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Vedrai che torna. Debutta al Teatro Storchi “Istruzioni per non morire in pace”

by • 9 Gennaio 2016 • QuartaPareteComments (0)1174

 

 

Sì, lo so: lo spettacolo è in tre serate, e ho visto solo la prima. Si tratta di una trilogia, anzi: di un triduo spettacolare, una tre giorni di occasioni per rovistare nelle memorie del/sul primo conflitto mondiale. Sobrietà comunicativa e amore per la visione d’insieme imporrebbero di trattenere tutte le righe che seguono per rivederci domenica pomeriggio, dopo la fine della terza parte di “Istruzioni per non morire in pace” che proprio ieri sera ha debuttato al Teatro Storchi. Oppure di aspettare la fine delle repliche, il 17 gennaio, arricchendo magari la visione con uno dei numerosi laboratori legati allo spettacolo. Invece…

istruzioni per non morire in pace foto di luca del pia (5)ELEMENTI INSTABILI DI UNA TAVOLA APERIODICA

CHI?

Lo chiamerò il Gruppo, per questa volta. Nel cercare i responsabili di queste “Istruzioni” è abbastanza inadeguato citare questo o quest’altro, ruoli e posizioni, autorevolezza e specializzazioni. Oltre a occupare metà articolo, non darebbe conto della responsabilità collettiva e della complessità d’intenti di questo triduo, partito da lontano, cresciuto in un progetto (Carissimi Padri) via via arricchito di tappe magnifiche e progressive (letture, lezioni, irruzioni e molto altro). Quindi scriverò di questo spettacolo senza (quasi) fare nomi e cognomi, come quelli della Corale Spilambertese che con due brani ha introdotto la serata. E ora, iamme ià, si comincia.

TRE

Sono tutti in fila per tre gli elementi/segni/fenomeni di questo spettacolo, aggettante ognuno una triplice ombra/sagoma/aura. Tutto deve infatti fare i conti con: la Storia, le storie, una storia (e i relativi Personaggi, ruoli, persone). “Una storia” è una famiglia, quella dei Gottardi, inquadrati nel tempo, nello spazio e nelle sorti della discendenza. I destini dei quattro giovani Gottardi ci portano in giro per tutta Europa in paesi e ambienti diversi (artistici, ecclesiastici, burocratici): una famiglia campione più che esemplare, ovvero un pretesto per raccontare tutti, ma aggrappandosi all’odore delle stoviglie e delle lenzuola di casa.

PANTA REI, PARODIA

La parodia regna. Lo spettacolo vive sulle spalle, ben robuste, di un enorme corpus di citazioni e riferimenti culturali, esplicitati o no. Tutto (un testo, un dato statistico, un pettegolezzo politico, un titolo in prima pagina, una lettera più o meno privata) può farsi fonte non solo di informazioni, ma anche di suggestioni e sfumature, così come delle scelte estetiche che guidano la rappresentazione. K. Kraus e il teatro epico, T. Mann e il varietà, B. Brecht e le avanguardie: sono solo alcune, tra le più evidenti, attrazioni di questo circo operettistico allestito dal Gruppo.

CHE STORIA!

Torna sempre, lei, ma come le pare. Avrà una bella età, ma non è poi mica sempre uguale a se stessa, la Storia; se capisci come cambia (potresti trovare trincee sotto il belletto o banconote nella sua parrucca), forse capisci qualcosa di più su quello che vivi oggi. Questo spettacolo, senza proporre facili parallelismi o proporre equazioni illuminanti sul torbido ante-guerra e il torbidissimo presente, ci aiuta a passeggiare nel passato ragionando sull’adesso.

MAH…PERÒ…istruzioni per non morire in pace foto di luca del pia (3)

“Patrimoni” procede spietato e necessario. Nonostante alcuni, rari, passaggi opachi (per sovraccarico di informazioni o eccesso di allusività) e cedimenti nella dinamica dovuti ai cambi di scena (pesanti tendaggi e complessi ponteggi intralciano un po’ la serata), la consueta verve scenica degli interpreti del Gruppo sostiene il discorso di queste “Istruzioni” con chiarezza ed energia. Lo spettacolo procede secondo una traiettioria zigzagante e una velocità riflessiva (pensa adesso, che dopo è troppo tardi), trascinandoci nella tormenta di episodi che rende tutti noi fiocchi tremanti in balìa della Storia.

EREDITÀ

L’archetipo di riferimento delle “Istruzioni” è il Padre: genitore, maestro, ostacolo, duce, scalino, memoria. Il “cosa succede ora” si confonta con il “cosa ci hanno detto allora”, dando vita a processi (intimi o epocali) che convocano padri e nazioni sul palco, in ribalta o sullo sfondo. Si evidenzia già nel titolo, “Patrimoni”, che dobbiamo farci in conti in tasca, considerando la radice finanziaria della nostra identità europea. A tal proposito (non c’entra con lo spettacolo, ma pare una buona chiosa):

CITAZIONE FINALE

Meravigliosamente bello, infine, sarebbe che il nostro borghese non lasciasse nulla ai figli. Niente. Si godesse tutto, lui insieme con i figli, divertendosi molto perché la vita è breve, stufandosi molto e giocando molto e regalando molto (alla vita, s’intende). In modo che i figli, ricominciando con energia e allegria tutto da capo, dicessero, tra fratelli e sorelle: “Quanto ci siamo divertiti con nostro padre, che persona simpatica e com’era bella la vita con lui”.

Goffredo Parise

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APPENDICE.

EPIGRAFI DI UN PAESE RIDOTTO

(Campionario dei peggiori commenti del pubblico).

 

L’argomentatrice. “Sono bravi, sono belli, sono giovani, recitano, cantano e ballano…cosa vuoi di più?”

Il lontano parente. “Una volta mia cugina ha partecipato a un laboratorio con una di loro… Guardala, e là in prima fila!” (la cugina, non l’attrice)

La mitomane. “Che bravi ragazzi. Li ho seguiti anche negli altri incontri. Tutti. Sempre. Comunque.”

L’aspettatrice. “Se sapevo che erano tre ore e che aveva la maschera per tutto il tempo, Lino me lo guardavo a casa in televisione”. (Velato riferimento a uno del Gruppo.)

Il grande lapsus. “Bravi sono bravi, però mi sono perso alcune cose…cosa c’entrava Freud?”

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Stefano Serri

www.carissimipadri.it

immagini Luca del Pia per concessione ERT

 

 

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