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“ZeroZeroZero” – Roberto Saviano, Feltrinelli 2013

by • 19 Luglio 2016 • ConcretaBook, evidenza, newsComments (0)1834

roberto Saviano ZeroZeroZero copertina“La cocaina genera sangue. Il sangue genera sangue. Non è un modo di dire. La linfa del sangue è il sangue stesso. Numeri e cifre. Solo sangue e denaro”.

Roberto Saviano nasce il 22 settembre 1979 a Napoli, si laurea in filosofia e all’età di 23 anni inizia la carriera giornalistica. Nel 2006 pubblica il bestseller “Gomorra”. Attualmente è tradotto in più di 50 paesi ed ha ricevuto il supporto di personalità importanti come Umberto Eco e Rita Levi Montalcini. Nel 2008 molti premi nobel e scrittori si mobilitano per firmare una petizione per garantire l’incolumità di Saviano evidenziando il suo clamoroso impegno contro la criminalità organizzata.

Nel 2013 pubblica “ZeroZeroZero”, edito da Feltrinelli. L’opera si presenta come un reportage a metà tra il giornalistico e romanzato (“romanzo verità”). Saviano delinea un quadro geopolito del regno della droga, dalle origini in messico con le figure di “El padrino” ed “El chapo”, agli sviluppi in Florida(Miami) fino alle porte dell’europa con conseguenze sociali disastrose.

Come sfondo l’autore non perde quella spiegazione dettagliata delle radici della crisi economica attuale, della realtà economica, di territorio, d’impresa che già era caratteristica dei suoi lavori precedenti e la mescola saggiamente a vicende ordinariamente successe in modo da giustificarne la matrice. Manifesto di questa visione è la metafora dell’elastico:

“Prendi un elastico e comincia a tenderlo. All’inizio non c’è quasi resistenza. Lo allunghi senza difficoltà.roberto saviano Sino a quando raggiungi la massima estensione oltre la quale l’elastico si spezza. L’economia di oggi funziona come l’elastico. Quell’elastico è il comportamento secondo le regole di concorrenza leale e secondo la legge. In principio tutto era facile, oggi siamo vicini al punto di rottura. Ogni nicchia è stata conquistata, ogni bisogno soddisfatto. Le mani che tendono l’elastico si spingono sempre più in là, allargandosi ancora di un millimetro nella speranza che quello sforzo non sia davvero l’ultimo. Tutti i beni sono costretti a sottostare alla regola dell’elastico. Tutti tranne uno. La cocaina. Non esiste mercato al mondo che renda di più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina. La cocaina è un bene rifugio. La cocaina è un bene anticiclico. È un bene che non teme nè la scarsità di risorse nè l’inflazione dei mercati. È l’ultimo bene rimasto che permette l’accomulazione originaria (senza bisogno di un intermediario)”.

Il principale ingrediente nelle foglie di coca, l’alcaloide cocaina, fu isolato in forma pura nel 1844. In Europa tuttavia se ne fece scarso uso fino al 1883, quando un medico dell’esercito tedesco, il Dr. Theodor Aschenbrandt,acquistò una fornitura di cocaina da una ditta farmaceutica di Merck e la inviò ai soldati della Bavaria, durante le manovre d’autunno. Il medico notò che essa produceva dei benefici effetti nella sopportazione della fatica. Ad oggi, però, le cose sono decisamente cambiate.

Per molti la droga, oggi,  è considerata un fatto banale, qualcosa di ordinario che non deve preoccupare più di tanto.

Se il tossicodipendente non dovesse riuscire a controllarsi, compito della società è ridurre il danno, con l’assistenza medica o la comunità. Però la droga si trova ovunque, a scuola, al lavoro, nei locali. Se il tossicodipendente si droga, sono affari suoi. È come se ormai ci fosse un diritto ad abusare della droga, e non c’è più senso di colpa né nella persona né nella società.

È vero, secondo studi scientifici la cocaina aiuta all’inizio, aumenta attenzione e resistenza, rende le associazioni mentali più semplici è dà euforia. Ma non rende più intelligenti, non aiuta la concentrazione e non risolve problemi profondi. Il disagio è un malessere esistenziale, una sorta di inadeguatezza. C’è chi ha paura di non farcela ad arrivare e chi è arrivato ma ha paura di non farcela a rimanere

D’altro canto, attraverso le droghe, l’uomo ha sempre cercato di curare il male, di fuggire gli affanni, le preoccupazioni, la tristezza, di rompere i vincoli della quotidianità. È dalla precarietà dei valori, dallla flessibilità in tutti i campi, dallla perdita di simboli sociali condivisi, dall’incertezza e dalla paura del futuro che le grandi “multinazionali della droga” riescono ad infilarsi in ogni fessura del quotidiano aumentando semprè più il loro impero, rendendo le persone dipendenti.

“Dipendere” significa “essere subordinato ad una condizione”. È questo il cuore dello scritto. Il racconto della coca diventa il racconto universale e infine quello dello scrittore. La dipendenza è “regina” del mondo. Allo stesso tempo una dipendenza dalla cocaina e dalla scrittura (quella spinta interiore che porta al dovere di raccontare e denunciare il mondo per come lo si vede).

 

Luca Chendi

 

 

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