Cookie Policy

Va tutto bene / Un lavoro vero – Alberto Madrigal (Bao Publishing)

by • 11 Aprile 2016 • ConcretaBookComments (0)1410

coverViviamo in un mondo complicato, o per lo meno lo percepiamo come tale. Negli ultimi mesi sono stato indaffarato con la stesura della tesi di laurea che mi avrebbe portato, di lì a poco, a chiudere un percorso iniziato anni fa e ad aprirne uno nuovo. Ma quale strada percorrere? Questa domanda, che può sembrare autoreferenziale, ha in realtà molto a che fare con i due fumetti di cui vi voglio parlare oggi. Perché non si tratta solo di capire quale strada si intende percorrere ma, mai come ora, anche di intuire quali percorsi siano ancora agibili e quali siano invece impraticabili, sbarrati da erbacce e a pericolo frana.

va tutto bene 2Nei ritagli di tempo tra le correzioni ad un capitolo e la sgrossatura di un altro mi sono capitati per le mani i due volumi di Alberto Madrigal, pubblicati da Bao rispettivamente nel 2013 e nel 2015, che avevo acquistato qualche mese fa. Ne sono rimasto sorpreso. Ho letto Un lavoro vero e Va tutto bene praticamente d’un fiato, senza soste (aiutato anche dal formato da questo punto di vista permissivo) e, per un motivo o per l’altro, non ho potuto che calarmi nella storia in prima persona ed in qualche modo sentirmi direttamente coinvolto. Nei suoi due lavori Madrigal racconta di una generazione allo sbando, che lotta per trovare il proprio posto in una società riluttante.

va tutto bene 3Il focus è centrato sulla difficoltà di conciliare i propri sogni lavorativi con la situazione economica che non concede il lusso della stabilità e che costringe costantemente al compromesso. In Va tutto bene, in particolare, sono addirittura i giovani stessi (quantomeno alcuni) ad esser refrattari a chi insegue i propri desideri, a chi sceglie di rischiare nonostante le condizioni avverse e poco tolleranti agli azzardi. È la stessa generazione che subisce le pressioni di un mondo che non vuole accettare i suoi desideri e le proprie necessità ad essersi ormai rassegnata, quasi assuefatta, alla situazione. E chi non accetta (o almeno non lo fa di buon grado) il compromesso è un amico da proteggere da sé stesso e dalle sue “idee pericolose”.

va tutto bene 4Sullo sfondo del precariato e del “lavoro vero” (che qui assurge a totem del compromesso, rinuncia totale alle proprie ambizioni in favore di una forse illusoria stabilità), troppo spesso definiti come opportunità per combattere la noia della routine, Madrigal dipinge le vite dei suoi protagonisti senza vittimismi né pietismi. I (meravigliosi) colori sono tenui così come il respiro della narrazione che scorre pacato tra una vignetta e la successiva lasciandosi andare di tanto in tanto a silenziosi piani sequenza di scorci cittadini. Il montaggio prosegue senza fretta né ansia e si prende il suo tempo: d’altro canto non si sta raccontando di un dramma improvviso, di una “crisi” per usare un termine caro al fumetto supereroistico, ma si osserva una situazione scomoda con la quale si convive giorno per giorno.

un lavoro vero 3Ho molto apprezzato entrambi i volumi che, forse per la lettura ravvicinata o forse per il retrogusto generale, non riesco bene a scindere l’uno dall’altro, come fossero due diversi punti di vista di una stessa immagine. Alberto Madrigal dimostra una grande sensibilità nel descrivere la situazione di precarietà di una generazione prendendone in un certo senso le parti ma senza calcare la mano per estremizzarne le argomentazioni. Ed in definitiva di argomentazioni non ce ne sono: Un lavoro vero e Va tutto bene non sono dei saggi atti a dimostrare una tesi, quanto degli spaccati di vita leggeri ma mai frivoli.

un lavoro vero 6L’unico dubbio è cosa resterà di questi racconti quando, magari tra una decina d’anni, questa “situazione” si sarà (sperabilmente) risolta e le nuove generazioni saranno finalmente di nuovo proprietarie del proprio destino e dei propri sogni. In altre parole: quanto la fruizione di queste opere è subordinata a questo preciso momento storico, a questo preciso contesto?

La risposta chiaramente non è ovvia, tanto più che non è mica detto che negli anni a venire tutto torni alla normalità. Quello che è certo è che per ora le opere di Madrigal sono da tener d’occhio, da leggere tuffandosi nelle tinte tenui di una Berlino che è un po’ il simbolo di questa generazione “alla ricerca”, da fruire lasciandosi trasportare dalla loro velata malinconia mai priva, va detto, di un raggio di speranza.

Matteo Gaspari

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy