto cool della ancora più cool galleria Monitor di Roma) o la francese Flore Kunst, sembrano avere troppo in comune. E sembrano che entrambi debbano ringraziarGiacomo Balla futurballae molto, moltissimo, un certo John Baldessari.

Ma se l’arte dei giovani artisti contemporanei non parla dell’oggi, di che parla? Parla una lingua che risulta ancora molto di moda, che funziona, e che gli artisti perpetrano forse perché non hanno molto altro da dire. E fino a quando c’è un sistCarlo Carrà - Funerali dell'anarchico Galliema fatto di scuole che li promuovono (basta avere un Master in Fine Arts per essere ritenuti artisti di livello? A vedere le gallerie al giorno d’oggi pare di si), di gallerie che li esaltano (per l’appunto), e di fiere che li consacrano (finché la moda resiste), difficile davvero è capire come risolvereCarlo Carrà metafisico il problema.

Ma è davvero un problema? Un secolo fa un artista come Giacomo Balla passava brillantemente dal divisionismo al filone futurista (firmando le tele Futurballa); Carlo Carrà similmente passo dal futurismo alla metafisica di De Chirico nel giro di nemmeno una decina di anni. Quasi contemporaneamente in Francia tra Braque e Picasso non si sa bene chi copiasse di più l’uno dall’altro (ed entrambi da Cezanne). EppuGiorgio De Chiricore, tutti questi grandi artisti hanno fatto opere meravigliose.

Ecco perché non riesco a difendere completamente l’invettiva di Saltz, anche se il campanello d’allarme risuona forte e chiaro: c’è tanta ordinarietà, tanta prevedibilità, tanta imitazione, e tanta “arte” che viene venduta nelle bancarelle per strada a cifre modiche e che risulta qualitativamente molto similare a quella appesa alle pareti delle gallerie più prestigiose: questo per infrangere ancora una volta, se possibile, il dogma della qualità (tecnica e/o dei mGeorges Braqueateriali) di un’opera esposta in galleria. Lo stesso Banksy molto recentemente a New York ha giocato su questo fatto vendendo le sue opere (che valgono decine di migliaia di dollari) in una bancarella. Il mio pensiero vuole che l’opera di Bansky sia davvero robaglia da mercatino antagonista,  ma l’opinione pubblica sembra pensarla diversamente. Pablo Picasso

Al netto di tutto ciò, quello che spaventa Saltz è la mancanza propulsiva nelle nuove generazioni di saper innovare; di più, sembra non ci sia nemmeno la forza di provarci. Tutti questi artisti tanto amati dai magazine glamour e dagli ambienti hype, ma ben lungi dal poter anche solo lontanamente indicare una nuova prospettiva artistica, ci pongono un dubbio disarmante: se l’arte è così estremamente soggettiva, se chiunque, da ogni angolo del mondo, è in grado di fare arte con i mezzi più disparati, e se questa arte può raggiungere l’animo di qualunque essere umano con tutte le differenze culturali, storiche, geografiche e di tradizione possibili, come mai tutte queste opere si assomigliano così tanto?

 

 

Pieralvise Garetti

 

©2013 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

 

 

 

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy